Cuori che non vanno in ferie. Da vent’anni e oltre, mossi dalla gratuità

Maurizio Biella è prossimo alla pensione. Gli manca meno di un mese di attività ed è fatta, dopo un’intensa vita lavorativa da infermiere trascorsa al servizio di varie équipe di cardiochirurgia infantile presso diversi centri ospedalieri italiani, la sala operatoria per seconda casa. Maurizio ha cuore, e sa per esperienza che i cuori possono cambiare. Partendo dal suo.

 

Il suo cuore, a dire il vero, stava colando a picco. È stato rigenerato dall’attività di volontariato in favore dei bambini cardiopatici. Ed è per questo, anzi per questi, che, da circa cinque lustri a questa parte, non utilizza più le ferie per scialare al mare d’estate o ai monti d’inverno, ma per far fiorire nuove primavere in chi, altrimenti, non ce la farebbe neppure a condurre una vita grama, del tutto autunnale.

Le cardiopatie congenite, malformazioni cardiache che necessitano di una correzione chirurgica ventricolare o atriale, sono purtroppo alquanto diffuse: si stima che, nel mondo, ogni anno nasca circa un milione di bambini con difetto cardiaco, e una metà avrebbe bisogno dell’intervento correttivo. Effettuarlo, significa salvare letteralmente la vita ai piccoli, comunque trasformarla completamente.

Accade, però, che circa l’80% dei bambini cardiopatici nasca in territori non provvisti di ospedali e di medici sufficientemente preparati per utilizzare le moderne tecniche di cardiochirurgia pediatrica. Di qui l’organizzazione di team di volontari, medici e infermieri che si recano periodicamente all’estero, in missione umanitaria, per selezionare i casi più gravi su cui intervenire successivamente, secondo programmi annuali di chirurgia infantile.

Ho conosciuto Maurizio Biella in Albania nel corso di una di queste “missioni”, ma, per lui, qualsiasi altro luogo diverso dalla Terra delle Aquile non fa problema, se serve a raggiungere l’obiettivo di salvare quante più vite possibili: “Quando ti lasci plasmare dalla fiamma della speranza, della passione, della solidarietà, il tuo cuore vive nel mondo”.

Così è anche per gli altri medici e paramedici che Maurizio contribuisce a motivare e che operano in cordata come volontari, organizzati da fondazioni come Mission Bambini, che ha sede a Milano e sviluppa il progetto “Cuore di Bimbi” in tutto il mondo, o come Hesperia Bimbi Onlus, che ha sede a Modena ed è particolarmente attiva nella Zadrima albanese, compaginata intorno alla figura dell’ottimo ginecologo Paolo Pisani.

Maurizio fa parte di entrambe le organizzazioni. A volerle contare, supera le sessantacinque “missioni”, di cui una cinquantina svolte in Albania.

Parte prima di tutti, gira i villaggi, scala le zone montagnose del Nord, annuncia l’arrivo imminente dell’équipe medico-infermieristica che lì svolge l’intervento salvifico.

Una processione di umanità nel bisogno si snoda di conseguenza lungo i sentieri che portano a valle, e approda negli ambulatori selezionati per lo screening. Una fiumana di gente per lo più povera ma sempre composta, dignitosa, disposta ad attendere per ore il proprio turno, insieme ai bambini in fasce o desiderosi di sgambettare nel verde circostante, da sottoporre a visita accurata, competente, risolutiva.

E Suela? Che c’entra con il cuore grande di Maurizio?

Suela è la giovane mamma di due bambine graziosissime: Seida e Alma, 13 e 3 anni di bionda vivacità. Proprio quando Suela, di religione islamica, aveva 9 anni – mentre oggi ne ha 34, vale a dire 25 anni fa – è cominciata l’“avventura” di Maurizio in terra albanese, complici due sacerdoti italiani dal cuore e dalle azioni missionarie, don Guglielmo Rigamonti e don Antonio Sciarra: “Fecero in modo che la mia solitudine interiore sfociasse in un vortice di umanità vissuta”, ricorda Maurizio.

Giugno 1996. Neppure sette mesi dopo, Suela, e anche Cristiana, di nemmeno due anni, vengono ricoverate e operate al Niguarda di Milano, grazie alla disponibilità del prof. Pellegrini e del dott. Figini, secondo i progetti sostenuti, anche oltre la vicenda narrata, da alcune Caritas diocesane italiane come quella di Trivento, o da Caritas Albania.

Ora Suela ha necessità di essere rioperata. L’accompagna il senso di responsabilità che la lega amorevolmente alle figlie in crescita, l’aiuto della famiglia d’origine, l’amicizia perdurante di Maurizio.

