Le nuove frontiere paritarie e dinamiche del liberalismo new age

La Costituzione italiana, repubblicana-lavorista, liberale e sociale, pur essendo entrata in vigore nel 1948 in seno ad una società completamente diversa da quella attuale, ha sempre molto da indicarci, nella disciplina programmatico-prescrittiva del reale, e di ciò che realtà ancora non è ma può liberamente diventarla.

L’articolo 3, nel suo primo comma sulla c.d. uguaglianza formale di matrice razionalistica, e soprattutto nel suo secondo comma sulla c.d. uguaglianza sociale e sostanziale, si riconnette non soltanto con il garantismo dei diritti inviolabili e dei doveri inderogabili di solidarietà su più piani all’interno delle formazioni sociali tutte di cui all’art. 2, ma anche con ciascun altro articolo della Carta, oltre che con l’impianto costituzionale complessivamente considerato. Così non c’è piena tutela delle minoranze linguistiche di cui all’art. 6 senza passare opportunamente dalla considerazione e dal filtro di garanzie mobili dell’art. 3, vera stella polare dinamica nonché formante epistemologico ed assiologico su cui l’ermeneutica ha il dovere di investire future meditazioni applicative. Non c’è solidarietà nella famiglia “società naturale fondata sul matrimonio” che tenga senza passare dalle arricchenti visioni polimorfe e paritarie di cui al combinato disposto degli articoli 2 e 3 della Costituzione. E così via, sulla strada sistemica ed ordinamentale della massima tutela perla persona, a trecentosessanta gradi.

I gradi oggi resterebbero novanta, però, qualora non si considerasse l’apporto valoriale edificante delle prospettive a geometrie integrative che sono frutto della vigenza e primazia del diritto dell’Unione europea, entro i cc.d. “controlimiti” dei diritti fondamentali e dei diritti inalienabili della persona. E ancora, i gradi sarebbero solo centottanta qualora non si considerasse l’incidenza del sistema CEDU nelle fonti giuridiche interne e nella definizione stessa di diritto oggettivo. Ma ancora la strada è lunga, per coltivare i consensi utili alla tenuta di un sistema di armonizzazione unificante.

Gli Stati Uniti d’Europa fanno tuttavia meno paura in realtà agli Italiani, rispetto alla tecnocrazia della europeità a singhiozzo; e di ciò occorre tener conto nel ripensare ad un percorso di costituzionalizzazione in senso proprio all’interno dell’Unione europea.

L’art. 3 della Costituzione italiana, pertanto, può fungere da parametro di ragionevolezza e da divieto di contraddizione tra sistemi che, in una inversione di tendenza, possono arrestare la inopportuna deriva dei continenti-monadi incomunicabili. L’art. 3 può garantire vedute verdi e orizzonti giovani di prosperità e novità, in un’ottica “pan” transnazionale e aperta al cambiamento, non solo economico ma anche sociale e di scelte individuali su come e con chi vivere. L’economia necessita non solo di meri ascensori sociali ciclicamente scricchiolanti, ma di una nuova dimensione ristrutturalizzante della socialità, una dimensione che attraversi le proprie periodiche, immancabili contraddizioni con l’implementazione delle politiche attive sulle pari opportunità di genere, classe e etnia, secondo il trittico noto ai femminismi e agli antirazzisti neolibertari (quelli socialistoidi sono ormai stanchi e anacronistici).

L’art. 3 può essere staccato finalmente da quelle dottrine costituzionalistico-politologiche che lo avrebbero voluto come un volano per un’evoluzione in senso statolatrico-socialista-egualitarista dell’ordinamento sociogiuridico italiano. Onde evitare siffatte derive anacronistiche, si attivino subito adeguate riflessioni – aggiornate coi tempi – sulle potenzialità applicative ed anche riformiste dell’art. 3 nell’econometria liberale sociolibertaria, fatta di imprese transnazionali a km0 che aprono la propria finestra cibernetica e il proprio knowhow sul mondo, senza limiti e confini burocratici sostanzialmente preclusivi. Il sogno concreto e praticabile di una innovativa e sempre cangiante panborghesia transnazionale ed opengreen che aspiri alla promozione di integrate cittadinanze socialqueere paritarie in ogni dove ci attende. I fumi dello stanco costituzionalismo in rianimazione, che non sa osare per l’efficientamento econometrico ed esistenziale della vita sociale nel mondo, vengano convertiti attraverso le esperienze tipiche dei Paesi in cui si investe solo in ciò che può fruttificare time by time, senza sprechi assistenzialistici di immobilizzazione delle creatività produttive. Gli assistenzialismi spenti sono figli delle incapacità di risvegliare una sovrastruttura fatta di investimenti e di cantieri socioculturali sempre aperti.

Con le coordinate del liberalismo nelle pari opportunità socioeconomiche per tutti, in un’ottica potenziata dalla transnazionalità, a partire da Stati continentali estesi all’area neomediterranea come il nostro, per continuare con l’area continentale atlantica più ad ovest di “noi”, si può far respirare di innovatività e giustizia sociogenerazionale il combinato disposto dei due commi irrealizzati dell’art. 3 della Costituzione italiana.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”: il primo comma. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”: il secondo comma.

