USA e getta…

Cambiando il menù a base di risotti e sufflè con piatti più pruriginosi “piccanti”: penne all’arrabbiata, gulasch all’ungherese, pizza alla diavola… e che se li porti…uno non pensa, poi, ad eventuali esaltazioni gastriche da far temere forti mal di pancia e dissenteria a non finire. Le “spie” del “cruscotto” segnano già in russo. Sia le disfunzioni che accusa il navigatore, Zelenski sia i “briganti” di “cucina”, che non vedono più lontano dalle proprie “batterie”, sia gli chefs dalle mani bucate, chi comanda in salotto: tutti hanno preso cicale americane dagli occhi rossi, per granchi nostrani, salentini.

Le ricette arrivano da lontano e ce n’è per tutti i gusti, ma più per saperle cucinare, è farle mangiare, che ce ne vuole: sono tutte indigeste. Con gli scarsi e mal preparati camerieri, poi, distratti e mal pagati e che non sanno da dove iniziare, se dagli aperitivi oppure dall’amaro, dopo d’aver servito già la frutta: il sedersi a tavola, non lo si raccomanda a nessuno.

Arriva ancora qualcuno ad offrir brodaglie (armamenti da disfarsene), dove mancano sia Chefs veri sia la minima esperienza per fare dell’ottimo “brodo”. Ecco che con la prossima stagione estiva cominciano a scarseggiare le richieste di manodopera dal settore gastronomia: di cuochi, camerieri, Chef de Rang, Commis, sommelier, lavapiatti: chi l’avrebbe mai detto?  Siamo un Paese che vanta gastronomia di prima “qualità”, si fa per dire, eppure…

Oggi, molti componenti delle ottime vecchie briganti, pardon, brigate di cucina, si sono offerti come Foreign fighters, dove ci si guadagna molto di più, ma col rischio del TFR che potrebbe andare al milite ignoto…

Queste “brigate” si sono “armate” di forchettoni, mestoli, coltelli da cucina, grembiuli a mo’ di corazze, chinois in testa come elmetti protettivi, sac a poche per la refurtiva… è così equipaggiate che si presentano sul posto di “lavoro”

Sono persone, arrivate sul teatro della “cerimonia di divorzio”, verranno affiancate ai tanti macellai che si trovano già a sezionare i “capi”: si può immaginare i menù da offrire…

Non parliamo di pescato fresco poi…coi tanti sottomarini inquinanti e le flotte di ogni Paese alla caccia del primo “Tonno” da colpire: sarebbe meglio farne a meno del probabile, nuovo retato e optare meglio per quello in scatola. A questo punto, non solo le paranze di Mazara del vallo, Manfredonia e San Benedetto del Tronto avranno tirato i remi in barca.

Il problema va al di là del pensare, visto come stanno messo le cose. Con il Covid-19 e le sue tante varianti, le sanzioni inflitte a destra e a manca e il divieto a certi turisti, sia da una parte sia dall’altra, di varcare le proprie frontiere, inciderà moltissima l’attesa di veder seduto qualcuno a mensa.

Il business dei ristoranti, sarà certamente fallimentare. Gli USA e “getta” poi, che si mantengono alla larga dalla mattanza, intenti come sono a rifilare i loro prodotti “per la fame”: non fanno altro che svolgere la loro lucrosa attività. Qualche reception che rimarrà aperta per fronteggiare la debole richiesta di coperti, si dovrà accontentare di clienti che arrivano coi barconi dall’Africa. Pure dei i tanti che scappano dai Paesi infastiditi dal “rumoreggiare” di certi “piatti”, non consoni ai bassi e riprovevoli livelli di etica e galateo.  A queste masse raminghe bisogna che si tenga conto, senza lasciarle in fila alle mense di carità o farli dormire in hotels con miriade di stelle…

Per le frotte di disperati, preventivamente, bisogna si accaparrino gli ultimi stock di cuoscous da mettergli nel piatto, con ascelle di pollo, purtroppo: i” maiali” ce li terremo nei “nostri porcili”, dove s’ingrasseranno a vista d’occhi, a spese nostre.

Con la chiusura dei ristoranti e la scarsità dei prodotti nei supermercati, molti ci stiamo già improvvisando “potager”. Si spera di andar per campi “inquinati” ma non ancor minati, a racimolare verdure spontanee, con l’accortezza di non danneggiarne le radici…per probabili, intensive rivisitazioni. Gli “entremetier” andranno scomparendo per mancanza di prodotti commestibili appunto. Si spera non aumentino i boucher e i grillardin: con la già tanta “carne” a disposizione e mancanza di celle frigorifero per via delle ritorsioni russe sul gas, sarebbe uno sconsiderato sciupio, mattarne oltre…

A proposito di carne: per dirla alla trilussiana maniera, si baderà bene di sterilizzare gli attrezzi per fare in modo che si macelli con tutta l’igiene possibile. Resta il problema di “benedire” la “ricorrenza-divorzio”. Cirillo I, da una parte e Francesco I dall’altra: primi tutti e due, ma non è questa la loro discordia… è meglio lasciarli ai loro dogmi. È così, per simili ricorrenze, è meglio interpellare uno dei tanti diavoli scegliendolo da questo inferno terrestre, piuttosto che scomodare i santi dal cielo.


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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.