Sono passati sessant’anni dalla morte misteriosa del fondatore dell’ENI, una figura capace di contrastare i poteri forti in nome del bene nazionale.

Sono passati sessant’anni dall’incidente che è costata la vita a Enrico Mattei, uno degli imprenditori più importanti del panorama italiano del dopoguerra, capace di rompere il monopolio delle Sette Sorelle anglo americane, incarnando un motto caro ad Alcide De Gasperi :”Noi non siamo servi dell’America, né nemici della Russia: difendiamo l’Italia”. Il Presidente Mattarella, nel giorno della commemorazione, ha parlato di “un costruttore della Repubblica”, che “sfilò a Milano con gli altri comandanti alla testa del corteo che celebrava, il 6 maggio 1945, la liberazione della città dalle forze nazifasciste. Fu uomo delle istituzioni, eletto Deputato al Parlamento dell’Italia democratica”.

Ma chi fu Enrico Mattei?

Mattei fu il classico personaggio antisistema, che si oppose alla supremazia anglo-americana nel mercato del petrolio, andando a chiudere abilmente accordi con il mondo arabo e con l’Unione Sovietica, per garantire al nostro paese le materie prime di cui era carente. L’ascesa internazionale dell’ENI ebbe inizio nel marzo 1957, allorquando Mattei volò a Teheran per firmare un accordo con la National Iranian Oil Company, che fu osteggiato dal gruppo delle Sette Sorelle. Ma il loro tentativo non andò in porto e Mattei si impose come grande stratega, come protagonista nell’industria dell’oro nero. Anche in Egitto l’ENI riuscì ad acquisire progressivamente la compagnia nazionale, grazie anche alle astute manovre messe in atto da Mattei durante la crisi di Suez, in favore di Nasser. Poi ci fu l’intesa col Sudan nel 1959, con la Tunisia nel 1961 e con la Nigeria nel 1962. Mattei fu insomma abile ad andare a colmare la ben nota penuria di materie prime con accordi internazionali che andavano oltre il vago interesse, affari che soddisfacevano entrambe le parti, cosa che le grandi compagnie non garantivano. Ad esempio le Sette Sorelle avevano imposto royalties disoneste, che prevedevano il 25 % al Paese produttore, incassando il restante 75% . Mattei allora introdusse la cosiddetta “Formula Mattei”, consistente nel suddividere in parti eguali gli utili tra il Paese concedente e la compagnia concessionaria. Mattei era uno che ci vedeva lungo e le sue scelte politiche erano volte a scovare nuove fette di mercato e di territori. Appoggiò il Fronte di Liberazione in Algeria contro il colonialismo francese, con l’interesse, e il sogno, di avviare ricerche nel Fezzan, non toccato dalle Sette Sorelle. L’interesse nazionale prima di tutto e allora anche l’URSS divenne un partner commerciale da tenere in conto. Nel 1960 Mattei chiuse un accordo  commerciale con i sovietici che prevedeva quantitativi crescenti di greggio a buon prezzo. Mattei si attirò in quell’occasione le ire della NATO e della neonata Comunità Economica Europea che lo definì “traditore” e “irresponsabile”.

Di Mattei si ricorda anche il gusto per l’estetica, come viene ricordato da un’intervista di Giulio Sapelli a Giorgio Foà: “Mattei… la sua preoccupazione era il modo di vendere il petrolio in stazioni di servizio esemplari: «Ci deve essere la bellezza». E noi eravamo molto fieri di questo… «Le cose dell’Agip Petroli sono le più belle… si  distinguono…» Mi ricordo che si preoccupava anche per le raffinerie. E questa potrebbe essere una caratteristica frequente, generale o almeno molto frequente di quelli che riescono a essere poi, come imprenditori, dei leader di uomini e a ottenere questo pieno coinvolgimento e questa soddisfazione di chi lavora con loro”. Ma la sua era anche attenzione al personale che lavorava nelle sue aziende e per il territorio, l’ambiente circostante.

Resta irrisolto il mistero della sua morte. Si sa che Enrico Mattei scampò ad un primo attentato, datato 8 gennaio 1962. Il 26 ottobre invece l’aereo dell’imprenditore esplose in volo tra le 18:58 e le 18:59 nel cielo di Bascapè. Depistaggi, omissioni e ipotesi non rendono giustizia a uno degli attentati più misteriosi della storia italiana.

Mattei è stato un personaggio importante della storia economica del Nostro Paese perché ha anteposto anzitutto l’interesse nazionale a qualsiasi altra cosa, senza tener conto delle varie pressioni politiche che provenivano da più parti, sia interne che estere. Non sempre tuttavia riuscì ad avere la meglio sugli americani, che pretendevano di dominare il mercato e di “indurre un Paese che abbia intenzione di nazionalizzare la propria industria petrolifera a rinunciarvi”. Per le perforazioni in Pianura Padana Mattei dovette per forza rivolgersi a loro. Ma la sua bravura sta nell’aver sottratto alle Sette Sorelle porzioni importanti di mercato facendo del “Cane  sei zampe” un competitor temibile. Sappiamo benissimo che l’Italia vivrà un periodo buio per via dell’aumento del prezzo delle materie prime, che ha già un impatto sulla produzione e sull’inflazione. Un solo dato ci deve far pensare: l’energia costerà il 70% in più rispetto ai nostri confinanti francesi. Non sembra che le misure politiche messe in atto e le precipitose intese sul gas con Algeria e Azerbaijan abbiano giovato più tanto. Chissà quali intuizioni avrebbe avuto nell’attuale crisi Enrico Mattei.


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