In programma dal 20 al 27 luglio, la VI edizione del Festival della Disperazione, presentato dal  Circolo dei Lettori di Andria, un evento internazionale che inorgoglisce la nostra Città e che, partendo appunto da sentimenti di triste torpore, ci restituisce voglia di reagire e di tornare a coltivare la speranza. A parlarcene è uno degli organizzatori della kermesse, Gigi Brandonisio

Ciao, Gigi. “Che fatica sopravvivere!” è  il claim di questa VI edizione del Festival. Come mai?

Mai come quest’anno il Festival della Disperazione, nella sua essenza, è aderente allo spirito con cui è nato. Difficoltà organizzative enormi, penuria di risorse e catastrofi di ogni tipo hanno messo in serio pericolo questa edizione del Festival. Tuttavia, abbiamo imparato negli anni che la disperazione può essere un punto di partenza per reagire e che la speranza, invece, è una trappola. È dalla nostra disperazione che nasce questa sesta edizione del Festival, che, dunque, sopravvive. Ma che fatica! Come sempre ci sarà da ridere e da piangere come solo la disperazione sa fare.

Qual è il fil rouge che unisce gli otto giorni e gli oltre venti incontri che si dipaneranno lungo tutto il mosaico giallo del Festival?

Negli otto giorni di Festival saremo in compagnia di tantissimi ospiti da Luca Barbarossa a Ilaria Gaspari, da Beatrice Schiros alla coppia di filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici. E poi Stefania Maurizi, Enrica Tesio, Andrea Mirò, Guido Catalano, Roberto Mercadini, Luca De Gennaro, Antonio Losito e molti altri che dibatteranno sulla complessità del nostro quotidiano. Il fil rouge è come sempre la Disperazione, declinata su temi e linguaggi trasversali. Basta fare per un attimo mente locale per farsi venire subito in mente diversi temi del presente assai disperanti: dalla guerra alla pandemia, dalla crisi ambientale a quella energetica e così via.

Partecipando agli eventi in programmazione, abbracceremmo la complessità del quotidiano come sintesi fra pianto e sorriso?

Credo che la risposta a questa domanda sia meglio rimandarla a fine Festival. Per il momento ci godiamo un programma ricco di appuntamenti interessanti e di valore. Tra gli ospiti abbiamo, infatti, sia la vincitrice del Premio Campiello Opera Prima, Francesca Valente che la vincitrice del Premio Alessandro Leogrande, Stefania Maurizi. Con loro indagheremo temi assai lontani tra loro: dalle storie dei pazienti psichiatrici al caso wikileaks. Ma, al contempo, nel programma ci sarà spazio anche per l’aspetto comico della disperazione grazie alla verve di Roberto Mercadini e Guido Catalano, ai disastri amorosi di Gioia Salvatori e alle certezze di Ivan Talarico e Daniele Parisi. Insomma l’invito è a scoprire tutti gli incontri del programma. L’invito è sempre lo stesso: non fermarsi ai nomi più conosciuti ma lasciarsi incuriosire anche dalle proposte meno note al grande pubblico.

Perché avete scelto di collocare temporalmente il Festival a luglio, in una sorta di sogno di una notte di mezza estate?

La scelta in realtà è strettamente legata alle difficoltà organizzative con cui quest’anno, nostro malgrado, abbiamo dovuto fare i conti.  Quindi luglio perché prima non ce l’avremmo fatta e perché dopo non ne avremmo avuto più voglia.

Dove si possono acquistare biglietti?

La segreteria del Festival è attiva presso il Museo Diocesano San Riccardo in via De Anellis 46 ad Andria. Il programma è consultabile anche on line sul sito www.festivaldelladisperazione.it


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