A tu per tu con il direttore di Odysseo per scoprire insieme a lui la sua nuova fatica editoriale

Caro Direttore, quando hai pensato di “mettere su carta” i tuoi caffè domenicali?

In realtà, ci pensavo da un po’, ma la spinta decisiva è arrivata da più di un lettore affezionato al profumo delle pagine e al piacere di stringere un libro tra le mani.

Da considerazioni d’attualità all’esegesi della Divina Commedia. Qual è il più significativo cambiamento a cui il Caffè è andato incontro nel prosieguo degli anni?

Un caffè col direttore nasce nel dicembre del 2020 e prosegue fino al novembre 2022. L’idea di partenza era quella di invitare i lettori abituali di Odysseo ad una sorta di appuntamento domenicale, giusto il tempo di sorseggiare un caffè e condividere una riflessione sul tempo che viviamo. Non potevo certo immaginare che avremmo attraversato anche lo scoppio della pandemia, il primo lockdown, un’estate di speranza e poi di nuovo la chiusura e l’isolamento pur di contrastare la diffusione del Covid. Ad un certo punto, ho pensato che tanti, troppi italiani non hanno mai letto integralmente la Divina Commedia, che è l’opera madre della nostra lingua. E ho immaginato di legare il caffè domenicale ad una sorta di invito ad approcciarsi ad una narrazione che ci sorprende ancora oggi per la sua straordinaria efficacia e attualità. È così che è nato il Caffè con Dante. Magari un giorno anche questi “chicchi” diventeranno pagine…

Della longevità del libro ha già disquisito Eco, ma l’informazione online ha, definitivamente, rimpiazzato quella stampata?

Più invecchio più abbandono la logica aristotelica fondata sul principio di identità e non contraddizione. Per Aristotele se una cosa è A non può essere non A. I pochi capelli che mi sono rimasti e che tendono sempre più a striarsi di bianco mi stanno insegnando la logica dell’et et: può essere contemporaneamente vera una cosa e anche il suo contrario. Ad esempio, chi di noi non conosce se stesso? Ma chi può affermare di conoscersi del tutto? Quindi, in un certo senso, è vero che ci conosciamo ed è vero che non ci conosciamo mai fino in fondo. A e non A, insieme. E tutte e due vere a modo loro. Succede così con molte altre realtà umane, le più vitali: conosciamo e non conosciamo l’amore, l’amicizia, l’arte, la poesia, la bellezza, il tempo che ci logora e accarezza e via dicendo. Per venire in maniera diretta alla tua domanda: credo che l’informazione online sia una realtà preziosa e dalla quale non poter prescindere, ma sono anch’io legato al profumo della carta che invecchia tra le mie mani. Et et: come la casa editrice che pubblica i Cento caffè di carta. Lol.

La cernita delle cento riflessioni è randomica o segue una logica ben definita?

Nessuna cernita. Ho raccolto e propongo un viaggio durato due anni. Confesso che, nel rileggermi, sono rimasto io stesso stupito dal filo rosso che lega i Caffè tra loro. Sono grato al mio fraterno amico Sabino Zinni che, accettando di scrivere la prefazione, mi ha aiutato a rintracciare quel filo. Tra le altre cose, scrive: « I Cento caffè di carta sono vivi e vitali. Parlano della VITA nella sua interezza e nei suoi dettagli, nelle sue luci e nelle sue ombre, nella sua bellezza e nella sua miseria. Sono carne e sangue, bellezza e poesia, ma anche prosa e dura quotidianità. Il tutto passato al setaccio di una persona come Paolo che vive tutto intensamente ed andando sempre “a cento all’ora”, ma con la capacità di non perdersi nulla del paesaggio che lo circonda  e dei mondi interiori che incrocia e che “ama”». Vabbè, si capisce, scrive un fratello, ma Exupéry ci insegna che non si vede bene che col cuore e perciò sono due volte grato al mio Amico.

Secondo Simone Weil “la gioia è la nostra fuga dal tempo”. Dopo otto anni, quanta gioia ti regala ancora Odysseo?

Mi chiedi di Simone! Proprio colei che mi ha insegnato a non fuggire la contraddizione e a tentare di usarla come i due manici di una pinza per “toccare” la verità… Qui mi fermo sennò non la finisco più. Devo molto a Simone, questo sì. È grazie a lei se, almeno in parte, sono guarito da una sorta di “cerebralismo puro”, molto pericoloso per me e per chi mi ama. Non è che sia del tutto guarito, ma ci provo ancora. Però di sicuro Simone non insegna a fuggire dal tempo, per quanto sia contraddittoriamente innamorata della gioia. Simone, lo dice la sua vita prima che i suoi scritti, ha vissuto fino al midollo il suo tempo, incarnandosi fino in fondo nelle sue lacerazioni, che erano quelle tra le due guerre mondiali e che, improvvisamente, anche noi ci ritroviamo a vivere per via di un folle dittatore che ha deciso di invadere l’Ucraina. Odysseo? Una gioia faticosa che mi è stata donata e che provo quotidianamente a onorare col mio impegno. Con enorme gratitudine. Prima o poi dovrò, però, passare la mano: affrettatevi, io invecchio!

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Paolo Farina, Cento caffè di carta (EtEt edizioni, marzo 2022, pp.230, €15,00).

Chi fosse interessato a organizzare un incontro con l’autore può scrivere a [email protected]


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.