Andriese doc e infermiere strumentista presso una sala operatoria dell’Ospedale di Parma, Vito Colasuonno presenta “Senza Corona” (Quarantena Version), brano musicale che si ascolta al ritmo di emozioni e sensazioni che esortino la gente a non dimenticare, nonostante tutto sembri finito

Ciao Vito. Quando e perché hai deciso di scrivere e incidere il tuo brano “Senza Corona” (Quarantena Version)?

Mi piace far sapere alla gente che non ho “deciso” di scrivere il pezzo, semplicemente è venuto da sé. Ciò che abbiamo vissuto in quest’inverno non ha eguali: tutti noi abbiamo perso qualcosa.

Come si evince dal titolo “Senza Corona” è stata scritta e composta nel periodo di lockdown assieme ad un mio collega, Andrea Spallone. Non c’è stato il bisogno di mettersi a tavolino per far uscire la canzone: paure, sensazioni ed emozioni sono uscite fuori sotto forma di musica.

E la voglia di farla ascoltare agli altri sta proprio nel fatto che vuole essere un’esortazione a non dimenticare. Adesso fortunatamente la situazione si è calmata, però non possiamo far finta di nulla, non possiamo dimenticare.

Quanto è stato complicato fare musica durante il domicilio forzato?

Beh diciamo che per il lavoro che faccio, il domicilio l’ho vissuto di sicuro diversamente rispetto alla maggior parte degli italiani: chiaramente ero “costretto” ad uscire di casa per andare a lavoro e combattere questo virus. Però fare musica d’insieme è stato chiaramente difficile, quasi impossibile: l’unico modo col quale riuscivo a comunicare con la mia band era tramite videocall o con il metodo praticamente ancestrale del nuovo millennio: suonando la mia parte di pianoforte e inviandola tramite audio WhatsApp per farla ascoltare a tutti i membri della band. Ma devo dire che per noi musicisti è stato anche un periodo fertile musicalmente e di grande ispirazione; quindi dai, a modo mio, ho avuto modo di produrre tanta, tanta musica.

Cosa ha lasciato il Covid nelle speranze di un giovane cantautore come te?

Penso che il Covid abbia tolto qualcosa ad ognuno di noi. Ma penso anche sia stato uno stimolo per poter aprirci al prossimo. Come si dice? La speranza è l’ultima a morire! …Ecco, credo fermamente nel fatto che la speranza come anche l’ispirazione per un musicista non possano morire, anzi, ci sarà sempre un motivo per alimentarle.

A chi ti ispiri per i testi e per le note che componi?

Devo dire la verità: questa è stata la prima volta che ho scritto un testo (in collaborazione con Andrea). Da sempre compongo musica e arrangio, ma, diversamente dalle note, non ho mai scritto un testo. Quindi vi lascio immaginare l’ispirazione! (ride, ndr). Onestamente non mi ispiro a nessun artista in particolare, certo, ho i miei gusti musicali, le mie preferenze e influenze, le mie composizioni hanno un certo tipo di “tocco”, ma non mi ispiro a nessuno in particolar modo. Quando compongo immagino sempre il modo in cui un cantante immaginario possa interpretare quello che sto componendo.

Progetti futuri?

Progetti futuri ce ne sono tanti. Progetti compiuti altrettanti e dopo anni (forse troppi) è arrivato il momento di esporli. Ancora un po’ di tempo e, se vi va, avrete modo di scoprirli. Come dicono in tanti “stay tuned!”


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.