Di fronte al terrore che avanza, solo la “Contro-Rivoluzione” è possibile

All’interno del Sinodo per l’Amazzonia c’è una data: il 20 ottobre 2019. Una quarantina di vescovi con alcuni padri sinodali accompagnati da uditori, periti e alcuni partecipanti di Amazzonia, Casa Comune, hanno ce­lebrato l’Eucaristia nelle catacombe di Santa Domitilla, memori di un lontano 16 novembre 1965, quando nel corso del Concilio Vaticano II, nello stesso luogo, una quarantina di vescovi, principalmente dell’America Latina, firmarono il “Patto delle Catacombe” promettendo di vivere essi stessi in povertà, di respingere tutti i simboli e i privilegi del potere e a porre i poveri al centro del loro ministero. Per la cronaca, Mons. Luigi Bettazzi, firmatario di quel “Patto delle Catacombe” del 1965, ha rivelato che il testo fu scritto da mons. Hélder Câmara .

Con lo stesso spirito, all’interno del Sinodo per l’Amazzonia, il 20 ottobre 2019 nel cimitero sotterraneo di via Ardeatina vescovi e laici, tra cui gli organizzatori della mostra blasfema Amazzonia, Casa Comune, hanno sottoscritto un testo in quindici punti intitolato: Patto delle catacombe per la casa comune. Per una Chiesa dal volto amazzonico, povera e serva, profetica e samaritana. Il patto socio-politico degli anni sessanta è di­venuto il patto socio-cosmico dell’era di Greta Thunberg. Si tratta di relazionarsi con l’ambiente e, soprat­tutto, con i poveri reali, quelli che non danno per scontata la vita, la sicurezza e neppure la dignità. Tale mi­seria è un clamore che i vescovi non possono ignorare. Un sordo clamore proviene da milioni di esseri umani, i quali chiedono ai loro pastori una liberazione che non giunge loro da nessuna parte… Per usare un’espressione di Karl Rahner: La realtà (la povertà non più occultata) prese la parola.

Davanti al pericolo dell’infrazione e inflazione dottrinale risulta urgente intraprendere una conversione per una Chiesa dal volto amazzonico, prendendo posizione nei confronti delle lobby latifondista e mineraria, del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ma anche all’interno della stessa Chiesa, una parte della quale sembra essere più interessata ai grandi donatori, alle politiche delle compagnie del petrolio e del carbone. In que­sto senso la voce del Papa, che chiede sviluppo ecosostenibile e giustizia sociale, dà fastidio a chi è interes­sato solo ai soldi. A tal proposito, sostiene il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, parte della Chiesa statu­nitense non sa nemmeno cosa sia l’enciclica “Laudato sì”. Qui la vocazione manageriale, ambita da alcuni “religiosi”, cinici di fronte alle situazioni di alcuni tra i propri collaboratori, ha preso il posto della pastoralità critica e amorevole; e gli oppositori di Bergoglio, con puntualità certosina, hanno prima dipinto una Chiesa abitata per la maggior parte da pedofili, e ora, proprio per distogliere le attenzioni dalle problematiche del Sinodo amazzonico, si sono affrettati nel far risaltare una noncuranza economica della stessa Chiesa.

Penso che la menzogna fondamentale consista nell’ignorare il male, o, in maniera più sofisticata, nell’incul­care l’idea che abbiamo già individuato la strada giusta. Né la vita né la dignità umana sono questioni risolte o in via di soluzione. Un terzo della popolazione salvadoregna non vive più nel suo Paese e molto peggio avviene in Siria. Il modo di emigrare è molto spesso inumano. Ciò che sta avvenendo nel Mediterraneo è impressionante. E la condotta dei Paesi ricchi fa gridare al cielo: …si mettono d’accordo su molte cose, ma non su cosa fare dei migranti.

Papa Francesco ha posto la Chiesa in una direzione, senza attribuire un carattere assoluto alla dottrina, ma muovendosi tra denuncia e misericordia. L’opzione per i poveri non vuol dire solo amare i poveri, ma anche difenderli da chi fa loro del male, difenderli da chi li impoverisce ancor più… E difendere chi sta in basso si­gnifica sempre storicamente correre rischi. Chi li difende deve essere aperto, preparato e disposto ad af­frontare pericoli.

Dunque c’è un passaggio nell’attenzione della Chiesa: dagli Stati (e perciò dai Concordati!) ai popoli. Non al populismo, che riduce la gente a sgabello del potere, ma alla condivisione, che utilizza gli occhi per vedere quando i popoli sono perseguitati, negletti o scacciati… Come succede per il popolo curdo braccato da Er­dogan, per il popolo palestinese negato da Israele, per il popolo navigante e naufrago dei migranti, figlio di nessuno, messo agli arresti sul mare, e naturalmente per i popoli indigeni, spesso considerati più barbari che civili.

Quindi, indietro non si torna. Di fronte al terrore che avanza, solo la “Contro-Rivoluzione” è possibile. Ma: “La Contro-Rivoluzione – diceva il conte Joseph de Maistre – non è una Rivoluzione di senso contrario, è il contrario della Rivoluzione”.


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