«I due giorni più importanti della vita sono il giorno in cui sei nato e il giorno in cui scopri il perché»

(Mark Twain)

Mio caro lettore, adorata lettrice,

ho fatto un piccolo test in classe, giorni fa. Ho chiesto ai miei alunni di riassumere in un sol verbo il senso della loro vita. E ho chiesto di rispondere di getto: ciascuno aveva al massimo tre secondi per scegliere il verbo con cui identificare il proprio passato, il proprio presente, soprattutto il proprio futuro. Le risposte sono piovute immediate e bellissime: “vivere”, “scoprire”, “credere”, “scommettere”, “ragionare”, “correre”, “amare”, “sentirmi”, “rischiare” sono solo alcuni esempi di quanto giovani di appena diciotto anni hanno “sparato” senza pensarci due volte…

Per spiegare l’importanza di questo esercizio, ho poi chiesto se sapessero dirmi il significato di “negazione”, quel meccanismo con cui, più o meno inconsciamente, rimuoviamo un problema, piuttosto che guardarlo dritto negli occhi, alla ricerca di una soluzione. Ne è venuta fuori l’immagine dello struzzo: è veloce, ha delle gambe fatte apposta per porsi in salvo dal leone, ma sceglie di mettere la testa sotto la sabbia; si illude che sia sufficiente non vederlo, il leone, per fuggirne le fauci; e invece il leone arriva, mogio mogio, e se lo mangia: se lo struzzo avesse usato le sue gambe, si sarebbe salvato…

Ecco, i miei ragazzi, scegliendo il verbo della loro vita, hanno usato la loro testa e il loro cuore, non si sono fatti bloccare dalla paura di rispondere, hanno corso con le loro gambe. Meraviglioso. Li adoro. Lo so, il mio è un giudizio di parte, ma “non si vede bene che col cuore”, giusto?

Ho così immaginato di fare la stessa domanda anche a te: se dovessi riassumere la tua vita in un sol verbo, se avessi solo tre secondi per sceglierlo, cosa diresti?

Please, no bluff: non devi rispondere a me. Solo a te stesso, a te stessa… E zero regole: non c’è censura. Unica esigenza: essere autentici. Del resto, stai parlando con te stesso, con te stessa. O forse è proprio questo che ci imbarazza? Quando ci preoccupiamo di apparire felici, di successo, persone ragionevoli e “per bene”, un discorso ber argomentato, preparato come si deve, con fiocchi e controfiocchi, si fa sempre in tempo a imbastirlo. Ma prendere la propria vita e riassumerla in un solo verbo, qui ed ora, davanti all’unico tribunale dei propri pensieri, non è detto che sia cosa agevole…

Allora? Hai risposto? Facciamo così, ti offro un piccolissimo aiuto: un caffè in tre sorsi, ad ogni sorso, una piccola sosta, alla fine del terzo sorso, la tua risposta. Che è solo tua. E che potrebbe farti luce a lungo. Anche per tutta la vita.

Buon caffè, felice risposta.

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FontePhoto credits: Myriam Acca Massarelli
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

2 COMMENTI

  1. Ciao Paolo,
    scrivo in risposta al tuo articolo di Domenica, 24 Marzo 2019….
    “Con che verbo riassumeresti la tua vita?”
    Mi viene spontaneo aggiungere alla tua domanda… Ora, nel qui ed ora…
    E’ bellissimo ciò che hai chiesto e meravigliose le risposte dei ragazzi. Usano parole luminose, piene di energia, per dire della loro vita in quel momento in cui tu lo hai chiesto.
    Mentre leggevo sorridevo, dentro me, per la tua modalità di non concedere tempo e spazio per “pensare”. Inviti, invece, a “sentire” e, il sentire è veloce, intuitivo, in quanto giunge dal cuore che è semplice, immediato, libero, sincero.
    Il ” mpensare ” appartiene alla mente razionale che, in certi casi, può complicare e modificare la risposta reale.
    Invitare i ragazzi a osservare la loro vita in un istante, così com’è in quell’istante, li aiuta a vivere il momento presente, il qui ed ora, e a nutrire la “presenza mentale” , cioè essere in contatto con mentecorpospirito, essere una cosa sola, uniti dentro e liberi di essere ciò che si è.
    Essere nella presenza mentale aiuta a non fare come lo struzzo, come tu hai descritto molto bene.. Piuttosto favorisce la consapevolezza delle emozioni e permette di entrare nel fluire della vita, che è impermanenza, e di conoscersi a fondo e vivere ogni istante fatto di infinite sfumature più…o meno luminose.
    Grazie.

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