
Al di là del sospetto la carezza di un segno di gratitudine
L’amore talora percorre sentieri tortuosi, altre rivela assurde verità ed è nello scenario di una torrida estate pugliese, in una notte buia senza luna né stelle che prende avvio il romanzo noir “La velocità del respiro” pubblicato da Elianto Editore e scritto da un’eccellente Annella Andriani Aloja, scrittrice, promotrice di eventi culturali, attivista per le donne e impegnata in progetti di narrazione nel carcere di Trani con i minori.
Paolo Concini, un investigatore privato, viene trovato da alcuni agenti quasi tramortito con una ferita alla testa.
È solo l’inizio di un intreccio davvero avvincente. Giulia, la donna che Paolo stava per sposare, è sparita cinque anni prima in circostanze poco chiare. La richiesta da parte di un moribondo di parlare solo con Paolo apre altri scenari e tutto riparte in una fitta serie di misteri da svelare.
Giulia non è morta come pensava Paolo, dunque bisogna uscire dal torpore dell’alcool e dipanare l’intricata matassa che la vita pone dinanzi.
L’odio di Chris, cui Paolo aveva rubato la donna, è una sfida da affrontare con coraggio in una densa caligine in cui è bravo chi riesce a sventare le trappole degli assassini.
Paolo corre grandi pericoli e l’autrice è brava nel delineare la perfetta corrispondenza fra le espressioni del viso e degli sguardi e le emozioni represse o taciute o sedimentate per il troppo dolore.
Qual è l’attimo di silenzio che rende pienamente in grado di fornire risposte con raziocinio a ciò che non è facile spiegare né dimostrare?
Quale la fatica di un’assenza che non offre immunità ma solo fotogrammi di memorie da ricomporre muovendo lentamente pedine per carpire la verità?
La destinazione è un implacabile traffico di un’anima affamata d’affetto, stanca della precarietà, sfibrata dal ghigno ironico di una sorte difficile e provocatoria.
Anche il sorriso ammaliante di Aura Rinaldi, vedova di Matteo Ragni, dal corpo flessuoso e abbronzato può essere una trappola ma la complicità dei corpi voluttuosamente congiunti può dare vertigine, consolare e placare vuoti in una combinazione di piacevoli circostanze.
Aura è agli antipodi di Giulia, è il desiderio che cede, è lo scatto felino di una rassegnazione che non può arrivare.
Bizzarra è l’indole che fiuta indizi e ricompone e la sicurezza può giungere da una fondina che dona disinvoltura a chi fino a poco prima vagava alla deriva di un’umanità franta.
Intorno a Paolo ruotano tante figure che delineano un quadro variegato di rivalità e competizioni: nella losca logica del potere conta l’ipocrisia di chi muove le fila del mondo senza venire allo scoperto, convinto che il fallimento non dovrà mai arrivare.
Ma la vita è la velocità di un respiro che salva dai colpi bassi e aiuta a prendere le giuste decisioni creando distanze. La cassa di risonanza è sempre la domanda di riserva, quella più difficile, quella che fa irrigidire.
Le carte possono rimescolarsi all’improvviso, al bordo di certezze da confutare perché è plausibile solo quel che si sente dentro e non inganna.
Al di là del sospetto la carezza di un segno di gratitudine.
Chi decide la nostra sorte? Che strana sensazione la dimenticanza! Eppure nella scacchiera fra Oriente e Occidente c’è sempre un alibi perfetto per confondere le indagini. Ma Paolo non ci casca e la posta in gioco è la vita stessa come rifugio dalla paura e dal rimorso.
Alla fine la tessera smarrita salta fuori come per incanto.























