Giorgia Fiori, in arte “Gladiah”, è un’attrice e una cantante che ha fatto della disabilità uno sprone per coltivare l’enorme talento che Madre Natura le ha donato. Il suo cuore non ha mai smesso di battere, ha solo scandito il ritmo di un tempo da vivere a pieno, con le emozioni di una vita dedicata all’ispirazione artistica

Ciao, Giorgia. Da dove nasce lo pseudonimo “Gladiah”?

Il nome l’ho scelto perché ho combattuto per essere qui oggi. Da attrice e amante del cinema poi sicuramente è stata fonte d’ispirazione il mio film preferito “Il Gladiatore”, poiché una delle frasi celebri di quel film dice: “a nessuno capita qualcosa che non sia in grado di superare”. Questa frase è stata molto significativa per me e, pur non avendosconfitto del tutto la malattia, ad oggi posso dire che ho vinto alcune battaglie contro la morte. Ecco perché GLADIAH,una ragazza che lotta e vince. Ho reso la mia invalidità un’opportunità.

L’ultimo singolo “Apatia” contraddice il tuo animo combattivo e determinato nonostante le difficoltà che affronti quotidianamente. Con la discrezione che ti contraddistingue, ti va di parlarcene?

Credo fortemente che non bisogna prendersi mai troppo sul serio, ed è per questo che cerco nei testi delle mie canzoni di giocare con ossimori o contrapposizioni. Perché nella vita tutto può essere il contrario di tutto. L’essere umano per sua natura è permeabile, si evolve e cambia sempre idea. Io ne sono la prova vivente: un giorno, quando avevo 20 anni, il mio cuore si bloccò varie volte. Da allora la mia vita è cambiata ed oggi vivo con la consapevolezza che ogni singolo attimo delle nostre giornate è davvero importante ed è tremendamente inutile dar peso a frivolezze o spendere il nostro tempo ad arrabbiarci per delle sciocchezze. Inoltre dal quel momento ho dovuto abbandonare diverse attività sportive che adoravo, evitare sforzi fisici e soprattutto vivere costantemente monitorata da diversi ospedali. Ho deciso di dedicare la mia vita alla trasformazione del dolore in arte, per questo oggi sono un’attrice e cantante. Ambisco a lasciare su questo mondo un messaggio di positività ed incoraggiamento perché la vita è un dono meraviglioso, per cui lasciamo perdere ciò che ci rende infelici. Spero di diventare un punto di riferimento per molti.

Cosa caratterizza il genere slap/house e come si coniuga con un testo italiano?

La slap house, sottocategoria della musica house, deriva a sua volta dalla deep house ed è ampiamente utilizzataall’estero. La caratteristica che lo contraddistingue è il basso “saltellante”, da qui infatti “SLAP”, strettamente correlato al basso brasiliano, ma con dei suoni meno esplosivi, più melodici e radiofonici. Quando ho iniziato con i miei collaboratori a realizzare questo brano, volevo fortemente creare un prodotto innovativo nel panorama musicale italiano e, soprattutto, alleggerire il carico di tensione della canzone, dato il testo e il significato dello stesso, che non è altro che una descrizione simbolica della società di oggi, paragonata ad una discoteca. Per cui, dopo svariati tentativi,siamo riusciti a creare questa canzone che ha diversi aspetti di sound internazionale abbinati ad un testo in italiano. Può certamente non piacere a tutti il genere, ma se anche per un attimo le persone muoveranno il loro corpo canticchiando le mie parole, allora sarò felice.

Progetti futuri?

È stato un periodo molto produttivo per me. Nonostante abbia scritto la mia prima canzone nel 2015, ho deciso di dedicarmi solo ora al mondo del mercato discografico, trovando nuove ispirazioni proprio da questi sound contaminati dall’estero. Ho in fase di pre-produzione altre 3 canzoni e una collaborazione con un noto dj in corso. Inoltre ho da poco finito di girare un film, che sarà presente al festival di Venezia di quest’anno, nella sezione dedicata al sociale. Spero di raggiungere al più presto i miei obiettivi per condividerli con voi. La condivisione è tutto in questo lavoro!


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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