“Le verità scientifiche non si decidono a maggioranza”

(Galileo Galilei)

La crisi di governo, scatenata dal furore mediatico di Matteo Salvini che nella giornata di giovedì 8 agosto ha dichiarato che ormai la spaccatura nel Governo era troppo grande (il pretesto era il voto sulla TAV), invitando il premier Conte a dimettersi, pone una domanda legittima: i vari partiti e movimenti che in queste ore si incontrano, parlano, bisticciano, pongono veti sui nomi hanno veramente voglia di formare un esecutivo che ponga come base il bene e il benessere del paese oppure ognuno mira a salvare e/o a guadagnare una poltrona e un posto al sole?

Ognuno pone le sue condizioni e detta l’agenda su cui costruire l’alleanza.

La condizione di Salvini, che pare voglia ritornare sui suoi passi (non poteva riflettere e contare fino a 10 prima di scatenare la crisi di governo più assurda degli ultimi 10 anni???), è semplice e secca: Impedire che al governo ci vada Renzi e la Boschi: “Le porte e le vie della Lega sono infinite pur di non rivedere Renzi e Boschi al governo”. Quindi sarebbe disposto a concedere all’ex partner di governo, il movimento 5 stelle, tutto quello per cui ha fatto cadere il governo? Quando si dice la coerenza. Del resto è un desiderio il suo facile facile da realizzare se si pensa che anche dalle parti del PD i due (Boschi e Renzi), soprattutto il rottamatore di se stesso, non si fanno proprio tanto amare.

Le condizioni o gli impegni del movimento 5 stelle per formare un nuovo esecutivo con chi che sia sono un po’ più articolati e i punti imprescindibili sono 10, come i dieci comandamenti di biblica memoria (ormai anche loro sono stati fulminati dalla sindrome religiosa di Salvini):

1) Taglio dei parlamentari; “Deve essere un obiettivo di legislatura” (Di Maio).

2) Manovra; “Deve essere equa e contenere la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, il salario minimo, il taglio del cuneo fiscale e misure a sostegno delle famiglie, della natalità, dei disabili e per l’emergenza abitativa” (Di Maio).

3) Ambiente; “Serve un cambio di paradigma” (Di Maio).

4) Informazione; “Se i cittadini pagano il canone hanno diritto ad una tv di qualità” (Di Maio). Chissà per quale motivo in questi 14 mesi gli italiani hanno visto di tutto tranne la qualità!!!

5) Giustizia e Csm; “Dobbiamo dimezzare i tempi della giustizia e riformare i modi di elezione del Csm. I cittadini e le imprese hanno bisogno di una giustizia efficace e veloce” (Di Maio).

6) Autonomia differenziata e riforma enti locali; “Va completato il processo e avviato un piano di cancellazione degli enti inutili” (Di Maio).

7) Legalità; “Carcere per i grandi evasori, inasprimento delle pene per i reati finanziari e per chi organizza i traffici illeciti e serio contrasto a chi organizza l’immigrazione clandestina” (Di Maio).

8) Sud; “Serve un piano straordinario di investimenti per il Sud che contempli anche la creazione di una banca pubblica per gli investimenti” (Di Maio).

9) Banche; “Occorre una riforma del sistema bancario che separi le banche di investimento dalle banche commerciali” (Di Maio).

10) Tutela dei beni comuni; “Dalla scuola all’acqua pubblica fino alla sanità e passando per le infrastrutture che appartengono ai cittadini” (Di Maio).

I punti programmatici del PD sono invece 5 (sconto del 50% rispetto a quelli del movimento 5 stelle):

1) Appartenenza leale all’Unione europea.

2) Pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del Parlamento.

3) Sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale.

4) Svolta delle ricette economiche e sociali, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti.

5) Cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa.

Mettendo a confronto i vari punti programmatici di PD e movimento 5 stelle (M5S) si nota che due punti possono convergere: Ambiente (punti 3 rispettivamente del M5S e PD) e piano di investimenti (punto 8 del M5S e punto 4 del PD).

Una cosa però salta all’occhio: nell’agenda politica dei vari partiti e movimenti manca sempre l’impegno a supportare la ricerca scientifica. Manca in verità dal dibattito politico l’impegno a favorire tutto ciò che ruota intorno al principio cardine di un paese virtuoso: la CULTURA.

Sono ormai decenni che la politica si disinteressa di ricerca scientifica, umiliando spesso il rigoroso lavoro svolto da molti scienziati e ricercatori, creando uno spaventoso esodo a senso unico di tante eccellenze italiane verso istituzioni di ricerca straniere: una “fuga di cervelli”.

Chi rimane si trova poi spesso costretto a fare i conti con una burocrazia ipertrofica e con una crescente riduzione dei finanziamenti pubblici. Basti pensare che l’Italia investe meno di altri Paesi in Ricerca e Sviluppo: 1,33% del PIL contro una media europea pari a 2,03% (Fonte EUROSTAT) e ha un numero di ricercatori, rispetto ad altri paesi dell’eurozona, inferiore in rapporto alla popolazione: 4,73% contro una media europea del 7,40% (Fonte OECD).

C’è poi un altro aspetto preoccupante di chi fa ricerca con modelli animali, il continuo attacco, a volte anche violento, da parte di animalisti accecati da una bieca disinformazione. È notizia di questi giorni della minaccia di morte ricevuta dal professor Marco Tamietto a causa degli esperimenti che sta conducendo sui macachi per comprendere i problemi visivi dovuti alle lesioni cerebrali. “Non sei un ricercatore, sei un assassino. Colpiremo duro te e la tua famiglia”. Questo è il messaggio di una lettera anonima contenuta nella busta con proiettile indirizzata al docente dell’università di Torino.

