La qualità della nostra vita dipende molto dalla qualità della nostra conoscenza

C’è un tema che costantemente ritorna ad infiammare gli animi e a stimolare discussioni: meglio l’agricoltura biologica o quella convenzionale? Cosa c’è di scientifico nell’agricoltura biodinamica? Bisogna avere paura degli organismi geneticamente modificati?

Le risposte a queste domande si basano molto spesso sul proprio “sentimento” e quindi, come in una discussione da bar dello sport, si finisce spesso a patteggiare per una o per l’altra posizione senza una vera presa di coscienza e consapevolezza su quali possono essere i reali rischi e benefici dei vari tipi di coltivazione e su cosa realmente mettiamo nel piatto che mangiamo.

Inoltre, è possibile ridurre tutto il dibattito in uno sterile pro e contro qualcosa solo su basi puramente ideologiche o per sentito dire?

Proviamo a dare qualche informazione oggettiva e a mettere a confronto, su basi scientifiche, le varie tipologie di agricoltura.

Per agricoltura biologica si intende un metodo di coltivazione i cui standard sono disciplinati in tutti i Paesi nell’Unione Europea dal Regolamento CEE 2092/91, al fine anche di contrastare le numerose frodi che spesso hanno accompagnato il mondo BIO. Tra le caratteristiche dell’agricoltura biologica c’è la rotazione delle colture, la quale evita di coltivare la stessa pianta sullo stesso terreno per più stagioni consecutive. Inoltre, le coltivazioni biologiche DOVREBBERO garantire una maggiore biodiversità, rispetto a quelle convenzionali. L’agricoltura biologica esclude poi, come tale, l’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM).

L’agricoltura biologica sarebbe in qualche modo la figlia, un po’ più evoluta, di quella controversa pratica che è l’agricoltura biodinamica: una sorta di coltura basata su principi esoterici e di procedure magiche, nata in seguito ad un ciclo di lezioni tenute nel 1924 dal filosofo austriaco Rudolf Steiner e sviluppatasi poi in tutta Europa negli anni a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale. L’agricoltura biodinamica, priva completamente di solide evidenze scientifiche, si basa sulle presunte proprietà di alcuni miscugli magici nell’attivare la loro “potenza radiante” nel terreno da coltivare. Sotterrare per esempio vesciche di cervo con dentro dei fiori di achillea, oppure un corno di vacca ripieno di letame, o ancora lasciare della corteccia di quercia a fermentare dentro al teschio di un animale domestico aumenterebbe la fertilità del miscuglio e del letame e conseguentemente la “potenza fertile” del terreno da coltivare.

Quali sono le basi scientifiche di questa tecnica? NON VE NE SONO!!

Una recente review, prendendo in esame i pochi studi condotti sul biodinamico, ha rilevato una superficialità nell’analisi statistica dei risultati ottenuti e una trascuratezza nel riportare in modo chiaro i risultati positivi e negativi dello studio e conclude che: “data la scarsità di letteratura scientifica e l’assenza di dati certi a supporto dell’efficacia dei preparati, non si può distinguere in modo misurabile l’agricoltura biodinamica da quella biologica e non dovrebbe essere raccomandata come pratica supportata da basi scientifiche”.

Gli organismi geneticamente modificati (OGM) sono quelli il cui patrimonio genetico, grazie alle tecniche di ingegneria genetica (tecnica del DNA ricombinante), è stato modificato artificialmente, allo scopo di migliorare alcune caratteristiche di tali organismi, come la resistenza di una pianta ai pesticidi, alla siccità o a determinati parassiti. In realtà, l’uomo, sin dall’inizio della sua storia, ha da sempre cercato di modificare le piante o gli animali per ottenere specie qualitativamente migliori. I nostri antenati non avevano alcuna conoscenza della genetica, ma hanno comunque “influenzato” il DNA di diversi organismi con un processo chiamato “selezione artificiale”. Le prime evidenze di selezione artificiale delle piante risalgono addirittura al 7.800 avanti Cristo. La messa a punto della tecnologia del DNA ricombinante da parte di Chilton, nel 1981, ha permesso poi di ottenere una serie di piante OGM che hanno rappresentato negli anni una vera rivoluzione verde.

Oggi si coltivano diverse piante OGM, soprattutto mais, cotone e colza, ma anche riso, patate, fagioli. L’obiettivo è quello di rendere le coltivazioni OGM resistenti ai parassiti, come il mais, oppure ottenere piantagioni che richiedono una ridotta quantità di acqua, oppure produrre alimenti ricchi di vitamine e minerali, come il riso giallo, oppure alimenti privi di sostanze allergeniche.

