Close-up Of Murderer Holding A Knife On Blue Studio Wall

«Tre cose sono importanti nella vita umana: la prima è essere gentili, la seconda è essere gentili e la terza è essere gentili»

(Henry James)

«La nebbia agli irti colli piovigginando sale e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar»

(Giosuè Carducci da San Martino)

Son quasi due anni che ho lasciato la scuola, dove vi insegnavo da tempo immemore.

Eppure, è come se fosse passato un secolo, poiché tante sono le cose accadute che mi sembrano come avvolte da una nebbia fitta, in cui faccio fatica a riconoscermi.

Gli ultimi due terribili episodi non sono altro che il tristo coronamento di una discesa rapida e violenta agli inferi, come non avrei mai creduto. E ciò che mi fa sentire la scuola assai distante.

Il primo riguarda il ministro dell’istruzione e merito, il sempre apprezzato Giuseppe Valditara, il quale s’è inventato una nota, inviata alle scuole pubbliche del territorio nazionale, per “censire” gli studenti palestinesi, con obbligo di costante aggiornamento.

Sembra, occhio e croce, una vera e propria schedatura di questi “pericolosi terroristi”, anche perché nella stessa nota non se ne esplicitano le finalità.

Dal ministero hanno ribattuto che si tratta di avere dati per preparare per questi ragazzi l’accoglienza, come fu per gli ucraini, a causa dello scoppio della guerra contro i russi.

Francamente, la toppa appare peggiore del buco poiché la situazione dei palestinesi in conseguenza di quanto accade a Gaza e in Cisgiordania non è fresca di giornata, ma è piuttosto risalente.

Perché al ministero avvertono solo ora l’esigenza di questo singolare “censimento”?

Ma è il secondo episodio quello più devastante, vale a dire l’omicidio di uno studente diciottenne in un istituto professionale ad opera di un suo coetaneo con l’uso di un coltello da cucina.

È accaduto a La Spezia, tranquilla cittadina di mare della Liguria, sede di un’importante base militare della Marina.

I due giovani, entrambi di origine marocchina, ma cittadini italiani, pare che avessero litigato per una foto pubblicata sui social dalla vittima che lo ritraeva insieme ad una giovane donna che l’omicida ha dichiarato essere la sua ragazza.

La lite sarebbe cominciata in bagno e conclusa con la coltellata mortale fuori della porta della classe frequentata dalla vittima.

Il coltello, portato da casa, consentirebbe di ipotizzare, quale capo d’accusa, quello di omicidio premeditato.

Sull’episodio, il ministro competente ha parlato di tragedia per tutto il Paese, mentre quello dei trasporti, nonché leader della Lega, ha scritto su Facebook: “Pazzesco, questo (lo studente colpevole del delitto) era andato a scuola col coltello nello zaino! Siamo già al lavoro per misure ancora più restrittive per chi porta e usa armi, tolleranza sottozero con i violenti di ogni razza e colore”.

L’episodio è davvero scioccante.

Il fatto che sia accaduto in una scuola, in cui i ragazzi dovrebbero imparare la tolleranza e il rispetto verso tutti, in cui dovrebbero sentirsi sicuri e accolti, in cui il dialogo pacifico e riflessivo dovrebbe essere il cibo quotidiano della mente di chiunque attraversa la soglia per entrarvi e seguire le lezioni, o impartirle, rende il fatto decisamente terribile ed inaccettabile.

Non si può accettare che un litigio finisca nel sangue, che uno studente, anziché la penna i libri e i quaderni, rechi con sé un coltellaccio, che amare una ragazza o semplicemente esserle amico preveda il rischio di morte.

Qui le implicazioni che non vanno, e non possono essere accettate, appunto, sono tante, a partire dall’idea che si possa aggredire con brutalità e con l’intento di uccidere un altro essere umano. E che in gioco, come la posta ad un giro di roulette, sia una ragazza, evidentemente considerata un oggetto, sul quale qualcuno abbia una primazia rispetto a un altro, bene da contendersi con la forza.

Qui il problema non è solo quello della repressione, che ci deve essere e pure severa, ma della rieducazione a una visione pacifica e non proprietaria delle relazioni affettivo-amorose.

Ed è inutile che il ministro Salvini parli di “tolleranza sottozero con i violenti di ogni razza e colore”.

Razza e colore, quando si parla di persone umane, sono due termini orrendi che non hanno nulla a che vedere con l’assurda condotta dell’assassino.

Qui si tratta di intraprendere un cammino educativo che deve portare il giovane omicida, ma anche quelli che la pensano come lui, ad una visione del mondo in cui la centralità della persona umana, la sua dignità, il suo rispetto siano la cifra alla base delle relazioni umane. In cui il machismo, l’idea di possesso verso le donne, la forza fisica, lascino il posto alla gentilezza.

E’ un cammino lungo, difficile, specie se si nasce, o si frequentano ambienti, in cui non viene praticata.

Ma bisogna provarci.

A tutti deve essere data una seconda possibilità, figurarsi ad un adolescente, per quanto possa essersi macchiato del più orrendo dei delitti.

Alle istituzioni tocca non solo punire, ma avviare un percorso di incidenza sul territorio affinché andare a scuola non sia pericoloso per i giovani e per chi ci lavora.

E allo stesso tempo tocca gestire l’esistente senza discriminazioni e senza alzare muri di convenienza.

Peraltro, un’ultima riflessione lasciatemela fare: ma com’è possibile che il governo più “securitario” degli ultimi anni, che s’è inventato reati tra i più curiosi, che ha “legge  e ordine” come sue stelle polari (almeno così proclama ai quattro venti) sia quello in cui c’è stato, per la prima volta, credo (accetto ogni smentita verificata!), un omicidio a scuola?