Foto Marco Rosi/LaPresse 29 02 2016 Roma ( Italia ) Sport-Calcio Campionato Serie A Tim 2015-2016 incontro SS Lazio Vs Sassuolo allo Stadio Olimpico di Roma. Nella foto l'arbitro Antonio DamatoFoto Marco Rosi / LaPresse 29 02 2016 Rome ( Italy ) Sport - Calcio - Championship Serie A Tim 2015-2016 Match day SS Lazio Vs Sassuolo at the Olimpic Stadium in Rome. in the photo the referee Antonio Damato

Il successo ad ogni costo è sbagliato, nello sport non ci sono nemici ma solo avversari

Una grande opportunità per gli studenti del Liceo Scientifico Nuzzi, grazie al Forum Giovani Puglia: quella di ascoltare le parole di Antonio Damato, maglia gialla  barlettana, classe 1972.

Il suo discorso, rivolto a noi uomini e donne “in erba”, ci ha illuminato sui valori fondamentali dello sport: l’Amicizia, la Lealtà, la Pace, l’Onore, la Gloria, simboleggiati dai cinque cerchi olimpici.

“L’importante non è vincere, ma partecipare”, il famoso motto pronunziato proprio dal fondatore delle Olimpiadi moderne, Pierre de Coubertin, non è che un corollario di quei principi. Il successo ad ogni costo è sbagliato, nello sport non ci sono nemici ma solo avversari, sono altri corollari.

E, in concomitanza con il venticinquesimo anniversario dell’attentato di Capaci, Antonio Damato ci ha voluto parlare, prima di tutto, di legalità, dell’importanza del rispetto delle regole, nello sport così come nella vita sociale e politica.

Valori, tutti, che sicuramente Antonio Damato, avvocato, conosce bene, poiché il regolamento del gioco è, per l’arbitro, il “pane quotidiano”. Applicare e far rispettare le regole del gioco è il suo mestiere, che implica una loro perfetta conoscenza e molta esperienza in campo. Un lavoro difficile, che implica decisioni rapide, a volte impopolari: “Tante volte tutto lo stadio vede A e l’arbitro vede B, ma spesso i filmati delle riprese durante la partita rivelano che l’arbitro ha avuto ragione”. I margini di errore esistono. “Siamo umani” noi arbitri, ha aggiunto Damato, e ha raccontato di come a volte debbano fare quasi da psicologi in campo, di come certamente esistano rapporti di simpatia o di antipatia, e di come sempre si debba far prevalere il sacrosanto rispetto delle regole.

Sarebbe bello perciò se agli arbitri, a partite concluse, fosse dato più spazio per commentare e spiegare certe loro scelte, senza strumentalizzazioni di loro brevi interventi.

Difficile dire quali cambiamenti potrà portare l’introduzione in Italia, prevista per il prossimo anno, del VAR (video assistant referee), un metodo di arbitraggio approvato nel 2016 dall’International Football Association Board, che prevede la presenza di un assistente addizionale, il quale supporta l’arbitro in campo tramite l’ausilio dei filmati,  in costante comunicazione via radio con il primo, cui spetta, comunque, la decisione finale.

Una professione difficile ma divertente quella dell’arbitro, perché, come ha ribadito più volte Damato, lo sport è soprattutto divertimento.

Dopo un esordio sportivo in atletica dall’età di dieci anni, a sedici Antonio Damato decide di compiere i primi passi nella carriera calcistica. Comincia così il suo percorso da arbitro, che lo ha portato, dopo tanto sudore e sacrificio, ma anche soddisfazioni e vero divertimento, ad arbitrare in serie C, categoria in cui ha collezionato ben 70 presenze, quindi in serie B e finalmente ad esordire nella Serie A, in quella che ricorda essere una delle giornate più importanti della sua vita. Abbiamo ripercorso con lui il 10 dicembre 2006, Catania – Udinese, e percepito sulla nostra pelle la sua tensione prima di entrare in campo, quando con la mente ripercorreva le tappe importanti della sua vita che lo avevano portato a quel giorno e a quel luogo, la tensione durante la partita, con i suoi genitori sugli spalti a godersi il successo e a sostenerlo, come avevano sempre fatto.

Al termine della stagione sportiva 2015-2016 Damato aveva diretto in serie A ben 61 partite.

Dal 1º gennaio 2010 al 1° gennaio scorso, Damato è stato anche arbitro internazionale.

Grazie ancora ad Antonio Damato, che abbiamo apprezzato come uomo ed atleta, e che per un paio d’ore ci ha fatto vivere il grande calcio non da spettatori, ma da protagonisti.