
“La mia casa, le mie regole…” epitaffio di una tazza di caffè, degna conclusione di “Cena con delitto – Knives out“, film scritto, diretto e sceneggiato da Rian Johnson, distribuito Media Rights Capital, T-Street e Leone Film Group / 01 Distribution e prodotto dallo stesso Johnson con Ram Bergman.
Con un cast stellare che comprende Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Toni Collette, Don Johnson, Michael Shannon, Lakeith Stanfield, Katherine Langford, Jaeden Martell e Christopher Plummer, la pellicola, pluricandidata ai Golden Globes, prodromi degli Oscar, incarna, alla perfezione, lo stereotipo del giallo, con una struttura classicheggiante che pare ammiccare a plot intricati e ben contestualizzati, facendo il verso ad habituè del genere deduttivo, come ad esempio ”La Signora in giallo”, miniserie degli Anni Ottanta interpretata da Angela Lansbury e citata all’interno del film.
Il suicidio dello scrittore di romanzi gialli, Harlan Thrombey, risveglia le diatribe di una ricca famiglia che abita un castello arredato di copiosi rimpianti e anacronistici cimeli, un palcoscenico teatrale preconfezionato, oggetti alla rinfusa che ricordano le ambientazioni oniriche dei Fratelli Forman. L’investigatore privato Benoit Blanc, chiamato a risolvere il caso da un misterioso mandante, illude lo spettatore annaspando, cum grano salis, con le stesse titubanze di un Tenente Colombo qualsiasi, rivelando, però, le qualità attoriali di un Daniel Craig che, svestiti i panni di James Bond, fiuta, da buon segugio, ogni traccia, servendosi dell’infermiera Marta Cabrera, bocca rigurgitante di mezze verità.
Volutamente agee, l’interpretazione di Plummer, nel ruolo di Thrombey, regala freschezza e industria, l’ingegno latino di chi ne sa una più del diavolo. E questo, in effetti, è un viaggio all’inferno dantesco, con figli e nipoti che vagano nel limbo della menzogna, manigoldi e traditori partecipano ad una festa al gusto di addio, mendaci indossano maschere di pirandelliana memoria, svelando, a tratti, la propria identità passibile di qualunque fondato sospetto.
Successo di pubblico e critica, “Cena con delitto – Knives out“ descrive la lenta ma interessante agonia di un testamento contestato, tontina che salvaguardia l’ultimo superstite, il meno ambiguo, onestà che trafigge come una fallace pugnalata alla schiena, lame non appuntite che uccidono senza colpo ferire, è la morfina che ci tiene incollati allo schermo, il rapporto epistolare che riemerge dalle pagine bianche del nulla, una casa, alcune regole, un crimine a cui approcciarsi asserragliandosi dietro la fatalistica convinzione dell’eutanasia.























