«Un soldato italiano racconta che la sera di Natale partecipava alla messa collettiva anche un prigioniero austriaco. Nel momento in cui l’officiante benedisse la truppa con le parole: “Dio è con noi”, il soldato nemico sussurrò allo scrivente: “Dio è con noi è la stessa invocazione del nostro prete dall’altare”. E chiese: secondo te Dio a chi darà retta?»
(Da un diario di trincea, scritto nella Prima guerra mondiale e conservato nell’Archivio di Pieve Santo Stefano)

«Attenti a non perdere la verità, perché se perdete la verità perdete anche il potere»
(Aldo Moro)

Faccio una premessa doverosa: sono estranea alle dinamiche religiose. Non vado in chiesa neanche nelle feste comandate, né a matrimoni o funerali. E non ci andrò nemmeno al mio.
Le chiese mi piacciono come luoghi di scoperta artistica e culturale, e, talvolta, come luoghi di silenzio e pace.
E tuttavia non ho nulla contro le persone che le frequentano abitualmente perché credo fermamente nella libertà di religione e nel diritto di tutti i credenti, di qualsiasi fede, di praticarne il culto nelle forme e nelle modalità che il rito di ciascuna confessione prevede.
Ecco perché mi ha colpita e mi ha fatto riflettere la decisione delle autorità statali israeliane di impedire, per “ragioni di sicurezza”, che il cardinale, nonché patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, e padre Francesco Ielpo, custode ufficiale della Chiesa cattolica del Santo Sepolcro, accedessero alla Chiesa (dello stesso Santo Sepolcro) per celebrare la messa in occasione della festività delle Palme. Cosa mai successa in precedenza.
Le “ragioni di sicurezza” sarebbero che gli iraniani stanno lanciando missili sul territorio d’Israele, cosa che costringe la popolazione dello stato ebraico a usare i rifugi per sottrarsi alle conseguenze dei bombardamenti. E quindi anche ad impedire ai due rappresentanti della Chiesa di Roma di dir messa.
Detta così la notizia (qualche agenzia di stampa e qualche canale news si sono limitati alle semplici circostanze “fenomeniche” decontestualizzate, come usa nella nostra stampa e affini), sembrerebbe che questi tristi figuri degli iraniani, peraltro di fede musulmana, si stiano divertendo a mettere alla frusta i “poveri israeliani incolpevoli”, creando disagio e terrore tra la popolazione civile.
La realtà è ben diversa, ovvero che l’Iran, inopinatamente attaccato dal combinato disposto bellico di USA e Israele, in violazione di ogni norma del diritto internazionale, sta provando a difendersi, come è suo diritto.
L’Iran ha subito (e continua a subire) violenze gravissime, lutti e distruzioni contro i quali esercita semplicemente il suo diritto alla legittima difesa.
Eppure fa notizia, come è giusto che sia, “questa misura palesemente irragionevole e gravemente sproporzionata” come è stata definita, in una nota congiunta del Patriarcato e della Custodia, la decisione del governo israeliano di sbarrare l’accesso alla chiesa del Santo Sepolcro.
L’ufficio di Netanyahu ha fatto uscire una nota nella quale si legge che “non c’era alcuna intenzione malevola nell’impedire al cardinale Pizzaballa di celebrare la Messa”.
Lo stesso presidente della Repubblica Herzog ha fatto una telefonata di scuse al massimo rappresentante cattolico in Terra Santa, ma ha motivato lo stop attribuendo la colpa del disagio ai soliti iraniani, additati come i veri colpevoli del caos in Medio Oriente.
Siamo al rovesciamento della realtà.
È seguita, poi, la comica litania di “condanne” dell’episodio da parte del nostro presidente del consiglio, del suo ministro degli esteri, di quello della difesa, di qualche altro esponente della maggioranza (e anche dell’opposizione). Tutto perché Pizzaballa non ha potuto dir Messa (sempre per colpa dei “putribondi” iraniani).
Finanche il presidente francese Macron non s’è lasciato scappare l’occasione per dire la sua (sulla piattaforma X).
Ora, va da sé che la libertà di culto è un diritto importante.
Ma tutti questi signori che ci hanno tenuto a manifestare solidarietà a “miliardi di cristiani” rimasti orfani della loro messa celebrata nel luogo più iconico della cristianità il giorno delle Palme, dov’erano quando Israele uccideva come se non ci fosse un domani donne, vecchi, bambini, famiglie palestinesi?
E dove sono, visto che, a minor intensità, ma continua a farlo?
Dove sono mentre i coloni “sfrattano” con brutale violenza assassina dalle loro case i palestinesi in Cisgiordania?
Dov’erano quando Donald e Bibi hanno bombardato l’Iran senza una ragione giuridicamente fondata?
O quando Bibi si è allargato invadendo il Libano e seminando morte e distruzione in quella Terra martoriata?
Balbettavano fonemi incomprensibili, mentre flussi continui di armi continuavano (e continuano) ad arrivare dall’Italia (e da altri stati dell’Unione Europea e non solo) all’esercito israeliano.
Sarà che i cattolici valgono di più dei mussulmani? Domanda sciocca e ingenua, vero?
Sarà che un bambino cattolico che non ha potuto assistere, tramite la televisione, alla messa dal Santo Sepolcro ha più ragioni e diritto a tutela di un bambino cui una mina ha fatto saltare le gambe o una sventagliata di mitra ha tolto la vita, perché islamico?
Perché se fosse così sarebbe una cosa non solo orribile, ma che griderebbe vendetta davanti a Dio.
Per chi in un Dio ci crede, ovviamente.  E crede che ogni essere umano è fatto a Sua immagine e somiglianza, scaturendo da questo principio l’eguaglianza di tutti gli esseri umani.
E scaturendo da questa eguaglianza il diritto alla Vita e alla Pace per tutti, indistintamente.
Non dovremmo dimenticarlo. Mai.


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Nata a Corato, cresciuta a Ruvo di Puglia, mi sono laureata all’Università degli studi di Bari e ho insegnato per 38 anni scolastici tra le province di Milano e di Bari Diritto ed Economia Politica. Mi piacciono i libri, non da bibliofila, ma da lettrice, il cinema e la musica (Prince su tutti) e coltivo queste mie passioni costantemente. Amo la buona compagnia, ma anche un’operosa solitudine. Credo nei valori della libertà, dell’uguaglianza, del rispetto di tutte le persone e di tutte le opinioni. Detesto gli integralismi di ogni forma.

1 COMMENTO

  1. No. Non è bello e giusto solo quello che fa comodo a me, ma lo è pure ciò che aggrada gli altri. L’invio della preghiera ha solo un indirizzo ed è, caso strano? Quello di Dio e di qualunque fede: fede veramente sentita nel rispetto delle altre.

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