Gli individui al centro delle comunità: per un esistenzialismo demo-libertario

Dal 1979, fino ai giorni odierni, più volte alcune minoranze politiche sensibili ai diritti individuali in movimento, nel disinteresse generalizzato dei più, hanno proposto una regolazione giuridica sul fine-vita. I Tribunali e le Corti ormai da tanto tempo sono attraversati da una serie di casi particolari, in cui il fantasma dell’eutanasia s’aggira per l’Italia. Questo “fantasma” ci mostra, e ci dimostra, sui corpi nonché sulle vite delle persone, il sempre presente bisogno di Stato di diritto: dove   libertas   e   humanitas   si uniscano s’un equilibrio di pesi e contrappesi, in responsabile bilanciamento.

La persistente mancanza legislativa di una disciplina eutanasica adeguata a gestire liberamente ed in consapevolezza il proprio ciclo biologico vitale, all’interno di lunghe, tragiche ed irreversibili condizioni di sopravvivenza, rappresenta un vuoto di tutela. Un vuoto, ed anzi una negazione materiale del diritto a fruire in dignità del proprio diritto ad esser liberi, fino alla fine. Questo diritto è ancora nebuloso, nell’ordinamento italiano, in quanto non legalizzato da un legislatore silente persino davanti ai moniti della Corte costituzionale.

Nel caso Cappato, a tutte e tutti noto, la Corte costituzionale si è espressa con la sentenza numero 242 del 2019. La Corte della costituzionalità delle leggi, rinviando esortativamente al legislatore italiano per una idonea disciplina della materia sul fine-vita, si è pronunciata sulla parziale illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del Codice penale (che tra i vari fatti umani punisce anche il cosiddetto suicidio assistito), appunto “nella parte in cui non esclude la punibilità di chi” in presenza di alcuni presupposti “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche”, che la medesima persona, direttamente interessata, pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, reputa intollerabili, “sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”.

In questi giorni torridi dell’estate 2021, attivisti e cittadini stanno raccogliendo firme per utilizzare lo strumento di democrazia diretta del referendum sulla questione eutanasica.

La via referendaria tenta di solcare la coscienza di un Paese ormai voglioso di cambiamenti demo-libertari, come l’Italia, per affrontare la questione della legalizzazione dell’eutanasia in modo condiviso, negli spazi del divenire storico della civitas. Un esistenzialismo civile si respira, una volontà libertaria e responsabilista al contempo si palpa, parlando tra le giovani generazioni.

Da pochissimo è stato apportato il cosiddetto emendamento Magi all’ultimo D.L. Semplificazioni, che apre la strada alla pratica digitale della raccolta firme a scopi referendari. Un bel passo in avanti che l’Onu ha auspicato già da tempo, e che i Radicali volevano da ancor più tempo. Gli strumenti telematici potranno essere già utilizzati per l’attuale campagna promotrice del referendum “Eutanasia Legale”, promossa e fortemente sostenuta dall’Associazione Luca Coscioni.

Un referendum, con le sue ottiche trancianti basate sulle maggioranze, non dovrebbe in realtà essere la via maestra per affrontare tematiche su beni giuridici fondamentali di tipo individuale. I referendum, tuttavia, nella complessità della storia politica, hanno rappresentato e rappresentano ancora una entusiasmante  –  e talvolta carsica  –  opportunità di crescita, sul piano giuridico e civico, in favore di tutte e tutti. I fiumi carsici del diritto incompiuto esplodono in consapevolezze condivise, tra le piazze e nelle cabine elettorali auspicate. Il diritto a proporre referendum si abbraccia con il diritto alla speranza di essere e farsi liberi, sulla cresta di un sempre più decifrabile equilibrio.

Anche sul delicato bilanciamento d’interessi giuridici fondamentali, che sta alla base della questione-eutanasia-legale, si realizza pienamente la democrazia degli individui, quali cittadini sovrani. L’individuo in tragiche e prolungate situazioni di patologia degradante ed irreversibile, può essere riconosciuto dallo Stato di diritto come libero di scegliere, in un modo o in un altro, fino alla fine: contro ogni contrabbando e contro ogni turismo esotico di certi diritti, negati in Italia.

La raccolta firme per la proposta referendaria sulla legalizzazione dell’eutanasia è ancora in corso. Chi volesse sapere quali sono i punti più vicini a sé per firmare, può consultare l’apposita area informativa sul sito internet della campagna stessa, nonché su quello dell’Associazione Luca Coscioni.

Ogni conquista dei diritti è il frutto della voce inarrestabile di chi ha saputo battersi con onore per le cause urgenti della vita, individuale ed associata, non per sé bensì a beneficio di tutte e tutti. Non possiamo pertanto non batterci, (ancora) oggi, per un ulteriore percorso legalitario di serio garantismo del benessere. In una visione integrata e multilivello, l’auspicabile neo-garantismo del benessere ha il compito di apprestare tutti gli strumenti idonei, necessari per una vita autodeterminata e cosciente, libera da pregiudizi e da imposizioni unidirezionali negli stili del vivere le gioie come gli irreversibili, devitalizzanti dolori. Un diritto inerente alla vita individuale è uno strumento che si può utilizzare come non utilizzare: è importante che ci sia, non che venga utilizzato.

Non aspetteremo a mente spenta questa nuova civiltà demo-libertaria, non aspetteremo passivamente questo nuovo garantismo intersezionale dei diritti esistenziali in movimento. Non renderemo mai astratta ed impalpabile questa vocazione esistenzialista plurima nonché autodeterminante: oggi c’è una tra le tante opportunità per iniziare a dare un volto a questa auspicata evoluzione libertaria, iniziando con una campagna referendaria secolarizzante e legalitaria, che dissacra l’assolutismo moralista e valorizza la libertà morale del vivere.

La felicità della  civitas  si realizza, generalmente,  dove le libertà del vivere –  e del viversi, per ciascuno –  siano garantite dallo Stato di diritto a tutti. Essa si realizza  dove venga concretizzata un’elevata qualità della vita nel suo ciclo psico-biologico dall’inizio alla fine, all’insegna della libera scelta cosciente, sempre modificabile, nel rispetto di tutti i credi e di tutte le fedi del mondo.


FonteLuigi Trisolino, e Daniela Mariani, attivisti indipendenti pro-choice
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Nato l’11.10.1989, giurista, scrittore, poeta e attivista politico “liberalfree”. Vive a Roma, dove opera nel settore della ricerca accademica di storia giuridica. Maturità classica conseguita in Puglia nel 2008, laurea quinquennale in Giurisprudenza conseguita a Roma nell’A.A. 2012/13, e in seguito master di specializzazione forense e corsi di formazione avanzata in varie città, abilitazione alla professione di avvocato nella sessione 2015; cultorato della materia Costituzionalismo e integrazione europea; attività di dottorato di ricerca con borsa in Discipline giuridiche storico-filosofiche, sovranazionali, internazionali e comparate presso l’Università Roma Tre. Autore di varie monografie e saggi di cultura giuridica, conduce interviste e pubblica articoli di cultura politica e sociale su riviste, periodici, giornali. C’è un filo che unisce le sue battaglie civiche per la garanzia e l’evoluzione dei diritti, le sue poesie, le sue prose artistiche e politiche, il suo pensiero sociospirituale progressista, i suoi saggi di diritto vigentista e storico-teorico: l’amore veemente per l’umanità nel suo divenire storico e dialettico.

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