Hai fiducia nel popolo italiano? Hai mai pensato che lo stesso sia facilmente assoggettabile e quindi controllabile da questo potere forte e, a volte, ipocrita di cui hai parlato?

Purtroppo, il popolo Italiano è stato ottenebrato da anni di televisione; di stampa asservita.

Non credo che ci sia un Paese come il nostro che per venti anni abbia potuto affidarsi a quello che è stato nient’altro che un imbonitore; un parolaio; uno che ha continuato a promettere cose che poi non venivano realizzate.

Ho viaggiato spesso all’estero per lavoro e spesso tante persone mi hanno chiesto come facessimo noi Italiani a votare un personaggio del genere; non potevo rispondere perché io stesso, nonostante non abbia mai votato certi personaggi, mi vergognavo tremendamente.

Purtroppo è da anni che noi italiani siamo abituati a piegare la testa; è da anni che accettiamo che nel nostro Paese gli equilibri politici vengano determinati a forza di stragi di Stato e non sappiamo reagire a tutto questo. È avvilente ma, a questo punto, realistico pensare che forse siamo veramente un popolo di servi che ama chinare la testa; forse, da questo punto di vista non possiamo neppure definirci un Paese.

Una volta, qualcuno disse è stata fatta l’Italia, adesso bisogna fare gli Italiani. Bene, forse gli Italiani non sono stati mai effettivamente fatti e purtroppo noi Italiani non siamo mai stati capaci di diventare un popolo.

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A ridosso delle Stragi di Capaci e Via D’Amelio vi fu una grande mobilitazione del popolo italiano. A tal proposito ricordo un episodio, dal forte valore simbolico, avvenuto fuori dalla Chiesa dove furono celebrati i funerali degli uomini della scorta del Giudice Borsellino. In quell’occasione molti palermitani urlavano: “Fuori la mafia dallo Stato”. Ritieni che le coscienze degli Italiani debbano restare sempre vigili e non svegliarsi solo dopo episodi eclatanti?

Purtroppo, in Italia c’è bisogno del sangue, delle stragi, perché la gente possa reagire e svegliarsi.

Non è soltanto il popolo a reagire unicamente in quelle occasioni, a scuotersi dalla sua coltre di indifferenza per poi, a poco a poco, scivolare di nuovo nello stesso atteggiamento di indifferenza, ma purtroppo è lo stesso Stato ad assumere questo atteggiamento.

Riflettiamo: in Italia le leggi per contrastare la criminalità organizzata non sono mai state promulgate per decisione autonoma dello Stato, sono sempre venute in seguito a stragi: per emanare la Legge Rognoni- La Torre, che è una legge fondamentale per combattere la criminalità organizzata, si è aspettato che venisse barbaramente ucciso Pio La Torre; per fare approvare il Decreto Legge sui Collaboratori di Giustizia, fortemente voluta da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non bastò neanche  che uccidessero Falcone, dovettero uccidere anche Borsellino, perché quel decreto fosse convertito in legge. Purtroppo questo nel nostro Paese è sempre successo. Probabilmente perché la politica, e non lo Stato, perché lo Stato siamo anche noi, in Italia, piuttosto che combattere la criminalità organizzata, ha sempre scelto di venire a patti con la stessa.

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Mi viene in mente una frase che Paolo pronunciava spesso: “La Mafia e lo Stato sono due organismi che sono attivi sullo stesso territorio e quindi c’è una sola una possibilità: o si combattono o si mettono d’accordo”.

La politica ha scelto sempre di mettersi d’accordo con la mafia e quindi credo sia proprio questo il grande problema del nostro Paese: non c’è mai stata una volontà autonoma di combattere la criminalità organizzata, questa lotta è stata sempre delegata ad alcune istituzioni come la magistratura, le forze dell’ordine o ad alcuni uomini come Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone o uno dei tanti servitori dello Stato che, proprio perché lasciati soli dallo Stato, sono stati barbaramente ammazzati.

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Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…