«La regola è perfetta: in tutte le questioni di opinione i nostri avversari sono pazzi»

(Mark Twain)

Caro lettore, adorata lettrice,

non appena ho letto queste parole, ho pensato alla campagna elettorale che ormai imperversa in questa insolita estate che ricorderemo per le misure anti-Covid e per la propaganda sotto gli ombrelloni, visti i mille Comuni e le numerose regioni in cui si voterà tra poco più d’un mese.

Poi, però, mentre compravo del vino, ho ascoltato un signore anziano apostrofare un altro cliente: «Il Covid non esiste! Son tutte chiacchiere!». «Mi scusi – ho provato a interloquire -, è morta della gente…», «Bugia, sono morti i vecchi come me a cui hanno imposto il vaccino contro l’influenza!».

E così ho taciuto: non ce la posso fare, mi son detto… Contro tanta arroganza, in insalata di saccenteria, ignoranza e capelli bianchi, non me la sono proprio sentita di combattere.

Dunque, se Mark Twain pensava alle “questioni di opinione”, ci sono molti a cui ripugnano persino i fatti: ed è qui che tramonta ogni velleità di dialogo.

Allora mi interrogo: come può essere che ciò che per me è lapalissiano per altri sia follia? Verrebbe da rispondere con Marthin Luter King: «Nulla al mondo è più pericoloso che un’ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa».

Io credo, però, che ci sia dell’altro e credo che, in molti casi, si tratti di malafede, di pervicace perseguimento di un fine bieco e cieco. Immaginare che il proprio avversario sia l’incarnazione del male o quanto meno un imbecille, spacciare per verità ciò che è demagogia, infischiarsene di prendere fischi per fiaschi, generalizzare, sparare ad alzo zero, semplificare, demonizzare, evitare il riferimento alla irriducibilità dei numeri, dei fatti, delle cose… di tutto di più, pur di difendere, anzi di imporre, la propria visione del mondo. E il proprio vile interesse.

Solo che Bertrand Russel avverte: «Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa, non è affatto una prova che non sia completamente assurda». Ed immorale, mi permetto di aggiungere.

Hermann Hesse rincara: «Sono più le persone disposte a morire per degli ideali, che quelle disposte a vivere per essi».

Ecco: c’è bisogno di vita, non di morte, di persone che siano luce, non di oscuri seminatori di occulto. E abbiamo bisogno di ascoltare chi vive per qualcosa e per qualcuno, e non già contro questo e quello.

Abbiamo bisogno di verità. Le opinioni non ci saziano più. Vorremmo Socrate vivo e, soprattutto, nessuno interessato a propinargli cicuta.

Jack Kerouac: «Un giorno troverò le parole giuste, e saranno semplici». Meglio ancora, molto meglio, se troveremo parole e fatti semplici, parole incarnate: quelle sì, che fanno la differenza. E la fanno in bene.


FontePixabay, reinterpretato da Myriam Acca Massarelli
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...