Kjeungskjær Lighthouse (sometimes called The Red Sailor), at Sør-Trøndelag off Ørlandet, Norway on November 13, 2016.

«L’uomo più forte del mondo è colui che sta da solo»

(Henrik Johan Ibsen)

«Dal momento in cui ci abbandoniamo alla massa, non temiamo d’esserne toccati. Nel caso migliore, si è tutti uguali. D’improvviso, poi, sembra che tutto accada all’interno di un unico corpo».

(Elias Canetti da Massa e potere)

Da pugliese, nata in una terra praticamente senza fiumi e senza laghi, amo l’acqua.

Amo i corsi d’acqua che scorrono veloci lungo i fianchi di una montagna. O gli specchi apparentemente immoti, attorno a cui ci sono insediamenti antropici più o meno grandi.

Mi piace anche il mare, in cui lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, si perde.

Perciò, quest’anno (ma inseguivo questa possibilità da tempo), ho deciso di fare una crociera ai fiordi norvegesi.

Premetto che una crociera, di per sé, non era nei miei piani di vacanza perché si sta come in una città galleggiante e flottante, spesso con l’obbligo di divertirsi e di fare baldoria. Ciò che non mi entusiasma affatto!

Per tacer del rischio di mangiare in eccesso e di metter su peso che è tipico dei croceristi esordienti.

E tuttavia, per vedere e godere di queste bellezze naturalistiche, la crociera è l’unico modo che ti permette di addentrarti in quella “stretta insenatura costiera, allungata e profonda, con fianchi ripidi e profilo trasversale a U, caratteristica di regioni montuose sottoposte a glaciazione” che è un fiordo.

La Norvegia, a mio avviso, è lo Stato i cui fiordi sono i più affascinanti e selvaggi, perché i centri abitati, su questa costa frastagliata e attorno a questi specchi di mare così profondamente insinuati, sono rari e contano pochi cittadini che, il più delle volte, abitano in tipiche case di legno opportunamente distanziate le une dalle altre, per mantenere la riservatezza e per tutelarla da sguardi indiscreti.

Le case, poi, sono colorate secondo un’antica tradizione che vuole quelle rosse appartenenti alle fasce sociali più povere della popolazione, quelle bianche ai più benestanti e quelle ocra al ceto medio.

In questo spazio dominato dall’acqua dolce e salata, non è difficile imbattersi in mandrie di vacche e greggi di pecore e capre che pascolano liberamente, serene e felici.

Delle capre poi, animali capaci, a via di brucare, di distruggere qualunque prato, i norvegesi fanno (o meglio, hanno fatto fino a quando non sono diventati un Paese ricco e benestante, grazie alla scoperta dei giacimenti di petrolio e gas naturale tra il Mare di Norvegia e il Mare di Barents nel mare del Nord, alla fine degli anni ’60 del secolo scorso) strumento di conservazione dei tetti.

Oggi perlopiù in ardesia, originariamente, erano composti da sei strati di corteccia di betulla su cui veniva messa a dimora erba intrecciata per le radici affinché il tetto venisse così impermeabilizzato.

Epperò, quando l’erba cominciava a crescere a dismisura, le capre, poste sul tetto, erano felici di nutrirsene.

Le cascate, strisce d’argento che dall’alto dei monti, bassi e arrotondati, scendono impetuose e cariche di acqua purissima, è facile vederle sol facendo girare lo sguardo tutt’intorno.

Betulle, pini silvestri, abeti rossi è comune che ricoprano i sentieri di montagna (fino a un certo punto, almeno) e viaggino insieme a voi ai fianchi delle strade come compagni silenziosi ed imponenti.

La Norvegia, la cui superficie è decisamente più ampia di quella italiana, e che ha poco più di cinque milioni e mezzo di abitanti,  – anche perché molte zone di montagna sono disabitate, come il nord più freddo -, ai miei occhi appare come dominata da un colore verde tendente al blu, con sfumature argentee e grigie.

Gli occhi guardano avidi ad un paesaggio uniforme e sfaccettato allo stesso tempo, dove la natura la fa da padrona e dove le acque sono limpide, le nuvole spesso incombono e il ghiaccio, in distanza, dominante dall’alto, continua a fondere.

Si possono incontrare alci e, più a nord, renne.

E, incredibile a dirsi, i norvegesi producono un buonissimo salame di renna … e di balena!

Qui, infatti, la caccia alla balena non è stata ancora interdetta, come nella UE, e in molti altri Paesi, dove ci sono sanzioni di vario tipo per chi la pratica, o, semplicemente fa commercio della carne del cetaceo, in vendita, ma anche in acquisto.

I norvegesi hanno inventato gli sci.

E si vantano di aver scoperto l’America cinquecento anni prima di Colombo!

Il che, va detto, è assai verosimile, visto che i Vichinghi, antenati dei norvegesi, ma non solo, erano un popolo guerriero, ma anche di navigatori, e non è per nulla improbabile che siano arrivati, con le loro speciali imbarcazioni, fino alle coste dell’attuale Canada.

I norvegesi amano la solitudine, l’aria aperta, le camminate, fare sport sulla neve e in acqua.

E sono legati al loro folklore (vedi alla voce troll, ominidi maligni e crudeli, ma oggi sdoganati, appartenenti alla mitologia norrena, che vivono e lavorano al buio, perché il sole li fa esplodere e trasformare in montagne).

Legati alla tradizione, ai valori familiari, di poche parole, assai pratici, poco inclini a dare importanza all’aspetto estetico, sanno raccontare dei loro avi con parole semplici, ma intense.

Come Margit, splendida signora che, insieme alla sua giovane figlia, ci ha mostrato la sua bellissima casa sul fiordo di Nordfjordeid, ci ha offerto caffè, dolce, gelato e fragole e ci ha raccontato, mostrandoci foto commoventi, di come sua nonna abbia allevato i suoi nipotini quand’era già anziana, con la tipica forza di gente senza orpelli, ma pronta a rimboccarsi le maniche e a fare, piuttosto che a lamentarsi del suo destino di privazioni.

La sua narrazione è stata un’esperienza assai emozionante che, al momento del congedo, mi ha costretta a ricacciare indietro qualche lacrima.

I norvegesi sono tremendamente ligi alle leggi!

Le rispettano con attaccamento al consorzio sociale in cui vivono e di cui sono fieri. I reati sono assai rari e le persone si fidano le une delle altre.

Per questo, forse, aveva ragione la Littizzetto quando, in un accorsatissimo programma televisivo, qualche anno fa, scherzando, ma non troppo, suggerì di dare in appalto, per un certo periodo di tempo, la gestione della res publica italiana alla classe politica norvegese.

Magari!

Potremmo così sperimentare un approccio onesto e capace, di uomini e di donne onesti e capaci, alla conduzione della politica e al raggiungimento delle sue finalità a beneficio dei cittadini e non della casta.

Ma forse i norvegesi non accetterebbero mai di “infognarsi” in un compito tanto difficile. O meglio, quasi impossibile!


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