Simone Pagano, genovese, 28 anni, idraulico di professione, qualche giorno fa ha scritto un post su Facebook diretto al Ministro Toninelli che è stato letto da migliaia di persone, ripreso dai giornali, diventato virale: uno sfogo colto, documentato, sulle gesta storiche e sociali dei genovesi. Lo abbiamo intervistato

Signor Pagano si aspetta una risposta da Toninelli?

Non vorrei neanche che mi rispondesse, vorrei che capisse che il progetto da lui decantato è completamente futile per la zona.

Avesse davanti il Ministro Toninelli, cosa gli direbbe senza censurarsi?

Di venire una settimana a Genova, di alloggiare in un appartamento a Pontedecimo e di andare a lavorare tutti i giorni in un ufficio in centro, senza la possibilità di avere un auto blu scortata, per capire che vita devono fare i genovesi tutti i giorni.

Ci può brevemente accennare a ciò che il telegiornale non mostra, al vero disagio della gente che come lei vive a Genova?

A Genova esistono due code, la coda che viene dal Ponente che dalle 6 del mattino fino alle 10 e dalle 17 alle 21, tiene bloccata tutta la parte del ponente della città e la coda della Valpolcevera, circa 80mila persone che per spostarsi devono per forza passare tutti in una strada ad una corsia per senso di marcia per poi finire nella coda dal Ponente, in mezzo a tir da 15 tonnellate.

Si è mai confrontato con chi crede alle promesse del Governo?

Si, senza però riuscire, tranne pochi casi, ad avere una conversazione basata sui temi.

Genova ora se fosse un solo individuo per chi voterebbe?

Non lo so, ma sento fiducia piena per quanto riguarda il sindaco Bucci (che all’elezioni non avrei mai e poi mai votato).

Qual è il sentimento che accomuna voi genovesi: rabbia, rassegnazione, speranza?

Speranza poca, siamo arrabbiati con Roma perché, ancora una volta, siamo abbandonati a noi stessi, i 30 milioni di euro stanziati per il primo porto italiano sono un’elemosina offensiva.

È stato invitato a parlare del suo post in qualche TV?

Si, a La7, in più trasmissioni, sono andato solo a “l’aria che tira” perché in diretta da Genova, in modo da non assentarmi dal lavoro.

Come reagirebbe se la politica locale la volesse candidare alle prossime elezioni amministrative?

In maniera indifferente, non ho studiato per fare politica o amministrare una città, il fatto di rammentare la realtà ad un ministro o ad un sindaco (come successo in passato) non fa di me un esponente politico.