
«Una buona parte degli italiani vivrebbe nel fascismo come dentro la propria pelle. Magari dentro a un fascismo meno coreografico: ma fascismo. Un regime che non dia la preoccupazione di pensare, di valutare, di scegliere»
(Leonardo Sciascia)
«Quid licet Iovi non licet bovi»
(Trad: «Quello che è permesso a Giove non è permesso al bue»,
antico proverbio latino di origine incerta)
In tutta franchezza, comincio a essere seccata, dolce eufemismo, dall’aria che tira.
Ed è un’aria pesante e che inizia ad essere irrespirabile.
Sono assolutamente convinta che tutti abbiano il diritto di dire quello che pensano, purché entro limiti precisi di continenza, ovvero di rispetto delle persone, non delle loro idee, che sono sempre discutibili.
Purché con una lingua che non indulga alla villania e al trivio.
Posso dire che le tue idee fanno schifo, non che sei una persona spregevole, o malata di mente, o deviata o illiberale o ignorante solo perché non condivido quello che pensi. Anche perché, di solito, chi attacca il ragionatore, piuttosto che il ragionamento , evidentemente, non ha argomenti per contestare, contrastare e demolire il pensiero dell’interlocutore.
Ma è ciò che da un po’ di tempo a questa parte sta accadendo in questo Paese (insisto con la maiuscola, nonostante tutto …).
Ad esempio, già dalla assai discutibile presidenza Napolitano (e forse, prima ancora, da quella Ciampi), criticare il Quirinale è diventato tabù.
Il presidente della Repubblica è sacro e inviolabile e le sue parole puro distillato di verità. Ricordiamoci che “Re Giorgio” (cit.) pretese ed ottenne (dalla Corte Costituzionale) di far distruggere il supporto informatico dei file con la sua testimonianza nel processo così detto Stato-mafia.
E dopo di lui, l’attuale presidente, corpo mistico della nazione, pare al di sopra di ogni critica, anche quando abdica alla sua terzietà e si fa parte in causa, partecipando all’iter delle leggi, anziché limitarsi a concluderlo, giusto per fare un esempio.
Motivo? Non si può criticare, o meglio attaccare, (perché ogni critica è un attacco!) il presidente della Repubblica. Punto!
Chissà poi perché …E, onestamente, rimpiango i tempi in cui il buon Cossiga rischiò la messa in stato d’accusa per eccesso di esternazione (in realtà per Gladio), o il mai rimpianto Gronchi veniva definito da Montanelli “magliaro”.
Poi c’è Carlo Calenda che è un altro signore che non le manda a dire, una specie di Trump in sedicesimo.
Dalla biografia sconcertantemente disseminata di ostacoli non superati (oggi l’eufemismo mi vien facile!), ma dal fortunoso e fortunato approdo a posti (ben pagati) di responsabilità, insulta chiunque non la pensi come lui con il gravissimo sintagma di “traditore della Patria”.
Specie se detto a un generale!
Per la cronaca, quest’accusa l’ha rivolta a Vannacci per il semplice motivo che il deputato europeo è contrario all’ennesimo finanziamento all’Ucraina volto a farle proseguire una guerra già persa contro la Russia. E Vannacci sarebbe un traditore della Patria perché non vuole far pagare agli italiani i costi di una guerra a noi estranea.
Peccato che Calenda non si renda conto che chi tradisce la Patria è chi viola la Costituzione. E, in particolare, l’art. 11. Ma forse Calenda non lo conosce. E tanti come lui …
Poi, un’altra ossessione diffusa è diventata quella di aggredire chi critica lo Stato d’Israele.
Qui, addirittura, si sta mettendo mano (credo siano i nostri parlamentari a metà dell’iter) ad una legge fortemente proibitiva e liberticida. Che confonde antisionismo con antisemitismo.
Diventerà, a breve, vietato criticare Israele per il genocidio dei Palestinesi che, com’è noto, prosegue tuttora.
Non è che già non lo fosse. Pensate a tutti i cortei pro-Pal che destino hanno avuto. Solo che con la legge in discussione potrebbe diventare reato sanzionabile. Già all’orizzonte si staglia come sarà.
Le prove generali le stanno facendo sulla pelle di Francesca Albanese, accusata d’aver detto parole mai pronunciate ed investita, a livello internazionale, dalle peggiori contumelie e minacce. Da rappresentanti di altissimo livello delle istituzioni, su tutte francesi, tedesche ed italiane.
Ora che la fake news è stata “debunkata” (lasciatemi usare questo neologismo angloderivato, da ventenni informati), mi piacerebbe che quelle stesse persone chiedessero scusa. Ma non accadrà.
Anzi, ci sono richieste di revocare all’Albanese il mandato di “relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati”. Solo perché lei racconta le cose come stanno e non come le edulcorano i politici e i media mainstream.
Ultimo caso di censura eccellente è quello che riguarda il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri.
In un’intervista a una televisione calabrese ha detto che al referendum di marzo “imputati, indagati e massoneria deviata voteranno Sì al referendum”.
Apriti cielo!
Le anime belle e delicate hanno confezionato gragnuole di parole di riprovazione nei confronti del noto magistrato che da anni vive sotto scorta perché rischia ogni giorno la ghirba.
Era evidente che si riferiva al contesto calabrese, dove pure ci saranno brave persone che voteranno Sì per scarsa informazione o per sincero convincimento.
Ma questo è pleonastico, non c’era bisogno di stare a precisarlo. È come quando qualcuno esprime un’opinione e sottolinea, dopo averla esposta, che quello è il suo pensiero: un’ovvietà!
Solo la malafede può aver portato a quest’alzata di scudi, giusto per buttarla in caciara e sperare di convincere qualche elettore indeciso a votare Sì contro questi magistrati “brutti e cattivi”.
Tutto questo a conculcamento della libertà di pensiero e di parola. Degli altri, però.
Mica di loro politici che possono dire quello che gli passa per la testa, ovunque si trovino, scudati, come sono, dalla guarentigia dell’insindacabilità delle opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni.
Privilegio assai elastico, per il vero, – visto che se lo regolano da soli e se lo attribuiscono anche quando partecipano ad una riunione di condominio – quando dovesse mai capitare che qualcuno lo contesti.
Per dire come siamo messi!
























Ho lavorato per anni a servizio della Sanità Pubblica nella Riabilitazione ho creduto di farlo con amore competenza verso famiglie con esperienze negative soggette pertanto al servizio di Riabilitazione …ho seguito corsi di neonatologia per fornire
servizio competente …. oggi i più piccoli pagano una depressione culturale morale di noi adulti non più accettabile. Mi aiuta ad superare questo degrado morale la certezza di aver dato nel mio campo alle mie famiglie competenza e tanto rispetto sentimento…il tempo passa ma i ricordi accompagnano l’esistenza….Al magistrato Gratteri il grazie per testimoniare onestà competenza e sensibilità ..il mondo ce lo chiede… GRAZIE
Ha ragione signora Urbani: dobbiamo dire GRAZIE a Gratteri per la sua onestà, competenza, dedizione. E per il suo grande coraggio.
E anche a Lei per aver fatto il suo dovere con “amore e competenza”. Nonché a tutti gli italiani onesti che ogni giorno si prodigano per il bene comune. Grazie.