
«The sky was all purple, there were people runnin’ everywhere tryin’ to run from the destruction you know l didn’t even care.»
(Il cielo era tutto viola, c’erano persone che correvano ovunque cercando di scappare dalla distruzione, lo sai, non mi importava nemmeno)
(Prince da 1999)
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«In France, a skinny man died of a big disease with a little name»
(In Francia, un uomo pelle e ossa è morto per una grande malattia con un piccolo nome)
(Prince da SIGN ‘☮’ THE TIMES)
Oggi ricorre il nono anniversario della morte del cantante, musicista, compositore e tanto altro, Prince Rogers Nelson, meglio noto semplicemente come Prince.
Aveva quasi 58 anni e la sua morte lasciò sconvolti non solo i suoi fan, tra i quali mi annovero, ma anche il mondo che ruota attorno alla musica e allo spettacolo.
Era una star mondiale e un musicista di grandissimo spessore con doti straordinarie e con una capacità di sperimentazione ed innovazione più unica che rara.
Non voglio qui parlarvi della sua vita e nemmeno delle sue opere, quanto piuttosto di come egli abbia inciso sui costumi, sulla vita di quanti lo hanno amato e agli occhi dei quali egli era una specie di saggio, di guru, di maestro di vita.
Nella sua lunghissima carriera, durata 40 anni, al netto di tutto ciò che egli aveva composto ben prima di pubblicare il suo primo album nel 1978 (la sua prima composizione musicale risale a quando aveva 7 anni), tanti sono gli episodi, gli aneddoti, le prese di posizione, le primazie a cui ci ha abituati (e parecchio viziati, almeno noi fan, sparsi in tutto il mondo).
Parte subito col botto.
Nei trasgressivi anni ’70 parla di sesso apertamente, un sesso adolescenziale e piuttosto autoreferenziale, ma lo fa esplicitamente.
Compone canzoni in cui il sesso orale, l’onanismo, addirittura l’incesto, sono temi che affronta, senza incorrere, stranamente, nelle maglie della censura.
Ma la censura è occhiuta ed onnipervasiva.
Avete presente quelle magliette estive che riportano “parental advisory, explicit lyrics”? Bene, è un’etichetta di avvertimento posta sui cd che contengono contenuti espliciti, come parolacce, violenza o riferimenti sessuali.
E la si deve a una canzone di Prince del suo album più famoso e alla bigotteria della moglie di Al Gore, Tipper, – che non poteva tollerare, che sua figlia ascoltasse una canzone così libertina, quale Darling Nikki,- che dette vita al Parents Music Resource Center, ente responsabile dell’accanimento contro molti artisti e molte opere e dell’etichetta che si diceva prima.
Il sesso ha sempre connotato le canzoni di Prince, fino alla fine, magari con più allusività e meno esplicitazione. Ma soprattutto la libertà sessuale, come forma di emancipazione personale e generazionale.
Ma non c’è solo il sesso, evidentemente.
Man mano che giunge alla sua maturità artistica, emergono temi come l’impegno politico e sociale, disseminato in moltissime canzoni.
Si dichiara contro la corsa al riarmo in epoca reaganiana, ipotizzando un’apocalisse prossima ventura dovuta ad una guerra atomica. Era il 1982, ma non ricorda anche a voi qualcosa?
Parla, anche, contro spese quali quelle della corsa allo Spazio, e siamo nel 1987, quando ci sono persone che vivono nella miseria e nel dolore. Sono le contraddizioni della società americana che egli stigmatizza con forza e contro cui si scaglierà anche negli anni successivi.
“C’è un oceano di disperazione e c’è gente che ci vive dentro” canta nel 1995.
Nel 2004 col video della canzone Cinnamon girl, che suscitò grandi polemiche negli USA, denuncia l’atteggiamento razzista contro gli arabi che vivono in America a seguito della tragedia delle Torri gemelle, invitando al rispetto e all’inclusione. E con la canzone Dear mr. Man manifesta tutto il suo disprezzo per George W. Bush, allora presidente degli Stati Uniti.
Freddie Gray, il nero ucciso nel 2015 a Baltimora, lo porta ad appoggiare il movimento Black lives matter, a scrivere una canzone che parla esplicitamente della violenza della polizia contro i neri e, in qualche modo, a sedare l’impulso di rivolta degli abitanti della città del Maryland.
Prince parla di Dio spesso e volentieri nelle sue canzoni.
Per lui Dio è Amore (Evolsidog, da leggere allo specchio, è il titolo di una sua canzone unreleased), Dio è vivo, proclama, antiniccianamente!
Dio è alla base della sua idea di uguaglianza delle persone, uomini e donne, bianchi e neri (Dio ha creato te e ha creato me, Egli ci ha creati tutti e tutti uguali, proclama nella canzone God).
Prince, dunque, è stato impegnato a tutto tondo nel diffondere messaggi di pace, uguaglianza, amore universale, e l’ha fatto in tutto il corso della sua vita, senza cedere mai alle lusinghe del potere.
Ma Prince è stato anche un artista che ha vissuto delle esperienze curiose e pittoresche, come quella di presentarsi, giovane ventenne di belle speranze, ad un incontro con Bob Marley,- con cui l’idea dei rispettivi manager era quella di fare un disco insieme, – in perizoma zebrato, capelli lunghi e stirati, cosa che fece scappare a gambe levate l’artista giamaicano, maschio alfa testosteronico, da quel giovane minuscolo, altro meno di un metro e sessanta centimetri, coi tacchi, così trasgressivo ed effeminato.
Ha parlato, in una canzone scritta per un gruppo che è stato una specie di suo aka, di Donald Trump già alla fine degli anni ’80.
Ed è stato il primo a parlare di AIDS nella canzone il cui video è stato il primo lyric video – e siamo nel 1987 – cosa che oggi è così diffusa.
Prince è stato un Artista a tutto tondo, che, nel contesto politico e sociale odierno, avrebbe fatto sentire forte la sua voce contro le guerre, le ingiustizie, le diseguaglianze. E l’avrebbe fatto a suo modo, con la più bella e innovativa musica possibile. Come ha sempre fatto in tutta la sua carriera.























