La musica è terapia per la società

Quando la musica diventa resilienza, suonano anche i silenzi come fossero trascendenza, una porta verso l’oltre ch’è una combinazione di suoni e cuore. È importante avere orecchio per la musica esattamente come per la vita: è un’armonia continua il profumo dello stupore.

Forse il distico vero è che la musica denuda, spoglia l’anima fino all’inverosimile perché come afferma David Maria Turoldo conta solo il nostro senso di eternità e di sopravvivenza.

La musica non finge, crea costantemente verità, consola i bisogni dell’uomo traducendoli in arte: l’arte di sognare viaggi leggeri, di scavare interiorità, di avvinghiarsi a sorrisi e lacrime, di lasciarsi catturare da ogni traccia di bellezza attaccando il ritmo alla pelle. Se si vive visceralmente di musica, accade che cadano i pregiudizi, le barriere e che la dedizione non sia solo coraggio ma un atto di continua dignità.

«Suono il pentagramma dell’universo» sembra ricordarci Ezio Bosso in una dinamica di rivelazione, perché gli attimi non fuggono, si compongono assieme al tempo fra pause di sensibilità.

Come in un quadro di Klimt l’anelito alla felicità si placa con la poesia dell’esistenza in un abbraccio dall’effetto sinfonico sublimato da poliedrici cromatismi, così Bosso ci ha insegnato come il cuore può venire alla luce e manifestarsi in una narrazione di felicità.

La sinestesia di spiritualità e appagamento dei sensi sui crinali dell’ascolto è fatta di colori, di profumi, di accordi sentiti e vibranti. La vita suona anche nella disabilità, si accompagna all’energia, alla volontà, alla poesia del pòiein che si sfuma nell’azzurro terso di un cielo senza tempesta.

Agli sprazzi di luce si contrappone la forza del sorriso per stare al passo, per non mollare, in un gioco di appartenenze, nella crescita emotiva che cattura e coinvolge. Siamo fatti di bellezza, siamo fatti di acqua, fuoco, terra, aria. Siamo fatti di libertà anche dentro la pioggia, anche dentro la sterilità.

Conta la semina, conta la caduta, conta la rinascita; anche se due dita non rispondono bene, della musica bisogna continuare a prendersi cura come un focolare attorno al quale sedersi e raccontarsi per fare comunità.

È lo sguardo che bisogna orientare, perché la disabilità è negli occhi di chi guarda focalizzando l’attenzione solo sul fatto che una persona cammini con le ruote o senza, nell’assoluta incapacità di cogliere il talento.

Per fortuna l’orchestra dei talenti è una figata pazzesca perché compone il vario paesaggio dell’umanità in un’alchimia di combinazioni! Ci si allena alla pazienza di essere se stessi, a stare in equilibrio, a fissare i dettagli che liberano per risucchiare i vuoti, i baratri, i nemici muti.

La strada del crepuscolo popolata di pregiudizi in una manciata di secondi si apre a spazi più ampi offerti da misteriose connessioni. Allora si sublima la statica del cuore nella percezione di sé e del mondo perché si diventa leggeri come i propri stessi occhi e un po’ incoscienti.

Bosso ci ha indicato un’inversione di tendenza, il recupero della discrezione, il panorama incontaminato di una musica senza troppe sovrastrutture concettuali.

La musica è terapia per la società quando la migliora, quando rompe le curiose ossessioni, quando avvia una rivoluzione personale, quando ribalta i segreti e annusa l’aria pura per vincere, non ad un’ora esatta, ma dinanzi all’essenziale allentando le redini del flusso delle cose.

Come bambini che sanno colorare anche le differenze.

La musica è un rito di vestizione: senza contraddizioni l’anima si avvicina alla salvezza.

Così ogni giorno. Così sempre! Con tocco lieve: come quello di dita che sono fiori leggeri sulla tastiera di un piano.


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Angela Aniello
Angela Aniello è nata a Bitonto nel 1973, si è laureata in Lettere classiche e dal 1998 insegna nella scuola secondaria di primo grado. Da tempo si dedica alla scrittura come vocazione dell’anima. Ha pubblicato nel 1997 il racconto “Un figlio diverso” edito da Arti Grafiche Savarese e, nel 2005, ha pubblicato anche una raccolta di poesie dal titolo “Piccoli sussurri” edito da Editrice Internazionale Libro Italiano. Ha vinto il concorso nazionale Don Tonino Bello nel 1997 e nel 2004, ha conquistato il secondo premio a un certamen di poesia latina, Premio Catullo ad Acerra (Na) e nel febbraio del 2006 è arrivata il suo quarto premio al concorso di poesia d’amore Arden Borghi Santucci. Quest’anno (precisamente a giugno 2018) ha vinto il terzo premio di poesia e il primo premio per il racconto “Anche la paura puzza” al Concorso “La Battaglia in versi”.

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