Un linguaggio insolito e ricco di suggestioni quello di Familie Floz, il cui spettacolo cala il sipario sulla XX edizione del Festival

Dopo oltre due settimane di fermento, cala il sipario su questa XX edizione del Festival Castel dei Mondi e, a suggellare il tutto con la sua ultima replica allo Chapiteau, “Hotel Paradiso”.dsc_0168

La compagnia teatrale tedesca “Familie Floz” ha portato in scena gli avvenimenti tragicomici di un piccolo hotel a conduzione familiare, in una serie di vicende umoristiche e noir che intrecciano le storie dei viaggiatori alle incomprensioni interne. Gli attori sono mascherati e non dialogano, ma i loro corpi sono eloquenti e il sottofondo musicale è accordato ai loro sentimenti.dsc_0158

Una sorpresa questa per il pubblico del Castel dei Mondi, che è da subito entrato in sintonia con un linguaggio insolito ed ha accolto con risate e grande partecipazione emotiva quel tacito accordo che si instaura tra attori e fruitori. “Le reazioni cambiano di luogo in luogo – afferma Matteo Fantoni (sul palco nelle vesti del macellaio e di altri sei personaggi minori) – in base alla cultura, alle abitudini sociali, a ciò che si ritiene educato o divertente;  ma soprattutto, è determinante che quel tipo di linguaggio sia o meno già conosciuto”.dsc_0191

“Familie Floz” lavora infatti abitualmente con le maschere, scegliendo un canale non verbale affine a quello della danza, delle marionette o dei film muti, che lascia al pubblico la libertà di illudersi e di suggestionarsi.dsc_0180

“Sono convinto che ogni linguaggio possieda tutto ciò di cui ha bisogno per comunicare pienamente – continua Matteo – L’uso delle maschere di carattere permette di trasmettere informazioni con il corpo,  spesso in secondo piano nel teatro classico, dove sono le parole a farla da padrone; l’attore spesso ammicca verso il pubblico e, con il cosiddetto colpo di maschera, lo invita a farsi coinvolgere nella storia, a farsi suggestionare e a colmare l’assenza di parole attingendo dal proprio vissuto”.dsc_0155

Ma cosa si cela dietro una maschera? Il lavoro si focalizza sulla presa di coscienza del proprio corpo e delle azioni; il testo, che non viene recitato ma è comunque presente nella preparazione dello spettacolo sotto forma di linea guida su cui improvvisare, deve essere interiorizzato e trasposto nella realtà; il corpo deve avere la stessa distanza dalla realtà che possiede la maschera, che è quasi una caricatura, uno stereotipo. Esse hanno un carattere definito pur non manifestando emozioni momentanee poiché il loro vissuto è percepibile, come per gli anziani, dai muscoli facciali più utilizzati durante la vita che si imprimono sul volto.dsc_0194

“Il concepimento di questa rappresentazione avviene nel 2006 – spiega Matteo – subendo poi dei rimaneggiamenti nel 2008. Si è partiti dall’idea di un luogo, l’hotel da cui prende il titolo la rappresentazione, e in seguito sono state sviluppate le vicende familiari che si concludono con la morte dei personaggi, da cui ironicamente si è pensato a Hotel Paradiso. dsc_0160Abbiamo iniziato la preparazione senza maschera e parlando; mano a mano che andavano definendosi i caratteri dei personaggi sono state costruite le maschere e introdotte in scena. A volte capita che maschere progettate per un personaggio non funzionino nel racconto e possano essere usate per un altro carattere o non andare proprio in scena. Esse ci permettono di lavorare su più personaggi e di avere tanti ospiti. Insomma, dopo un lungo lavoro eccoci in giro per il mondo, eccoci oggi ad Andria sul palco del Festival”.