In questa torrida estate, complice il covid che ha ritardato il programma, sarà il cardiochirurgo Stefano Maria Marianeschi a intervenire. Specialista di fama internazionale, di competenza pari alla sua modestia, il professore è di quelli abituati a lavorare a ritmi intensi e serrati, e a giocarsi sistematicamente le ferie nell’attività gratuita di screening cardiaco, come ho constatato di persona nei villaggi albanesi di Gjader e Pllanë, e nella città di Scutari, mentre altri raccontano di lui in Uzbekistan, Uganda, Cambogia, Camerun, Zambia.

Una carriera in forte ascesa, la sua: Università di Siena, Università Cattolica di Roma, Università della California San Francisco, Università di Stanford ancora in California, Ospedale Bambino Gesù di Roma, per approdare all’Hesperia Hospital di Modena (come assistente cardiochirurgico pediatrico), all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano (come responsabile della cardiochirurgia pediatrica e del congenito adulto), e all’Ospedale 12 Octubre e Ramon y Cajal di Madrid (come chirurgo operatore e istruttore). Successivamente in “discesa” volontaria, precipitevolissima, verso i paesi orientali e i Sud del mondo.

Sulla stessa direttrice Maurizio Biella, che apre e chiude le sue missioni umanitarie, almeno quelle espletate durante le ferie da attività di lavoro, proprio con Suela. Tant’è che mercoledì 26 agosto, quando Suela entrerà in sala operatoria nel Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, Maurizio, che vive e lavora a Modena, sarà al suo fianco. Da infermiere. “Perché l’infermiere è in prima linea comunque: cinico quando serve, umano sempre. Con tanta forza-coraggio-amore. All’unisono con il cuore del sofferente”.

Insomma, che siano piccoli o grandi, maschietti o femminucce, che abbiano la pelle scura o quella chiara, gli occhi grandi e luminosi o socchiusi e a mandorla… l’infermiere Maurizio e il cardiochirurgo Stefano, vedono, nei loro “pazienti”, delle persone da risollevare, a cui infondere coraggio e, possibilmente, un nuovo alito di vita.

Sono umani, capaci di commuoversi, di affaticarsi e di gioire per gli altri in difficoltà; e sono credenti, mi piace aggiungere, e incapaci di discriminare a partire dalla radice religiosa. Il loro Dio, come ha sostenuto e testimoniato don Tonino Bello muovendo da altri versanti d’impegno, “ascolta il gemito dei piccoli, prova compassione e scende a liberarli. È, insomma, un Dio che scende, non è un Dio che sale”. Non un Dio in carriera, ma a servizio dell’umanità in Gesù Cristo.

“Ti percepisco determinato a continuare l’opera anche dopo il pensionamento. Chi ti ne dà la forza?”, chiedo sornione a Maurizio a mo’ di prova del nove.

“Per ora, nonostante le mie miserie, sento il Signore al mio fianco. Continua a elargirmi la sua carezza… E cerco di ricambiare tanta grazia con il poco che faccio”.

Quel “poco” lo fa col cuore, plasmato anche dal gene materno. E pronto a ribadire: “Nessun merito, nessun merito, per carità…”.


FontePhotocredits: Renato Brucoli
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Renato Brucoli
Renato Brucoli (Terlizzi, 1954) è editore e giornalista pubblicista.Attivo in ambito ecclesiale, ha collaborato con don Tonino Bello dirigendo il settimanale d’informazione religiosa della diocesi di Molfetta e il Settore emerge della Caritas, in coincidenza con il primo e secondo esodo dall’Albania in Italia (marzo-agosto 1991) e per alcune microrealizzazioni di ambito sanitario nel “Paese delle Aquile”.Nella sfera civile ha espresso particolare attenzione al mancato sviluppo delle periferie urbane e fondato un’associazione politica di cittadinanza attiva. Ha anche operato nella Murgia barese per la demilitarizzazione del territorio. Autore e curatore di saggi biografici su don Tonino Bello e altre personalità del Novecento pugliese, dirige la collana Alfabeti per le Edizioni Messaggero Padova. Direttore responsabile della rivista Tracce, collabora mensilmente con il periodico La Nuova Città. È addetto stampa per l’associazione Accoglienza Senza Confini Terlizzi che favorisce l’ospitalità di minori bielorussi in Italia nel dopo Chernobyl.L’Università Cattolica del Sacro Cuore, per la quale ha pubblicato una collana di Quaderni a carattere pedagogico sul rapporto adulto-adolescente, gli ha conferito la Medaglia d’oro al merito culturale. L’Ordine dei Giornalisti di Puglia gli ha attribuito il Premio “Michele Campione”: nel 2013 per l’inchiesta sul danno ambientale procurato da un’industria di laterizi; nel 2015 per la narrazione della vicenda umana e sportiva di Luca Mazzone, campione del mondo di paraciclismo.

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