Il futuro europeo potrà risorgere quando gli attuali Stati membri dimostreranno una razionalità aperta e geopoliticamente mobile.

Si può essere patrioti antinazionalisti, ed al contempo si può essere patrioti italiani anti-colonialisti, ed ancora eco-umanisti, internazionalisti, universalisti. In mezzo a tutti questi –ismi, leciti e spesso opportuni nelle epoche di disorientamenti post-ideologici, occorre non dimenticare di confrontarsi con gli assetti eurounionali.

Occorre non dimenticarsi di implementare il proprio e l’altrui grado di cittadinanza europea, affinché i diritti vivano progredendo in stagioni economiche più sociali che vadano oltre le circonflesse dinamiche viziose in cui l’ego giuocando ad un tortuoso “do ut des” con il proprio riflesso sbiadito allo specchio, giuochi col fuoco della asocialità, per poi uscir fuori e vivere alla “homo homini lupus” di hobbesiana memoria.

L’Europa è geografia, unione di stili ed esperienze culturali diverse con fili di intreccio; l’Europa si è fatta istituzione, politica, soccorritrice a condizioni certe e creditrice, l’Europa può farsi Pan-Europa, entità sociale di diritto a vocazione federale ed ecopacifista. L’Europa può farsi carico dei profughi al confine con la Croazia che in questo periodo vivono semi-scalzi sulla neve, respinti dal mondo ed in balia di disumane incertezze esistenziali. L’Europa può implementare i canali transatlantici orientandoli verso un anti-colonialismo ed anti-bellicismo culturale, l’Europa può socializzare il civismo statunitense e liberalizzare le retoriche realsocialiste distorte, illiberali e corrotte di alcune piccole aree a capitalismo controverso. L’Europa può assumere una carica ecofederale virale, quale spazio di rispetto della persona nell’ambiente e di valorizzazione dell’ambiente per la salute della persona. L’Europa può parlare all’UNESCO per le sorti dell’Amazzonia in un progetto vasto e interconnesso che diventi il brulicante riflesso liberalmondialista dell’impegno ecologico interno, nei tanti drammi delle terre dei fuochi e delle diossine.

Le missioni e le passioni patriottiche del nuovo millennio possono farsi sfida nella casa delle diversità in libertà, nella casa europea ecofederale e non soltanto creditizia-debitoria.

Il 17 novembre 2020, in occasione del 126esimo compleanno di Coudenhove-Kalergi, esponente paneuropeista e fondatore del relativo movimento nel secolo scorso, ho avuto modo di divulgare un mio comunicato politico internazionale attraverso la Società Europea Coudenhove-Kalergi, in più lingue. Il titolo in italiano era “L’evoluzione paneuropea delle tradizioni continentali”, il titolo del mio testo in inglese era “Pan-European evolution of the continental traditions”, in tedesco “Die gesamteuropäische Entwicklung kontinentaler Traditionen”, ed in francese “L’évolution paneuropéenne des traditions continentales”.

Nel comunicato politico internazionale ho ricordato che ogni 17 novembre è un giorno importante che deve incoraggiare i nodi della politica europea a superare se stessi. Il 17 novembre 1894 infatti nacque Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi, il filosofo, storico e politico che ci ha lasciato l’eredità culturale paneuropea.

In una visione globalista di affratellamento ed assorellamento attraverso i diritti, ho scritto che su questa eredità il nostro tempo post-contemporaneo deve edificare le future prospettive evolutive per un’Europa che possa divenire una patria mondialista e liberale, capace di tessere relazioni dinamiche con l’occidentalismo statunitense e con le emergenti aree asiatiche ed africane. Coudenhove-Kalergi era molto sensibile ai valori e alle esigenze di pace e benessere economico per gli individui e per i diversi popoli. Durante la sua vita ha dovuto affrontare la retorica del nazionalismo che divenne l’anticamera delle due guerre mondiali. Coudenhove-Kalergi promosse una rinascita delle radici europee. Egli auspicava e lavorava per l’unione dei diversi Stati in un terreno costituzionale con una vocazione federalista progressiva e graduale. Coudenhove-Kalergi parlava di Pan-Europa.

