Quanti di noi avrebbero mai pensato che nel 2020 saremmo stati messi di fronte ad una pandemia globale?

Il Covid-19 ha messo in luce tutti i limiti della nostra società. Tutti i limiti che, per anni, abbiamo tenuto nascosti, di molti dei quali non eravamo neanche a conoscenza.

Quella in atto è una vera e propria rivoluzione. Sotto molti punti di vista. Il Coronavirus ha evidenziato tutte le problematiche possibili e immaginabili, tenendoci, di fatto, fermi. Siamo rimasti immobili durante tutto l’arco della quarantena, fatta eccezione per le situazioni di necessità. E questo stallo ci ha insegnato sicuramente qualcosa.

Ci ritroviamo in una realtà del tutto sconosciuta, che solo i nostri avi hanno conosciuto esattamente ogni 100 anni, con la peste, il colera e l’influenza spagnola. Ogni 100 anni un’epidemia. E questo è un dato che fa anche riflettere, nonostante molti diano “la colpa” al caso. Ma andiamo con calma.

Non eravamo minimamente preparati ad affrontare la realtà nella quale siamo stati catapultati dal Covid-19, nel modo più assoluto. Questa pandemia ci ha insegnato che la società che verrà (e probabilmente il processo è già in atto) sarà meno burocratica e più collettiva. Specie per quanto riguarda il nostro Paese che si sta apprestando alla lentissima risalita. Una risalita immediata è da escludere, ovviamente. Ma pensare ad una lenta (e costante) ripresa è d’obbligo.

Una ripresa sociale, economica, sanitaria. Siamo fortunati perché viviamo in Italia. Le bellezze e le ricchezze della nostra nazione ci impongono di pensare che la risalita avverrà, si spera già in un giro di due, tre anni, che possono sembrare tanti, ma in realtà sono il tempo minimo per immaginare una reale ripresa.

Le piccole e medie imprese sono state le più colpite dal virus. I piccoli bar, le trattorie di famiglia, le piccole aziende, i parrucchieri: questi sono alcuni degli imprenditori che si sono ritrovati a fronteggiare una situazione critica.Ma non solo. Pensate anche a quanta difficoltà stanno avendo i dipendenti o, ancora peggio, i collaboratori senza regolare contratto.

Ribadisco: servirà una società più collegiale e meno burocratica per favorire una lenta ma costante ripresa, con un’economia improntata non più solo sul mero profitto, ma che salvaguardi il benessere delle persone. E questo, in fondo, lo stiamo già facendo con tutte le precauzioni che ci hanno imposto e che noi stessi ci stiamo imponendo.

Tutto ciò ci fa pensare che questa ripresa sarà accompagnata non dal timore, bensì dalla prevenzione. Una prevenzione comune per non renderci nuovamente e ulteriormente vulnerabili nel corso dei prossimi anni.

Diciamocelo. Quanti di noi avrebbero mai pensato che nel 2020 saremmo stati messi di fronte ad una pandemia globale? Pochissimi, a dire tanto. Per questo, il profitto se paragonato alla sicurezza e al benessere delle persone non vale niente. Se il dipendente non è tutelato, a farne le spese è proprio l’impresa. Qualunque essa sia e di qualsiasi settore faccia parte. Il virus non ha fatto distinzioni. Ce lo dobbiamo ricordare sempre.


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