“Non si può parlare di qualcosa che non esiste, e gli omosessuali in Cecenia non esistono. Se ci fossero, sarebbero i familiari stessi a mandarli in posti da cui non possono fare ritorno”: queste le parole di Alvi Karimov, portavoce del leader ceceno Ramzan Kadyrov

Persecuzioni gay, e parte il déjà vu… Ricordo ancora quello che ho provato a otto anni vedendo per la prima volta il film Il bambino col pigiama a righe: un senso inspiegabile e nuovo di disgusto misto a pietà e a tanta rabbia. E ancora, a dodici, leggendo il libro Se questo è un uomo di Primo Levi.

Mi è sempre risultato difficile pensare che l’Olocausto possa essere accaduto per davvero, e ancor di più ammettere che si tratti di una pagina di storia appena precedente a quella contemporanea.

Quando il mio professore, spiegando la lezione, ha detto che la storia si ripete, non gli ho creduto completamente, forse perché ancora associo il susseguirsi degli eventi alla lunga linea del tempo, di colore rosso, che disegnai da piccola con i miei compagni di scuola elementare, forse per paura delle parole, forse perché illusa che la data sul calendario debba significare “modernità”, “progresso”.

Oggi, professore, non mi resta che guardare in basso e ammettere che Lei ha ragione: nelle teste dei bambini l’infinita linea rossa dovrebbe essere rimpiazzata da una spirale del tempo.

2017 è terrorismo; 2017 è sessismo, ed è di nuovo disuguaglianza, schiavitù, di nuovo Olocausto. O meglio, Homocausto: è quanto un paio di settimane fa si è verificato in Cecenia, dove uomini, “colpevoli” di avere un “orientamento sessuale non tradizionale”, sono stati arrestati dalle autorità e deportati in centri di prigionia segreti. Al momento le notizie, che vengono divulgate con difficoltà a causa dei tentativi del Governo Ceceno di cancellarne ogni traccia, attestano l’esistenza di sei “campi”. Ciò fa pensare a un numero di detenuti molto più grande rispetto a quello, di un centinaio, di cui ha parlato la testata russa indipendente Novaya Gazeta il mese scorso, alla scoperta della prima prigione, poco lontana dalla capitale Grozny. Secondo tale fonte, ci sono testimonianze di uomini rilasciati che raccontano di essere stati rinchiusi in piccole celle in trenta o quaranta, di essere stati torturati con ogni mezzo, massacrati con pestaggi ed elettroshock, e di aver dovuto pagare delle tangenti alla polizia per poterne uscire. I loro cellulari sono stati sequestrati e i dati contenuti al loro interno setacciati dalle autorità, per trovare e catturare altri presunti omosessuali. Il giornale ha anche citato i nominativi di tre delle persone che sarebbero state uccise nei primi giorni, senza un regolare processo.

“Non si può parlare di qualcosa che non esiste, e gli omosessuali in Cecenia non esistono. Se ci fossero, sarebbero i familiari stessi a mandarli in posti da cui non possono fare ritorno”: queste le parole di Alvi Karimov, portavoce del leader ceceno Ramzan Kadyrov, che avrebbe anche dichiarato, secondo il Ministero degli Esteri inglese, di voler eliminare tutti gli omosessuali prima dell’inizio del Ramadan, previsto per la fine di Maggio.

Se questo è un uomo…

Non è un uomo il potente di turno che si sente in diritto di decidere che l’esistenza di alcune persone è “dannosa” per l’umanità.

Non è un uomo chi si rifiuta di informarsi riguardo a una notizia così importante e pericolosa. Alcuni giornalisti russi, tra cui l’attivista Elena Milashina, secondo la quale il numero dei morti sarebbe negli ultimi giorni salito a una cinquantina, sono stati costretti a scappare dalla capitale per trovare rifugio in località ignote.

Era un uomo l’omosessuale ceceno, forse aveva formato una famiglia con il proprio compagno, aveva scelto di vivere come poteva e voleva.

In Italia, malgrado il vergognoso silenzio delle cronache, qualcuno si è mobilitato. A Roma e a Milano sono stati organizzati dei presidi per chiedere la fine delle persecuzioni gay. Il giornale www.bossy.it, premiato l’anno scorso come miglior sito LGBT ai Macchianera Internet Awards 2016, ha lanciato due hashtag, “#NotAgain” e “#StopHomocaust”.

La storia si sta ripetendo, e ci sta mettendo alla prova. Se continuiamo a ignorare il dolore di questa gente adesso, come potremo, il 27 Gennaio 2018, scrivere “#Pernondimenticare”?

 

“Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per un pezzo di pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi”

Primo Levi