Presentiamo il secondo lavoro del progetto PUAH di Alessandro Pagani dal titolo ”Sabato, Domenica e una Studentessa”, un album composto da dieci brani, ognuno dei quali racconta un momento durante il fine settimana di una ragazza inquieta, una studentessa ribelle e diversa dalle altre, alla quale piace poco o niente del mondo in cui vive. Il nuovo disco di PUAH è quasi del tutto strumentale (eccetto la title track cantata da Martina Ciasullo) e richiama alla memoria la bellissima idea del concept album, ovvero quello slancio creativo che tenta di rappresentare musica e immagini senza che l’una prevalga sull’altra, un viaggio sonoro affascinante. A parlarcene è lo stesso Alessandro.

Ciao, Alessandro. Come si colloca il secondo lavoro dal titolo ”Sabato, Domenica e una Studentessa” all’interno del tuo progetto PUAH?

Devo dire che non c’è stato nessun calcolo preventivo, i nuovi brani sono nati così, senza un perché preciso se non la mia ispirazione, e adesso il risultato appare quasi come un seguito naturale dopo l’esordio “Due acca hho” del 2024. Può essere che le atmosfere vagamente oniriche e barocche del primo disco nel nuovo si rafforzino mentre le reminiscenze lo-fi si attenuano, sicuramente in questo nuovo album le mie esperienze musicali danno vita ad un nuovo pensiero sonoro che cavalca la musica brillante dei grandi maestri e compositori italiani degli anni addietro (Rapicavoli, Morricone, Ortolani, Piccioni, Trovajoli, Pisano e tanti altri, forse poco ricordati ma importantissimi per la crescita e l’evoluzione della musica nel nostro paese e non solo). Il nuovo disco di PUAH è quasi del tutto strumentale (eccetto la title track cantata da Martina Ciasullo) e richiama alla memoria la bellissima idea del concept album, ovvero quello slancio creativo che tenta di rappresentare musica e immagini senza che l’una prevalga sull’altra, un viaggio sonoro affascinante al quale spesso ci facevano partecipare, in maniera eccelsa, i sopra menzionati maestri.

Cosa raccontano i dieci brani contenuti nell’album?

Ogni traccia è – proprio il caso di dire – una traccia lasciata da una studentessa anonima durante il proprio fine settimana, che la vede alle prese con dieci momenti preziosi nei quali cerca di ritrovare sé stessa. Si parte dal sogno passando per il risveglio, la piscina, lo shopping, il cinema, il momento di noia, la degustazione di un sushi, la discoteca, il proprio compleanno, fino ad arrivare all’ultimo brano che chiude il disco e racconta, in sintesi, lo stato d’animo della ragazza, disillusa e sconcertata dagli accadimenti e dagli individui che la circondano, ma in ogni caso sempre lucida, reattiva e creativa.

Perché la ragazza vive in maniera inquieta il suo fine settimana, non apprezzando il mondo in cui vive?

Non è proprio così, contrariamente è proprio durante i fine settimana che la studentessa riesce a incontrarsi di nuovo, lontana dalle ipocrisie e dalle brutture del proprio tempo. I fine settimana servono così alla ragazza per metabolizzare tutto ciò che accade durante i giorni passati e nei weekend, anche nei momenti di svago ‘apparenti’, riesamina ciò che succede intorno per capire se qualcosa è cambiato o se il mondo continua ad essere come lei non vuole, cioè sbagliato e contrario ai propri principi. In questo frangente lei osserva, studia, rileva e verifica per poi agire in base alleproprie conoscenze, dettate non soltanto dall’esperienza, ma anche dalle proprie emozioni.

Progetti futuri?

A parte andare in pensione (sono all’ultima curva prima del rettilineo finale), mi piacerebbe trasportare la musica di PUAH in una dimensione ‘live’. A seguire, dopo il successo de “I Punkinari”, il mio ultimo libro edito da Nepturanus, vedrà la luce il seguito, sempre ironico e surreale, dei due ormai ex-calciatori punk invecchiati e sempre seduti su di una panchina, in questo caso non ai bordi di un campo di calcio, ma nel bel mezzo d’un parco cittadino.

Il disco, distribuito in digitale da Audioglobe, uscirà il prossimo il 6 Febbraio prossimo.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.