Giunto alla sua XIX Edizione, il “Premio Diomede” 2018 è stato conferito, lo scorso 7 luglio, presso la Cattedrale di San Sabino, a Canosa di Puglia, all’andriese Don Geremia Acri.

Ha vinto “per la mission dinamica e comunicativa carica di umanità e solidarietà, pregna di valori morali e sociali quali la legalità, la giustizia, la responsabilità verso il bene comune, la pace, l’integrazione culturale, svolta quotidianamente con profonda dedizione ed instancabile energia”:

 Don Geremia Il “Premio Diomede” che ti è stato consegnato il 7 luglio, è un riconoscimento all’opera sociale di valorizzazione del territorio pugliese. In che modo, a tuo parere, la “Casa Accoglienza Santa Maria Goretti” di Andria sensibilizza l’integrazione nella nostra Regione?

La Casa di Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria è considerata da tante persone come il luogo naturale per l’esercizio costate della Carità. La Casa di Accoglienza Santa Maria Goretti cerca ogni giorno di toccare e aiutare gli emarginati e i poveri offrendo interventi sul piano dell’assistenza sociale, sanitaria, della promozione umana del rispetto delle norme, dei diritti ma anche dei propri doveri. Un’opera, che dipende totalmente dalla dedizione e dal sacrificio di tanti volontari pronti ad offrire tempo e professionalità al servizio degli ultimi. Difatti il compito e il vanto della Casa di accoglienza Santa Maria Goretti è di occuparsi degli “ultimi secondo il pensare umano, ma primi nella considerazione e amore di Dio”, compito che vorremmo fosse sempre più condiviso da tutti.

Dopo gli incresciosi episodi legati alle ong Aquarius e Lifeline, temi che la politica protezionistica di Salvini possa inficiare gli effetti positivi ricaduti sulla comunità d’accoglienza andriese fino ad oggi?

Quando si parla alla “pancia” e si manipola la coscienza e l’agire della persona purtroppo si. Personalmente non sono indignato, ma nauseato e stomacato dal modo di parlare, di reagire, di concentrarsi su ciò che non è emergenza e problema, attualmente. Dall’agenda politica mancano le vere priorità per il nostro paese. Politiche familiari, lavoro, innovazione, cultura, scuola, denatalità, dissesto idrogeologico del terreno, corruzione, si sottraggono risorse pubbliche in gratta e vinci, acqua, città dimenticate. Rifiuti, ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione. Situazione sociale dei giovani, dipendenza dalle droghe, gioco d’azzardo e bullismo. Si preferiscono parole pur di ottenere consenso e creare dissenso, si è disposti ad uccidere vita, non solo quella dei migranti, ma anche la nostra di italiani. Iniettare con perenni comizi elettorali, verità intorpidita, per farci morire alla verità e alla bellezza della vita, dell’incontro.

La crisi governativa tra Csu e Cdu, in Germania, rischia di minare non solo i rapporti tra la Merkel e l’Austria, ma anche di limitare, in maniera sostanziosa, il fenomeno dei cosiddetti “movimenti secondari”. Al di là dell’efficienza o meno del Regolamento di Dublino, quale utilità si deve individuare nella equa ricollocazione degli immigrati?

In politica da anni si assiste ad un uso improprio della religiosità ed è un pericolo mortale per l’intera Europa cristiana. Alcune correnti politico razziste intendono rifarsi alla dottrina sociale della Chiesa e questo scivolamento va oltre la visione, che la Chiesa ha presentato, con il Concilio Vaticano II, di rispetto, di apertura e centralità della persona. Per cui queste politiche europee stanno minando le radici culturali della nostra Europa, la libertà e la convivenza delle differenze, principi inscindibili di qualsiasi democrazia. E difatti linguisticamente si preferisce il termine quote a persone, caduta di stile e qualità. Poi massimizzare l’utilità per la equa ricollocazione degli immigrati è una delle scoperte paradossali della nostra Europa multiculturale. Il sogno Europa, è una crocevia di persone in libera circolazione che si incontrano e dialogano per la tessitura di una civiltà umana e solidale.

Come si contrasta la xenofobia tra i giovani?

Il razzismo esiste ed è in mezzo a noi. La procura di tornio

Nonostante oggi si parli della “cultura dell’intercultura”, di società multiculturali e multirazziali in cui sarebbero garantite la libertà di espressione e la tutela dei diritti umani, di fatto questi obiettivi – aspirazioni non sono ancora stati raggiunti proprio a causa di insistenti o rinnovati fenomeni di razzismo, xenofobia, paura dell’altro, odio, rabbia, astio… che creano esclusione e generano una cultura di morte.

Penso che la discriminazione, l’intolleranza, avanzi maggiormente nei Paesi del benessere, dove la spinta all’individualismo è massimi livelli, dove arretra il senso della solidarietà ed una comunione di mezzi e di attività finalizzate al benessere di tutta la collettività. Necessario e vitale è: informare ed informarsi, sensibilizzare e sensibilizzarsi, ed educare ed educarsi, a partire dalle giovani generazioni affinché siano strumento di promozione di una nuova era, di una nuova società globale in cui siano rispettati i diritti umani, i diritti delle persone di tutti, senza distinzioni, senza distinzioni, senza classificazioni…

 La difficoltà principale nell’affrontare il tema del razzismo è quella di rendere evidente il problema, purtroppo è una realtà diffusa la mancanza di consapevolezza; c’è infatti una sorta di rifiuto di vedere e di affrontare il problema. Addirittura, molte persone che affermano di non essere razziste, (non sono razzista ma…) spesso evidenziano poi atteggiamenti di razzismo e intolleranza molto forti. Un primo passo è quello di far emergere il problema, renderlo noto informando e studiando la storia, si studiando, perché tenere viva la memoria dei tragici avvenimenti vissuti e comprenderne le cause profonde sarà di insegnamento e di monito per il futuro. Educare, poi, significa conoscere, conoscere le diverse realtà che ci circondano, scoprirle ed apprezzarle proprio in virtù della loro diversità e della possibilità di un reciproco arricchimento.

I giovani hanno bisogno di strumenti educativi e culturali per difendersi dalla strisciante deriva sociale razzista e xenofoba in atto. Le politiche europee e sociali devono profumatamente investire nei confronti dei giovani, futuro e speranza della nuova civiltà. Solo con la promozione culturale ed educativa possiamo costruire un mondo più umano e più giusto.

A chi dedichi il Premio?

Il premio più importante per me sarebbe non vedere e sentire più soffrire l’umanità di fame, sete, guerra, rifiuti, esclusioni. Questo è assolutamente un traguardo raggiunto “insieme” con volontari e collaboratori, che ogni giorno mi affiancano, condividendo gioie e dolori. L’umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli e sorelle, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non ci sarà pace senza giustizia, ma anche che non c’è verità se non nell’amore-carità: ed è questa la mia speranza.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.