Quando ero a lezione nella mia università tedesca, un giorno è successa una cosa davvero insolita ai miei occhi.
Io ero una studentessa “Erasmus” e, tra i vari corsi che frequentavo in questa università , ne frequentavo uno in particolare in cui eravamo solo una decina di studenti ,di cui tre “Erasmus”. Il corso era tenuto da un dottorando. Generalmente, a metà delle due ore di lezione arrivava il professore di ruolo, titolare della cattedra, il quale assisteva solamente alla lezione, facendo qualche breve intervento in alcuni momenti per chiarire o sottolineare alcuni passaggi. In un giorno come tanti, lui arrivò più in ritardo del solito e, a fine lezione, volle assolutamente scusarsi con noi studenti per il suo ritardo e per l’assenza alla lezione successiva fornendoci tutte le motivazioni. Ci tenne inoltre a precisare che il motivo per il quale non poteva assistere alla lezione dall’inizio alla fine, tutte le volte, era che teneva altri corsi in un’altra zona della città e quindi non poteva materialmente essere presente, almeno per la prima ora.
A lasciarmi sorpresa non è stato tanto l’atto di scuse del professore, ma la convinzione e il rammarico che trasparivano dalla suo discorso, segno, a mio avviso, della consapevolezza della responsabilità e dei doveri di chi si assume, se pur solo sulla carta, un compito quale quello dell’insegnamento universitario.
L’intento di questo breve racconto non è l’elogio della perfezione dell’estero, anche in Italia c’è gente che fa il suo lavoro con dedizione e rispetto, lo scopo è solo invitare a riflettere. Riflettere sull’importanza dell’insegnamento, sul rispetto nei confronti di noi studenti e nei confronti del proprio lavoro, a mio parere il senso civico è anche questo.
È difficile pensare che uno studente, una volta diventato docente o professionista, si comporti diversamente da chi gli ha insegnato gli strumenti del mestiere.