I benefici possono quindi essere tanti e sono stati anche “certificati” da diversi studi scientifici. Purtroppo, la parola OGM fa ancora oggi tanta paura perché si pensa che una agricoltura OGM possa danneggiare la biodiversità, o essere pericolosa per la salute. Tuttavia, bisogna dire che si tratta spesso di timori infondati perché gli organismi OGM, al pari di quelli biologici, sono sottoposti a severe regolamentazioni ministeriali sia in materia di produzione che di distribuzione sul mercato.

Inoltre, per fare un esempio concreto, prima dell’avvento del mais OGM, la pianta di mais veniva spesso colpita da un potente e pericoloso parassita, la Piralide, e come tale diventava vulnerabile all’infezione di funghi che potevano produrre le aflatossine, delle sostanze cancerogene per l’uomo anche a basse concentrazioni. Un altro dato preoccupante era che queste aflatossine si potevano trovare anche nel latte di mucche nutrite con mais “naturale” contaminato. Il mais OGM, contenente un gene che codifica per un insetticida naturale che uccide le larve di questi parassiti, ha evitato il rischio di insorgenza di tumori gastrici.

Un altro esempio di “virtù” di pianta OGM è il riso giallo, ricco di vitamina A, normalmente assente dal riso naturale, e pertanto utile per tutte quelle popolazioni che hanno come base della loro dieta il riso e che in carenza di apporto di vitamina A possono andare incontro a disturbi visivi e della crescita nei bambini.

La scelta tra cibo BIO, cibo convenzionale o cibo OGM si basa anche su tante altre convinzioni prive di fondamento.

Si pensa che le coltivazioni BIO non usino i pesticidi. Questo è completamente falso, in quanto l’agricoltura BIO, anche se non usa prodotti di sintesi chimica, usa comunque pesticidi di origine naturale. Tuttavia anche alcune sostante naturali possono essere tossiche; è il caso per esempio del rotenone, un insetticida e acaricida naturale estratto dalle radici di piante tropicali della famiglia delle Leguminose che può provocare vomito, nausea, dolori addominali, tremori, convulsioni, irritazioni cutanee nell’uomo e un’elevata tossicità anche verso i pesci e le api. Per tale motivo è stato bandito dal commercio. Analogamente, i sali di rame, ampiamente utilizzati come fungicidi, sono tossici, si accumulano nel terreno e sono difficili da eliminare.

Inoltre, si pensa che l’agricoltura biologica promuova la biodiversità rispetto all’agricoltura intensiva. Questo è parzialmente vero. Tuttavia bisogna notare che l’agricoltura biologica è meno produttiva di quella convenzionale e questo significa che per ottenere rese paragonabili bisogna coltivare molta più terra. Di conseguenza, l’agricoltura intensiva permette di lasciare incolta una maggiore quantità di terra e di preservarne conseguentemente la biodiversità, specialmente nei paesi in via di sviluppo. L’agricoltura biologica invece, se la si volesse estendere su larga scala per nutrire tutto il pianeta, comporterebbe l’erosione dei suoli; si stima un aumento del 10-20 per cento a causa dell’incremento delle aree coltivate a BIO.

Un altro studio, mettendo a confronto gli articoli scientifici pubblicati negli ultimi 50 anni, ha rilevato come i prodotti biologici e quelli convenzionali abbiano lo stesso contenuto di nutrienti.

In pratica come discutono in un lavoro scientifico la Dr.ssa Verena Seufert e i suoi collaboratori: “Dobbiamo smettere di pensare all’agricoltura biologica e a quella convenzionale come due estremi. Dovremmo pretendere pratiche migliori per entrambe in modo da poter soddisfare i bisogni alimentari globali in maniera sostenibile”.

È importante inoltre non ragionare sempre con la pancia piena; bisogna pensare anche a quelle popolazioni che soffrono la fame e che non possono accontentarsi dei nostri avanzi, ma offrire loro delle coltivazioni resistenti ai parassiti o che richiedono poca acqua garantendo OGM pubblici per le loro esigenze nutrizionali.

Bisogna quindi evitare pregiudizi ideologici e privi di qualsiasi evidenza scientifica contro gli OGM e promuovere invece delle buone pratiche.

La qualità della nostra vita dipende molto dalla qualità della nostra conoscenza.


