“La ricchezza è tale se è condivisa. I beni sono dunque come una lente di ingrandimento che mette alla luce le intenzioni dei cuori: la generosa condivisione o l’avidità e l’egoismo.” Queste le parole di Don Salvatore Sciannamea che, nel suo nuovo libro “Come amare gli altri e vivere da fratelli”, evidenzia il fil rouge che collega Scienze Umane e Teologia.

Ciao, Don Salvatore. Quanto l’Economia è correlata alla Teologia?

Per rispondere alla tua domanda ci vorrebbe un trattato, perché la Bibbia parla continuamente del rapporto che c’è tra ricchezza e conoscenza di Dio. Nella tradizione cattolica è poco sviluppata questa correlazione, a differenza del mondo ebraico e di moltissime tradizioni protestanti. Mi limiterò dunque a fare solo alcuni cenni. La Bibbia parla di sollecitudine nel lavoro, come anche dell’acquisire competenze e abilità (cfr. Proverbi 22,29). Accanto a ciò insegna che bisogna imparare la saggezza di chi sa investire nel futuro, come la formica che non disperde le entrate, investendole nel miglior modo possibile. L’immagine biblica infatti insegna che bisogna essere umili, buoni amministratori e agire con diligenza (cfr. Proverbi 6,6-8).

La Sacra Scrittura insegna anche la logica dell’investimento, poiché il denaro cresce con il tempo, in quanto principale governatore della ricchezza, facendo sì che il tempo usato saggiamente ne diventi la chiave. Accanto a ciò la Scrittura insegna la necessità del dare, aiutando chi è meno fortunato e provando gioia nel donare ( cfr. Luca 6, 38; Proverbi 19,17).

La Parola insegna inoltre che bisogna tenersi lontani dai debiti, in più passi, poiché il debito è una trappola che ruba la libertà (cfr. Romani 13,8; Salmo 37,21; Proverbi 22,7).

La Parola di Dio inoltre evidenzia la necessità del lavoro duro per ottenere risultati (Proverbi 14,23).

Nell’insegnamento biblico non ci si arricchisce per se stessi, ma per rendere il mondo migliore, la cui essenza sapiente è finalizzata per il bene del prossimo. In questo insegnamento c’è un invito continuo alla innovazione e alla trasformazione. La creatività biblica, sul mondo economico, spinge al passaggio della discussione all’azione, che è frutto di una importante decisione. La risposta non è esaustiva; basti solo pensare che i patriarchi, Mosè, Giobbe e molti altri hanno gestito ingenti ricchezze.

In che modo “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie ha insegnato lo sviluppo personale?

Il testo di Dale Carniege, “Come trattare gli altri e farseli amici”, ha venduto oltre 30 milioni di copie ed è diventato un riferimento della crescita personale, aprendo a possibilità gestionali e di atteggiamento più fruttifiche ed autentiche, per risultati efficaci. È un testo che farei leggere in tutte le scuole, la cui radice, è quello che ho cercato di dimostrare, attinge alla sapienza biblica e alla pura tradizione spirituale cristiana. Ho letto il testo più volte ed ha contribuito anche alla mia crescita personale, perché invita a non restare in superficie, cercando il perché in ogni situazione e la migliore strategia, non solo per scegliere il bene, ma per approcciarsi al meglio.

La frase del Vangelo “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, oltre a riconoscere i meriti di ognuno, priva l’uomo dell’alibi/assioma secondo cui il possesso escluda, a torto, il diritto al Regno dei Cieli?

Il testo a cui ti riferisci, del vangelo di Matteo, pone al centro il concetto di immagine. Gesù insegna che l’uomo deve dare a Dio la sua immagine, cioè se stesso, la sua persona, la propria identità, visto che, nella Scrittura, l’uomo è “immagine e somiglianza di Dio”. A Cesare, invece, la sua moneta sua perché porta la sua immagine. Avremo sempre a che fare con interrogativi sulle tasse o sulla gestione del denaro ma, per il credente, la verità di se stessi deve essere conservata per Dio, a immagine di Gesù Cristo, il vero realizzatore di quella umanità pensata per ognuno di noi.

Il possedere in quanto tale è sempre una benedizione che diviene maledizione solo quando chiude i cuori ed esclude i fratelli. La ricchezza è tale se è condivisa. I beni sono dunque come una lente di ingrandimento che mette alla luce le intenzioni dei cuori: la generosa condivisione o l’avidità e l’egoismo.

Le Scienze Umane possono offrire una chiave interpretativa al processo spirituale di una Vita attraversata dalla pienezza di sé?

La vita è poliedrica e ogni scienza è portatrice di prospettive diverse. L’obiettività è tale per il semplice fatto che ogni realtà non può essere compresa nella totalità ma, da punti di vista diversi, nella verità. Le scienze umane hanno donato un grande contributo a comprendere il mistero dell’uomo che in quanto tale resta aperto a novità, approfondimenti e sviluppi. Non approfondire e approfittare degli sviluppi che tutte le scienze offrono significa privarsi di comprensione e più ancora di consapevolezza, restando nell’ombra del dubbio e nelle paludi dell’incomprensione.

La vita è biologica, psichica e spirituale e l’uomo non è a compartimenti stagni, quando migliora in un ambito è tutta l’umanità a crescere. Crescere in quanto persone significa dunque già crescere spiritualmente e viceversa, ma non è da tutti riconoscere l’intimo legame che lega l’umanità alla spiritualità e l’antropologia.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.