Scrivere senza secondi fini, la lettura no profit che rivoluziona il modo di approcciarsi alla cultura. È il progetto ambizioso ma realistico della “Manuzio Società Editrice“, una famiglia veneta di sognatori, versi onirici che appartengono a tutti noi e alla nostra idea del domani. Abbiamo chiesto alla Presidente, Francesca Marchetto, di delinearci i contorni di questa lungimirante iniziativa editoriale.

Ciao Francesca! Come descriveresti la nuova realtà editoriale veneta “Manuzio Società Editrice”?

Manuzio Società Editrice è prima di tutto un progetto che si distingue per il suo forte impegno civico. Siamo fermamente convinti che ci sia bisogno di un rinnovamento della nostra società che a noi sembra sempre più chiusa nel proprio orticello, drogata da luoghi comuni e stereotipi, alimentata da slogan talvolta senza senso e da bisogni indotti che offuscano le reali esigenze delle persone. Crediamo che sia fondamentale sviluppare un pensiero critico, suggerire punti di vista alternativi e solo la letteratura può aiutarci a farlo.

Alla già consueta crisi del mercato dell’editoria si è aggiunta la questione Covid. Su di un terreno così poco fertile, come si può riportare, in primo piano, la qualità dei libri facendone della diffusione un valore sociale?

Se come dice il terreno è poco fertile significa che c’è bisogno di concimarlo, e quale miglior concime della letteratura e dell’impegno civico? In realtà la sua domanda contiene un presupposto che non vale per la nostra casa editrice. Abbiamo appositamente scelto di fondare un ente del terzo settore, non profit appunto, per uscire dalle logiche del capitalismo: non facciamo quello che facciamo per trarne un beneficio privato. Quando il talento, la professionalità e l’intelligenza rimangono conchiuse nella logica del vantaggio privatistico risultano sterili: solo se riusciremo ad usarle a beneficio di tutti potremmo dire di aver davvero reso fertile la nostra società.

Sarebbe utopistico intendere diversamente la classica rete di distribuzione, rinunciando agli utili da reinvestire, invece, in altre pubblicazioni?

Non credo affatto che sia utopistico, credo piuttosto che sia necessario. La filiera editoriale è legata a un sistema arcaico che necessita un radicale cambiamento. Lo sono la prova la moria di molte case editrici e di tante, troppe librerie indipendenti e la precaria situazione di moltissimi scrittori costretti a fare altro per campare. Nella logica di Manuzio ogni libro venduto contribuisce a stamparne un altro, che potrà essere venduto o donato alle biblioteche civiche e scolastiche, in questo modo ogni lettore è allo stesso tempo fruitore e produttore di cultura, abbiamo aperto l’era di un nuovo mecenatismo comunitario.

Tre copertine, tre colori: rosso, verde e giallo. I romanzi d’impresa di Alessandro Zaltron, i libri fondamentali di Marco Cavalli e le storie degli apprendisti di bottega del vostro Laboratorio di Scrittura, possono essere considerati filoni che valorizzano il patrimonio culturale della civis?

Assolutamente sì! I fondamentali sono opere di letteratura – la massima espressione dell’intelletto umano e la più fine forma d’arte che l’uomo sia stato in grado di concepire – rappresentano la via per la costruzione di un pensiero critico sul mondo e mezzo di arricchimento personale.

I Romanzi d’impresa® di Alessandro Zaltron sono un nuovo genere letterario che colma un vuoto editoriale. Sono opere che raccontano il mondo del lavoro con parole e stile nuovi e originali; ciò che ha valore nei romanzi di Zaltron non sono i risultati di bilancio o la descrizione di mirabolanti prodotti ma le vicende umane che hanno determinato la storia dell’azienda. Il tempo che le persone dedicano al lavoro è una parte molto importante, anche in termini di ore, giornate, anni, della loro vita: raccontarlo, come fa Zaltron, in forma romanzata significa nobilitarlo attraverso l’arte.

Le storie scritte dal Laboratorio di Scrittura invece rappresentano la voce e la storia del nostro territorio. Sono racconti che vogliono raccogliere la memoria della nostra società proprio nel momento in cui sta profondamento cambiando perché non venga perduta. E lo facciamo dando spazio a giovani talentuosi che venendo a bottega nel nostro Laboratorio non solo hanno l’opportunità di imparare da grandi autori ma hanno anche la garanzia di avere accanto un editore che ha scelto di dare loro fiducia.

Dal punto di vista stilistico, grafica, stampa e punteggiatura sembrano richiamare formati quattrocenteschi, tanto cari proprio ad Aldo Manuzio, primo editore moderno del XV secolo. Questo ritorno al vintage è indice del carattere anacronistico del cartaceo?

Aldo Manuzio è stato il primo e il più grande editore della storia, i suoi libri sono vere opere d’arte, i più belli al mondo; volendo scegliere un canone estetico non potevamo che prediligere il migliore. Manuzio però non possedeva solamente un forte senso estetico, in mente aveva chiaro e preciso un suo programma editoriale, una missione direi: fare in modo che le grandi opere classiche (e del suo tempo) fossero trasmesse ai posteri, in un formato accessibile a tutti. Il nostro è un ritorno al classico che vuole indicare un preciso impegno e la volontà di non sembrare degli editori ma di esserlo davvero, proprio come Aldo Manuzio.

Quale sarà il futuro del Libro?

Per noi il Libro è il suo contenuto e quello che davvero conta, qualunque forma gli si voglia dare, fisica o digitale, è che si possa garantire a un pubblico sempre più vasto l’accesso a opere di valore, garantire agli autori la libertà di espressione e bandire le censure che l’editoria moderna da troppo tempo sta attuando danneggiando nei fatti la nostra società e oscurando gli Autori (non a caso con la A maiuscola) che attraverso la letteratura esprimono opinioni sul nostro presente. Esiste tuttavia un’intima relazione tra il cervello umano e la carta, il volume cartaceo dà sensazioni tattili, olfattive, ha peso e volume è un oggetto che esprime una sua vita propria, cosa che il dispositivo digitale non potrà mai replicare. Nonostante questo non siamo contrari alla tecnologia, tutt’altro! I nostri libri vengono prodotti anche in formato digitale e stiamo pensando di realizzare anche degli audiolibri. In Futuro anteriore di Alessandro Zaltron, disponibile anche in formato ebook, c’è un intero capitolo che racconta la rivoluzione digitale come un viaggio su Discovery one la mitica astronave di 2001 Odissea nello spazio, film cult di Kubrick – invito tutti gli appassionati del mondo digitale a leggerlo, sulla carta o su video!


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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