Secondo la senatrice Elena Cattaneo, il gesto è frutto delle “campagne social violente ed estremiste a base di fake news, che disinformano e manipolano i cittadini, portandoli a vedere nei ricercatori scientifici, cioè proprio in coloro che studiano gravi malattie per comprenderle e trovarne la cura, dei nemici da contrastare, offendere e addirittura minacciare di morte insieme alle loro famiglie”.

Tutto parte da una notizia farlocca costruita per dare in pasto agli odiatori seriali il serio lavoro dei ricercatori. Secondo gli animalisti infatti l’esperimento proposto dal prof. Tamietto renderà ciechi gli animali di laboratorio. Ma cosa c’è di vero? Dove hanno letto questo protocollo sperimentale?

L’ateneo di Torino, dove lavora il prof. Tamietto, ha più volte ribadito che non è come dichiarato dagli animalisti: “Gli animali non verranno resi ciechi – spiegano -, sarà invece prodotta una macchia cieca, circoscritta ad una zona di pochi gradi del loro campo visivo e limitata a un solo lato. A seguito dell’operazione, l’animale resterà in grado di vedere e spostarsi normalmente nell’ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili”.

l progetto del prof. Tamietto ha ricevuto un finanziamento di due milioni di euro dalla Comunità Europea, la quale prima di erogare il finanziamento valuta anche gli aspetti etici e il benessere animale. Il progetto in questione, come tutti i progetti che prevedono l’utilizzo di animali per la sperimentazione, ha superato tutte le verifiche dei vari comitati etici ed è stato approvato nei suoi aspetti scientifici ed etici da una serie di istituzioni e comitati etici, compreso il Ministero della Salute.

Solidarietà quindi al prof. Tamietto per le vili minacce indirizzate a lui e alla sua famiglia.

Serve tornare al pensiero razionale, evitando cortocircuiti comunicativi e legislativi e favorire il vero benessere di un paese civile e democratico: La CULTURA.

Un paese senza cultura scientifica è un paese senza dignità e senza futuro.


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Antonio Musarò
Figlio del Salento, abitante del mondo, esploratore della conoscenza. Laurea in Scienze Biologiche, Dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Cellulari alla Sapienza Università di Roma e Research Fellow presso la Harvard University di Boston (USA) dal 1996 al 2000. Attualmente è professore ordinario di Istologia, Embriologia e Biotecnologie Cellulari presso l'Università di Roma "La Sapienza". Le sue ricerche hanno portato ad importanti risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali tra cui Nature, Nature Genetics, Nature Medicine, Cell Metabolism, PNAS, JCB. Da diversi anni è impegnato nella divulgazione scientifica; è coordinatore delle attività di divulgazione scientifica dell'Istituto Pasteur-Italia ed è direttore scientifico della manifestazione “Festa della Scienza” che si svolge annualmente in Salento (Andrano-LE). Il suo motto: appassionato alla verità e amante del dubbio.

2 COMMENTI

  1. Come componente del CUN e poi Preside di Medicina e Rettore di Roma-Sapienza ho sempre incentivato la ricerca e resa oggettiva la valutazione (il comitato medicina del CUN -cosiddetto 40%- da me coordinato per 15 anni era l’unico che agiva tramite peer review). E perchè i colleghi capissero spiegavo che nella valutazione meritocratica la democrazia non c’entra nulla: a maggioranza “democratica” un ignorante può diventare professore o avere un grant, ma resta comunque ignorante e ignoto alla comunità scientifica. In questo la grande stampa aiuta poco insegue l’eclatante, non la “verità scientifica”, sempre “migliorabile”. Go to Thales, diceva Popper. Ma la politica (e i giornalisti…) per sapere chi sono Popper o Talete devono ricorrere a Google…

  2. Ci sono sicuramente, caro Prof., piccole isole felici in cui la ricerca scientifica occupa, o meglio occupava, un posto di primo piano, ma rimangono pur sempre delle isole. Rimangono tuttavia ancora oggi tante domande senza una vera risposta: Qual è il valore della ricerca scientifica in Italia? Perché non abbiamo un’agenzia della ricerca? Perché alcuni studiosi la osteggiano? Perché ci sono poli di ricerca pubblici che prima di diventare operativi hanno già in cassa un fiume di denaro garantito per legge, mentre il resto del paese arranca?
    Credo che entrambi siamo d’accordo con Galileo: le verità scientifiche non si decidono a maggioranza e concordo con lei che nella valutazione meritocratica la democrazia non c’entra nulla, anzi spesso è di ostacolo al merito. Il filosofo Amiel scriveva che “la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale”.
    Nella nostra epoca purtroppo la mediocrazia nutre di maggiori consensi e considerazione rispetto alla meritocrazia perché la mediocrità è alla portata di tutti, mentre la conoscenza richiede fatica e molto più impegno. Speriamo al ritorno di buone pratiche, anche quelle da lei descritte. L’italia, le università , la scuola, la società civile è ricca di eccellenze. La politica, i decisori, i professionisti di ogni settore devono solo imparare a costruire modelli di valutazione e reclutamento dei migliori. Forse sarebbe sufficiente partire dal metodo scientifico di Galilei, dall’analisi della realtà secondo Telete e dal razionalismo critico di Popper.

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