Questo articolo contiene tanti germi di progresso e di progressismo all’insegna del diritto, attraverso l’evolutivo esercizio delle libertà individuali, nella dimensione condivisa della socialità fra individui liberi in quanto più coscienti e coscienti in quanto più liberi, in un circolo virtuoso. Sulle vie plurime delle realizzazioni diverse e complementari, tra effettivizzazione del diritto antitrust – nuova frontiera della socialità neorepubblicana – e sulle vie degli investimenti in tecnologie immediatamente applicative, accessibili a tutti, qualcosa di utile dovrà pur uscire, per tutti.

Abbiamo infatti nell’art. 3 Cost. il riferimento alla pienezza, alla effettività, all’economia sociale delle pari opportunità, alla partecipazione il cui statuto ontologico è connesso a quello della pubblicità e della trasparenza. L’organizzazione stessa non può essere solo appannaggio amministrativo-burocratico, e nemmeno soltanto astratto legalismo. Essa può partecipare delle forme di promozione individuale nonché sociale attraverso le buone pratiche intanto sviluppatesi in seguito alle prime concretizzazioni del principio di sussidiarietà orizzontale di cui all’art. 118 Cost., ai sensi del quale Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni – che costituiscono la Repubblica – favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base appunto del principio di sussidiarietà. In questa tendenza orizzontalistica della sussidiarietà, unitamente alla valorizzazione delle plurime differenziazioni e delle adeguatezze geomorfologiche ed egosapienziali, giuoca un ruolo direttivo la razionalità richiesta al sistema giuridico e alle persone in carne ed ossa dall’art. 3 della Costituzione. Lo stesso contatto sociale qualificato, fonte atipica delle obbligazioni di protezione in capo ai singoli che professionalmente rivestono peculiari posizioni al di là di specifici vincoli contrattuali, irrobustisce la relatività delle connessioni interpersonali nella quotidianità e nella dinamica impresaria. Bene, quel contatto sociale qualificato trova la propria radice costituzionale nell’art. 3 della Carta costituzionale, come è stato anche detto in dottrina giuridica.

Valorizzare l’eguaglianza sostanziale non significa guardare al passato, al socialismo reale realizzato e a quello mai partorito, anzi, significa guardare all’eguaglianza anche nell’altra faccia della sua medaglia, tutelando la diversificazione dei liberi e coscienti trattamenti. La dimensione neocostituzionale e neopersonologica guarda agli strumenti della tradizione navigando in aperte acque verso orizzonti progressisti, con le imbarcazioni (knowhow, piani d’investimento che stimolino il capitale umano alla crescita) idonee, proporzionate alla difficoltà del viaggio verso le terre da raggiungere ed esplorare, e quindi agli obiettivi programmati e programmabili.

Insomma, traendo una sintesi pragmatica, c’è sempre spazio per chi vuole alzarsi le maniche per il progresso, verso nuovi meccanismi che si misurano su obiettivi radicali con metodologie fluide nell’aggiornamento e sempre mobili sulla via del divenire. C’è sempre tempo per ricominciare a volare alto, ma è urgente estendere la coscienza del tempo dei bisogni. Costruire un dinamismo di cittadinanze socialqueercon panborghesie opengreene liquidamente paritarie si può, e da uomini liberalmorali non moralisti, lo dobbiamo all’effervescenza umana e umanista-progressista in cui crediamo.

Dai tentativi di innovazione strategica e sistematica in senso opengreen transnazionale il Welfare State non potrà che uscirne arricchito, con nuovi knowhow amministrativi, impresaristici e con più coscienti modelli di sviluppo generalizzati nelle vite individuali delle persone in carne ed ossa.


Fontehttps://pixabay.com/it/photos/natura-vicino-impianto-aperto-1132145/
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Luigi Trisolino, nato l’11 ottobre 1989 in Puglia, è giurista e giornalista, saggista e poeta, vive a Roma dove lavora a tempo indeterminato come specialista legale della Presidenza del Consiglio dei ministri, all’interno del Dipartimento per le riforme istituzionali. È avvocato, dottore di ricerca in “Discipline giuridiche storico-filosofiche, sovranazionali, internazionali e comparate”, più volte cultore di materie giuridiche e politologiche, è scrittore e ha pubblicato articoli, saggi, monografie, romanzistica, poesie. Ha lavorato presso l’ufficio Affari generali, organizzazione e metodo dell’Avvocatura Generale dello Stato, presso la direzione amministrativa del Comune di Firenze, presso università, licei, studi legali, testate giornalistiche e case editrici. Appassionato di politica, difende le libertà e i diritti fondamentali delle persone, nonché il rispetto dei doveri inderogabili, con un attivismo indipendente e diplomatico, ponendo sempre al centro di ogni battaglia o dossier la cura per gli aspetti socioculturali e produttivi dell’esistere.