Il musical “Lorenzo” sulla vita di Don Milani prima, e le fiabe sulla emancipazione e sulla sostenibilità ambientale poi. Oggi il cantautore Riccardo Ceratti ci presenta “NINA”, il suo ultimo singolo, primo brano d’amore della sua discografia, una boccata d’ossigeno nel periodo più buio che attraversa la nostra società.

Ciao, Riccardo. Da dove nasce l’idea di scrivere il tuo ultimo singolo “NINA”?

In verità il brano “NINA” nasce 19 anni orsono, per la parte delle strofe, e solo nell’ultimo mese ho aperto il cassetto immaginario per completarlo, per scrivere il ritornello e registrarlo in studio. Quindi è curioso, una canzone che viene scritta e completata nell’arco temporale di 19 anni. Dedicata a mia moglie, la mia gemella astrale visto che siamo nati lo stesso giorno, lo stesso mese e lo stesso anno, caduti ancora qui, una delle tante dimensioni, dopo una vita precedente dove forse eravamo due alberi o due scoiattoli. Il nostro è un rapporto di fusione delle Anime, a volte ci leggiamo nel pensiero ed in realtà senza di lei non riuscirei a scrivere nulla. La serenità è una condizione di sospensione del tempo, uno stato di grazia che provo quando stiamo insieme, uno schermo di energia positiva pura. Quando al contrario non sono con lei il mondo mi appare per quello che è, nella sua parte più viscida e schifosa.

Perché hai deciso solo adesso di cimentarti con un brano d’amore?

Ho sentito che era il momento di uscire con questa canzone d’amore, nel periodo più brutto che collettivamente stiamo vivendo dalla seconda guerra mondiale; serviva a me una boccata d’ossigeno e visto i feedback che abbiamo ricevuto anche ai tanti che l’hanno ascoltata ed apprezzata. I signori della guerra ci chiamano in maniera dispregiativa “anime belle”, per la nostra idea di società, ma se chiediamo ad un soldato che muore sono convinto che se potesse cambierebbe tutto della sua vita un istante prima di immolarsi. Morire per chi? Morire perché? Minacce di apocalisse, di un conflitto nucleare per la vittoria di chi? I popoli non vogliono la guerra, la guerra è un affare per ricchi che infatti non la fanno, il demone più oscuro, dove viene sfregata la lampada e vengono liberati gli orchi. Da queste considerazioni ho sentito che era il momento di una piccola canzone d’amore, appunto, una boccata d’aria pura.

Il musical sulla vita di Don Lorenzo Milani prima, e le fiabe sulla emancipazione e sulla sostenibilità ambientale poi. Cos’hanno in comune le tue precedenti produzioni con la stesura di questo pezzo?

Il viaggio. Il sacro Santo viaggio. Don Milani, fiabe in forma canzone che parlano di emancipazione, amore, rabbia, emarginazione, il navigare a vista. Dentro c’è tutto. La vita è esattamente come l’Arte, non puoi fare arte solo per il denaro, non puoi vivere senza sporcarti le mani. La condizione per non cadere nella trappola dei signori del mondo è fare quello che meglio riusciamo a fare e condividerlo, senza agire solo per interessi. “Gratis avete ricevuto e gratis date”. Ti ricorda qualcuno? Non si può cantare la rabbia e vivere a Montecarlo. Occorre che apriamo le antenne e guardiamo bene la condizione sociale degli “oratori”, da chi arrivano i messaggi, dal tenore di vita di chi parla ai lavoratori, alle partite iva, ai piccoli negozianti, agli artigiani, ai disoccupati. Da quale pulpito. Il comune denominatore è tornare a prendere consapevolezza che siamo come non mai immersi nella lotta di classe, condizione che il mainstream con i suoi media, i suoi giochi a premi, le sue distrazioni di massa nascondono con precisione scientifica. Ospedali, scuole, salari, ascensore sociale, giovani che lasciano il paese, spopolamento, eccetera eccetera, questi i temi che spesso tratto nei miei brani, il cambiamento di rotta è li.

Progetti futuri?

I concerti, nuove canzoni. Ho in programma un brano con giovane trapper di cui per ora non posso fare il nome, dove evidenzieremo i tempi che i ragazzi di oggi vivono, rispetto a quelli che hanno vissuto musicisti come me. Giocheremo su questo dualismo temporale, le mie generazioni hanno fallito, alle nuove restano le ceneri di una società che è stata. Più umana, più solidale, con una redistribuzione del reddito che era regolamentato da strumenti come la scala mobile, e non quella di un centro commerciale! Ecco Miky, vedi, le fasi di passaggio sono decisive, per una civiltà che come la nostra mostra chiari segnali di tramonto; fa correre il criceto senza neanche più l’illusione del pezzetto di formaggio. Ci sostituiranno l’intelligenza artificiale ed i robot, almeno così pare. Almeno così ci raccontano.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.