Fontehttps://pixabay.com/it/close-up-pannocchia-mais-colture-72296/
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Antonio Musarò
Figlio del Salento, abitante del mondo, esploratore della conoscenza. Laurea in Scienze Biologiche, Dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Cellulari alla Sapienza Università di Roma e Research Fellow presso la Harvard University di Boston (USA) dal 1996 al 2000. Attualmente è professore ordinario di Istologia, Embriologia e Biotecnologie Cellulari presso l'Università di Roma "La Sapienza". Le sue ricerche hanno portato ad importanti risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali tra cui Nature, Nature Genetics, Nature Medicine, Cell Metabolism, PNAS, JCB. Da diversi anni è impegnato nella divulgazione scientifica; è coordinatore delle attività di divulgazione scientifica dell'Istituto Pasteur-Italia ed è direttore scientifico della manifestazione “Festa della Scienza” che si svolge annualmente in Salento (Andrano-LE). Il suo motto: appassionato alla verità e amante del dubbio.

3 COMMENTI

  1. Parole chiare e informate contro la superstizione e la scienza dei veggenti. È la strada per migliorare le colture e le teste degli uomini.

  2. Uno scritto di parte e ricco di inesattezze. Nessuna informazione corretta sull’agricoltura Biologica e biodinamica.
    Perché scrivere queste cose?
    L’ambieante? Come guardare al futuro su queste basi? Non capisco

  3. Gentile Giuseppina,
    Dalle sue asserzioni mi sembra di capire che non condivida nulla dell’articolo e lo liquida come da persona esperta del campo.
    Cerco di rispondere alle sue affermazioni e mi piacerebbe discutere nel merito e conoscere le fonti delle sue asserzioni.
    1. Sulla base di cosa scrive che l’articolo è di parte? La voglio confortare e assicurare dicendo che non ho alcun rapporto personale e/o professionale con alcuna multinazionale coinvolta nell’agricoltura integrata o biologica; non ho alcun conflitto di interessi, ma sono solo mosso dal piacere della conoscenza, anche verso argomenti così complessi e controversi, da spendere parte del mio tempo a studiare e documentarmi e proporre quindi una lettura basata sui fatti.
    2. Quali sono le parti dell’articolo che ritiene ricche di inesattezze? E soprattutto qual é la base scientifica per cui ritiene che l’articolo non contenga alcuna informazione corretta sull’agricoltura Biologica e biodinamica??
    3. Perché pensa che non avrei dovuto scrivere le cose che ho scritto, le quali sono basate fondamentalmente su fatti ed evidenze agronomiche e su dati della letteratura scientifica?
    4. Perché pensa che l’ambiente sia più preservato dall’agricoltura biologica?
    5. Cosa c’è di inesatto in quello che ho riportato circa i principi e le tecniche dell’agricoltura biodinamica??
    Mi piacerebbe capire su quali basi invece lei ritiene che quanto riportato nell’articolo sia falso o inesatto.
    Sono abituato, per formazione professionale, a valutare i fatti e non dare troppo peso alle opinioni, perché i fatti si basano sulle evidenze, le opinioni invece sulle credenze popolari e come tali lasciano il tempo che trovano.
    Per ulteriori approfondimenti e per una completa disamina di quanto indicato nell’articolo mi permetto di segnalarle, al seguente link: http://www.fidaf.it/wp-content/uploads/2018/09/LM-FB-AG-2018-Commento-al-rapporto-Cambia-la-terra-2018-di-Federbio1.pdf, l’analisi condotta dagli agronomi Flavio Barozzi e Alberto Guidorzi della Società agraria di Lombardia e dal Prof. Luigi Mariani (Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano) in risposta al Rapporto “Cambia la terra 2018” recentemente promosso da FederBio (https://www.cambialaterra.it/wp/wp-content/uploads/2018/09/Rapporto-CLT-18_web.pdf), oltre ad un recente articolo, sempre sul tema dell’agricoltura biologica, pubblicato di recente sul Messaggero dalla Prof.ssa Elena Cattaneo dell’università di Milano e senatrice a vita : https://www.ilmessaggero.it/economia/news/agricoltura_biologica_pesticidi_elena_cattaneo-4133571.html
    Spero di aver almeno fugato un po’ del suo scetticismo sulle informazioni che ho riportato nell’articolo e mi piacerebbe, se non altro per dovere di cronaca, che lei esplicitasse meglio le sue asserzioni.
    Con cordialità

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