Con concretezza e pragmatismo il Pontefice avanza la proposta di due patti globali, che dovrebbero essere oggetto di definizione ed approvazione da parte delle Nazioni Unite: “uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari; l’altro riguardo ai rifugiati”.

Qual è la posizione della Chiesa sui migranti? Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è intervenuto lunedì 22 u. s. sul tema dei migranti dopo le polemiche suscitate dalla frase infelice del candidato leghista alla presidenza della Regione Lombardia, Attilio Fontana, sulla difesa della razza bianca.

“Bisogna reagire – ha affermato – ad una cultura della paura che, seppure in taluni casi comprensibili, non può mai tradursi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente. Avere dubbi e timori non è peccato- ha ripetuto con le parole di papa Francesco nella Giornata del migrante– ma non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese. Il peccato è che queste paure determinino le nostre risposte”. E cita ancora Bergoglio, il quale, durante un incontro con il corpo diplomatico, si augura che “le difficoltà, che il Paese ha attraversato e le cui conseguenze permangono, non portino a chiusure e preclusioni, ma anzi ad una scoperta di quelle radici che hanno nutrito la ricca storia della nazione e che costituiscono un inestimabile tesoro da offrire al mondo intero”.

Il papa, dunque, riconosce che le paure e i timori nutriti dagli Italiani sono comprensibili, ma allo stesso tempo ribadisce con determinazione che non devono essere elementi paralizzanti nella pratica quotidiana. A tale proposito fa riferimento, in una prospettiva laica, alle nostre tradizioni storiche e culturali, a partire dall’eredità greco-latina, in cui la dignità umana, la tolleranza, l’apertura mentale, il rispetto dell’altro hanno sempre occupato un posto rilevante; ma si richiama soprattutto allo sguardo della fede, capace di accorgersi che tutti facciamo “parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale”. Lo sguardo della fede “saprà scoprire che i migranti non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. (Punto 3 del Messaggio per la 51 Giornata Mondiale della Pace).

Con concretezza e pragmatismo il Pontefice avanza la proposta di due patti globali, che dovrebbero essere oggetto di definizione ed approvazione da parte delle Nazioni Unite: “uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari; l’altro riguardo ai rifugiati. In quanto accordi condivisi a livello globale, questi patti rappresenteranno un quadro di riferimento per proposte politiche e misure pratiche. Per questo è importante che siano ispirati da compassione, lungimiranza e coraggio, in modo da cogliere ogni occasione per far avanzare la costruzione della pace: solo così il necessario realismo della politica internazionale non diventerà una resa al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza”. (Punto 5 del Messaggio per la 51 Giornata Mondiale della Pace).

Importante è la sottolineatura  riguardante le migrazioni “sicure, ordinate e regolari”, migrazioni, cioè, che non comportino rischi di annegamento o pericoli di altro genere. Il Mediterraneo, mare nostrum, è diventato un cimitero senza tombe e senza cipressi: tanti sventurati, dopo aver rinunciato alle proprie radici, senza che lo vogliano, pagano con la vita il miraggio di un futuro migliore; tanti ragazzini e adolescenti arrivano senza genitori e, sfuggendo alla sorveglianza, si disperdono, con la conseguente possibilità di sfruttamento da parte di gente senza scrupolo; tante donne e tanti bambini, alcuni neonati, non sopravvivono ai lunghi viaggi e traversate.

Dal canto nostro talvolta ci indigniamo di fronte a certe scene; talvolta ci commuoviamo, ma molto spesso rimaniamo indifferenti, come se fosse subentrata l’abitudine alla morte tragica.

Il Papa fa appello alla comunità internazionale e all’ONU, ma, anche a livello nazionale, sarebbe necessaria un’inversione di rotta: persino l’accoglienza, che nel Messaggio viene indicata come l’esigenza di ampliare le possibilità di ingresso legale, di non respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze, e di bilanciare la preoccupazione per la sicurezza nazionale con la tutela dei diritti umani fondamentali”, lascia a desiderare. Manca in Italia un piano serio, preciso, articolato, che preveda la rapida individuazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo rispetto agli altri migranti; né l’Europa, divisa su questo tema, riesce a fornire supporto ai paesi più esposti, se non sporadici finanziamenti, che si risolvono in un contentino.  L’unica soluzione, sul piano individuale, è acquisire e consolidare lo sguardo di fede consigliato da Francesco, augurandoci che esso possa essere contagioso e possa soprattutto ispirare quanti, tra i politici e gli aspiranti tali, sono impegnati nell’agone elettorale, affinché non sfruttino la paura degli italiani più indigenti e psicologicamente indifesi per diffondere il veleno della xenofobia e del razzismo.


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Sono Rosa Del Giudice, già docente di italiano e latino presso il Liceo Scientifico "R. Nuzzi" di Andria dal 1969/70 al 1998/99 e, ancor prima, docente di italiano e storia presso l'ITIS "Sen. Jannuzzi" di Andria. Attualmente sono la rappresentante legale del Centro di Orientamento "don Bosco", che dal 1994 è un'Agenzia Educativa molto presente sul territorio andriese in quanto si occupa di temi pedagogici ad ampio spettro, promuovendo ed organizzando, prioritariamente, attività in due ambiti: l'orientamento scolastico nelle ultime classi delle secondarie di 1° grado, finalizzato a ridurre il fenomeno della dispersione; la formazione dei docenti, che la L.107 su "La Buona Scuola" opportunamente considera come obbligatoria, permanente e strutturale. Non lesino il mio contributo all'interno di Associazioni che si battono per il perseguimento del bene comune ed il riconoscimento dei diritti a quanti vivono nelle periferie esistenziali del mondo.