
Alla cortese attenzione di Donald
Guidare un mezzo, come guidare un Paese, decidendo le sorti di un intero pianeta, a marce spedite verso una tirannia sussurrata, retromarcia di una civiltà regolata dalla legge del più forte.
Folle o abile stratega affarista? L’ardua sentenza su Trump potrebbe non dirimersi mai e abbracciare entrambe le facce di una medaglia utilizzata a soldo di interessi imprenditoriali che sterminano popoli e culture, totalitarismi che sopprimono l’inevitabile evoluzione umana, con un cenno alla storia che si ripete, l’eterno ritorno di una lucidità persa e mai ritrovata, comandare sopra tutto e tutti, con l’accentratrice superbia di chi detiene il potere per far lievitare il proprio ego.
Lo diceva Platone, 2400 anni fa, nella sua Repubblica il tiranno era un uomo infelice e, per questo, incline alla violenza; ce lo raccontano Svetonio e Tacito quando parlano di Caligola, che nominò console il suo cavallo, mostrando sbalzi d’umore che sfociavano in torture ed esecuzioni, e di Nerone che uccise la madre Agrippina.
La Mar-a-Lago di Tiberio era Capri, mentre Claudio, affetto da paralisi cerebrale, era succube di sua moglie Messalina. Alla fine del 1300, invece, in Francia, Carlo VI, credeva di essere un lupo mannaro, facendosi costruire intorno barre di ferro a causa del suo fisico rachitico. Dal disturbo bipolare di Filippo V di Spagna, nel 1700, alla personalità “avvelenata” di Giorgio III, sovrano inglese che conferiva con interlocutori immaginari, fino a Ludwig di Baviera, “Re delle Fiabe”, deposto dopo aver costruito due splendidi castelli fatati, divenuti Patrimonio dell’Unesco.
Forse non tutti sanno che il “Va pensiero” di Verdi ha come protagonista Nabucodonosor II, dittatore ante litteram babilonese, reo di aver perseguitato gli ebrei ma anche architetto dei giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo. La Bibbia narra anche della sua singolarità quando al termine del suo regno si ritirò nel deserto vivendo come un animale, nutrendosi di erba per poi rinsavire sette anni dopo.
Mancanza di empatia, bugie ripetute, scatti di rabbia, impulsività e assenza di rimorso. Sono alcuni dei sintomi elencati dal manuale della Società Americana di Psichiatria per i soggetti sociopatici.
Alla cortese attenzione di Donald.
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