Odysseo o, se preferite, Ulisse. Il navigatore per eccellenza. L’archetipo attorno a cui ruota la civiltà mediterranea, l’idea stessa che di civiltà il Mediterraneo, vale a dire l’Occidente, ha da millenni coltivato.

Ulisse, quello di Omero, torna ad Itaca dopo un viaggio durato 10 anni e un’assenza durata 20.

 

Ulisse, quello di Dante, riparte da Itaca perché la sete di conoscenza è più forte dell’amore della moglie e del figlio.

E perché le colonne d’Ercole rappresentavano un limite troppo forte per essere accettato.

“… fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”:

non occorre aver studiato al Liceo per riconoscere questi versi del XXVI dell’Inferno e subirne ancora oggi tutto il loro fascino.

Appare evidente, a questo punto, l’ambizione, anche la pretenziosità, di una testata che sceglie, come proprio titolo, nientemeno che il nome del campione della conoscenza.

In nostra parziale difesa, arriva il payoff o sottotitolo che abbiamo, non senza fatica, individuato per la nostra testata e che dà il titolo anche a questo editoriale numero uno: navigatori d’esperienza.

Come a dire: non ci sentiamo “campioni”, ma navigatori; non abbiamo conoscenza da sciorinare, ma da cercare. Da sperimentare. E da condividere.

I nostri “marinai/autori” sono viaggiatori. Esplorano il mondo. Sono navigatori d’esperienza ed esperti navigatori. Non ci parlano degli USA, della Cina, dell’Europa che hanno imparato dai libri. Ci parlano dell’Europa, della Cina, degli USA in cui vivono. Ci portano la loro esperienza e la loro professionalità. Sono espressioni d’eccellenza del nostro territorio e lo interconnettono con il mondo.

Chiaro che, oggi, “navigare” significa internet e internet significa, appunto, “interconnessione”.

Proprio davanti a questa parola abbiamo incominciato a riflettere, all’inizio della nostra avventura, anzi: del nostro viaggio.

Ci siamo resi conti che il mondo è troppo grande per essere ristretto alla nostra città e che, per capire la propria città, bisogna conoscere il mondo.

D’altra parte, non c’è possibilità di conoscenza del mondo, se non a partire dalla propria città ed ecco la forza dell’interconnessione: ai nostri autori, e da oggi ai nostri lettori, chiediamo di aiutarci a vedere la nostra città dal mondo e il mondo dalla nostra città.

Per capire, non per sentenziare. Per vivere, magari un pochino meglio. In consapevolezza. Di nuovo: in condivisione.

Ulisse, per continuare il viaggio, ha dovuto lasciare Itaca. Noi siamo più fortunati e non abbiamo bisogno di essere eroi, come lui.

Possiamo viaggiare restando a casa e restare a casa viaggiando.

Salpiamo?


Articolo successivoPerchè gli esami mi dicono che non ho niente, ma io continuo a stare male?
Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...