Nel comunicato internazionale non ho potuto fare a meno di evidenziare come l’odierna “Unione” europea può essere letta contemporaneamente come un prodotto e un anti-prodotto della più datata e ancora militante idea di “Unione” paneuropea. La Pan-Europa di Coudenhove-Kalergi è una Europa più forte, capace di dialogare, competere e indirizzare gli scenari politici, economici, produttivi e culturali nel mondo. In queste stagioni politiche l’Europa può concretamente diventare il crocevia attraverso il quale le arretratezze del mondo islamico radicale, le insensibilità sociali di alcune aree americane e le estreme povertà materiali di una parte del mondo asiatico ed africano possono essere mitigate con un razionalismo liberale moderato. Per diventare così forte e influente l’Europa non deve soltanto farsi attraversare in modo disordinato da chiunque, ma deve essa stessa attraversare le coscienze politiche delle altre aree continentali. Per poter essere una patria unita, forte e capace di attrarre a sé altri individui e altri popoli in un progetto pan-federalista, l’Europa deve rafforzare la consapevolezza delle proprie radici umaniste. L’Unione Europea ha il compito di strutturare una politica unitaria sulla sanità, sull’antiterrorismo e sulla difesa militare.

Il futuro europeo potrà risorgere quando gli attuali Stati membri dimostreranno una razionalità aperta e geopoliticamente mobile.

L’Europa pan-nazionale nascerà sui razionali equilibri tra i privati e i poteri pubblici. I poteri pubblici devono essere al servizio della realizzazione esistenziale ed economica dei privati. L’Europa mondialista nascerà sui prudenti equilibri tra i divisi e ben distinguibili poteri pubblici. L’Europa federale delle libertà nascerà sugli equilibri tra la libertà di impresa e la nuova dimensione della socialità e delle pari opportunità. La socialità e l’uguaglianza liberali possono essere realizzate attraverso una seria legislazione antitrust, nella attuale realtà socio-economica.

Leggendo gli articoli 2 e 3 del Trattato sull’Unione Europea i cittadini e gli Stati europei sono chiamati a rispettare, ma anche a difendere e sviluppare con le proprie scelte sociali ed elettorali, vari princìpi. I princìpi da rispettare sono i seguenti: la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo Stato di diritto, i diritti umani, i diritti delle minoranze, il pluralismo, la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà, la parità tra donne e uomini, la pace, il benessere dei popoli, la promozione dei valori dei diversi Stati membri, la sicurezza.

Al termine del mio comunicato ho provato ad esprimere un auspicio propositivo di impegno comune.

La visione paneuropea è una visione pragmatica che parte da questi princìpi senza fermarsi alla enunciazione astratta di questi princìpi, per costruire un’Europa coraggiosa, transcontinentale, libera.

In inglese, “to build a courageous, transcontinental, free Europe”; in francese, dolcemente, “pour construire une Europe courageuse, transcontinentale et libre”.

Coraggio, transcontinentalità, libertà: il trittico assiologico di doxa in praxis che auguro alla nostra bisognosa civiltà. Saremo matrioti, e patrioti nella matriapatria italeuropea, neo-paneuropei liberi che nel crepuscolo di ogni ciclico nazionalismo culturalmente coloniale eleveranno i propri contrapposti ideali a stile di vita. Ognuno nel proprio dove sulla politica ri-pangea new age dei continenti.

Nella post-contemporaneità che, in quanto corsara, progredisce rimanendo vivida e mai smorta, si continuerà a vivere oltre questo Covid che annebbia il già fragile divenire.


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Nato l’11.10.1989, giurista, scrittore, poeta e attivista politico “liberalfree”. Vive a Roma, dove opera nel settore della ricerca accademica di storia giuridica. Maturità classica conseguita in Puglia nel 2008, laurea quinquennale in Giurisprudenza conseguita a Roma nell’A.A. 2012/13, e in seguito master di specializzazione forense e corsi di formazione avanzata in varie città, abilitazione alla professione di avvocato nella sessione 2015; cultorato della materia Costituzionalismo e integrazione europea; attività di dottorato di ricerca con borsa in Discipline giuridiche storico-filosofiche, sovranazionali, internazionali e comparate presso l’Università Roma Tre. Autore di varie monografie e saggi di cultura giuridica, conduce interviste e pubblica articoli di cultura politica e sociale su riviste, periodici, giornali. C’è un filo che unisce le sue battaglie civiche per la garanzia e l’evoluzione dei diritti, le sue poesie, le sue prose artistiche e politiche, il suo pensiero sociospirituale progressista, i suoi saggi di diritto vigentista e storico-teorico: l’amore veemente per l’umanità nel suo divenire storico e dialettico.

2 COMMENTI

  1. Interessante, davvero interessante. Al di là di ogni interpretazione e sensibilità sui temi trattati nell’articolo.

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