Nel segno della Perla Nera

Otto anni dopo l’umiliazione cocente del Maracanazo, il Brasile diventa campione del mondo, con una squadra di fenomeni, che è entrata di diritto nella storia del calcio, una di quelle formazioni che mandi a memoria, come una litania: Gilmar; Dyalma Santos, Bellini, Orlando, Nilton Santos; Zito, Didi; Garrincha, Vavà, Pelé, Zagalo. Una squadra di fuoriclasse che ha come ala un uccellino mezzo storpio, con una gamba leggermente più lunga dell’altra, che ogni volta manda fuori giri i suoi dirimpettai sulla fascia, Garrincha; a dettare il gioco Didì, un centrocampista con le movenze di un principe – lo chiamano il Principe Etiope – e dalla grande tecnica sopraffina; davanti, insieme a Vavà e al futuro CT della Seleçao Zagallo, un diciassettenne di assoluta classe, che Feola decide di inserire durante il torneo, al posto di Altafini, non proprio un signor nessuno, che ha un’abilità e una tecnica al di sopra della norma e che risponde al nome Edson Arantes do Nascimento, semplicemente Pelé. È cresciuto nella povertà, giocando su un campo di terra battuta e con il desiderio di vincere la Coppa del Mondo, che nel giorno del Maracanazo, promette di portare in patria a suo padre, che ha pianto, come tutti i brasiliani.

Ogni promessa è debito.

La Svezia viene scelta come sede della manifestazione durante i mondiali elvetici e l’alternanza con il Sudamerica non viene pertanto rispettata.

Al Mondiale svedese non ci qualifichiamo. Fatale è la sconfitta di Belfast del 15 gennaio 1958 per 2 a 1. Una Nazionale zeppa di oriundi e povera di talento. L’espulsione di Ghiggia, durante la partita decisiva, è il fotogramma che riassume la nostra caduta.

Si gioca in dodici città. Oltre alle stelle fulgide brasiliane, a dare spessore al torneo ci saranno le presenze del Ragno Nero Lev Jašin, di Just Fontaine, capocannoniere della competizione con 13 reti – record finora ineguagliato – degli svedesi Nils Liedholm, Skoglund e Hamrin, oltre ai tedeschi Rahn, Walter e il giovane Uwe Seeler. Le partecipanti sono sedici e spicca la prima partecipazione dell’Unione Sovietica e di tutta la Gran Bretagna, rappresentata dalle rispettive nazionali. A differenza dell’edizione precedente, tutte le squadre di ogni singolo girone si affrontano tra di loro. Nel gruppo A la Germania Ovest campione del mondo procede l’Irlanda del Nord, che per passare alla fase a eliminazione diretta deve battere 2 a 1 la Cecoslovacchia.

Nel gruppo B la Francia di Fontaine, pur perdendo con i plavi jugoslavi, passa come prima.

Nel gruppo C i padroni di casa della Svezia totalizzano 5 punti e avanzano con il Galles.

Infine, nel gruppo D, il Brasile regola 3 a 0 l’Austria e 2 a 0 l’Unione Sovietica e impatta con gli inglesi, 0 a 0, i quali si renderanno protagonisti di un’ennesima prova opaca. Va detto, tuttavia, che qualche mese prima, il 6 febbraio, l’aereo dello United, di ritorno dalla trasferta di Coppa dei Campioni contro la Stella Rossa di Belgrado, si schianta a Monaco di Baviera, dove l’aeromobile aveva fatto scalo. È la storia che drammaticamente si ripete e che toglie al Manchester United e alla Nazionale alcuni dei giocatori più forti dell’epoca, che costituiscono il gruppo dei Busby Babes.

Nelle partite dei quarti di finale si segnala la roboante vittoria dei transalpini sull’Irlanda del Nord, con la doppietta di Just Fontaine, mentre gli altri match si dimostrano più equilibrati. Al Brasile serve un gol della Perla Nera per eliminare il Galles, mentre il tedesco Rahn regola la Jugoslavia nella rivincita del quarto di finale svizzero. Plavi ancora battuti dalla Germania. L’ultimo quarto si disputa tra Unione Sovietica e Svezia. L’Uccellino, quello svedese, Kurt Hamrin porta avanti la Svezia al 49′, completa poi l’opera Simonsson a due minuti dalla fine. Jašin e compagni tornano a casa.

Le semifinali vedono il successo pirotecnico del Brasile sulla Francia, per 5 a 2. Vavà al 2′ porta avanti il Brasile, raggiunto dal nono gol di Fontaine, sette minuti dopo. Poi il Brasile dilaga con Didì e una tripletta di Pelé. Ad accorciare le distanze ci pensa Piantoni all’82’. Più equilibrata la sfida tra i campioni del mondo della Germania Ovest e la Svezia. Schäfer illude la Mannschaft, che subisce la rimonta scandinava, tutta “italiana”, di Skoglund, Gren e Hamrin. Gli svedesi, dopo il piazzamento del 1950, sfruttano il fattore campo e raggiungono la finale contro il Brasile. Si gioca a Solna, il 29 giugno, di fronte a quasi 50000 spettatori, che spingono i gialli di casa che vanno in vantaggio con il veterano Niels Liedholm, stella e bandiera del Milan, che fa ruggire il Rasonda. Vavà rimedia subito allo svantaggio, dopo il tocco di Pelé, e raddoppia al 32′, questa volta servito da Garrincha. Finale di primo tempo ad appannaggio nel gioco e nel risultato della Seleçao.

Nel secondo tempo il Brasile preme e sale in cattedra Edson Arantes do Nascimento. Al minuto 55 il prodigio: dalla trequarti Pelé riceve un pallone che controlla di petto, supera con un pallonetto Gustavsson e colpisce al volo con un tiro angolato, per quello che sarà il gol più bello del torneo, uno dei più belli di tutta la storia iridata. Zagallo accresce il bottino al 68′. Simonsson dimezza le distanze, ristabilite poi dalla seconda rete di Pelé, futuro re popolar calcistico del popolo brasiliano, e non solo. Finisce 5 a 2, con il pianto del diciassettenne che viene portato in trionfo dai suoi compagni. Brasile campione, per la prima di cinque vittorie, per la Svezia il miglior piazzamento di sempre. Il debito con il passato è stato estinto, nel segno della Perla Nera.

CAPOCANNONIERE : Just Fontaine (FRA) 13 reti.

CLASSIFICA FINALE

  1. BRASILE
  2. SVEZIA
  3. FRANCIA
  4. GERMANIA

FINALE TERZO E QUARTO POSTO:

Francia – Germania 6-3


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