Traduzione e cura di Paolo Maria Rocco, Edizioni Il Foglio, dicembre 2022

Poesie da una Terra in cui il mito è storia e contemporaneità. Poesie dall’Irlanda, poesie daÉirinn, il luogo innominabile, perché sacro, dell’identità irlandese individuale e collettiva. Poesie che attraversano i secoli, dal medioevo fino ai nostri giorni, intrecciando il canto di antiche guerre di resistenza all’invasore con l’amore e la conoscenza visionaria del Poeta-Veggente.

Una Antologia edita solo qualche giorno fa le pubblica con testo a fronte, come una strenna natalizia per un viaggio nel mito antico e nella nostra vita attuale. Perché in questi testi rivive ancora e sempre la lotta contro l’usurpatore, l’amore per la Donna/visione di conoscenza/identità di popolo.

Il Fili, il Poeta-veggente, è il mediatore temporale tra il Mito e noi: ci raggiunge per esempio attraverso la Saga del Re folle, narrata nei tre libri Fed Dúin na nGéd (Il banchetto di Dun Na N-Gedh), Cath Maige Rátha (La battaglia di Magh Rath) e Buile Suibhne.

“I manoscritti esistenti della saga, che ha origine nel medioevo -spiega Paolo Maria Rocco nell’Introduzione- risalgono al periodo compreso tra il XIII e il XVI secolo e (insieme alle glosse in lingua dell’XI secolo) narrano la storia della battaglia di Magh Rath, nel nord-est dell’Irlanda, nel 637, e della follia di Buile Suibhne. Re guerriero del Dál nAraidi, Buile mac Colmáin è il vero nome di Buile Suibhne che partecipa alla battaglia ma viene colpito da follia(geiltacht). Le cause sono molteplici: la prima è l’intensità del furore usato dai combattenti nella battaglia, e del fragore di urla e di armi che provocano nel re -mentre egli volge lo sguardo verso il cielo- un’improvvisa visione e uno smarrimento; poi c’è la maledizione scagliata dal vescovo St Ronan contro Buile Suibhne: il re guerriero gli aveva impedito di costruire una chiesa sui propri terreni, violava di notte la tregua della battaglia, aveva ucciso un suo chierico e aveva tentato anche di sopprimere lo stesso St Ronan, ma la lancia si era spezzata ed era volata in cielo: sarà proprio questo ‘volo’ (metafora dell’accesso in un mondo ‘altro’) l’elemento fondante della maledizione. Il vescovo, quindi, condanna Buile a volare e a vagare nudo per il mondo come un uccello”.

Per dieci anni vagherà il Re folle attraversando tutte le regioni di Éirinn, cibandosi di ciò che gli offre la natura, bacche, crescione, ghiande. Il suo è un viaggio anche dentro se stesso, è una prova iniziatica che prelude alla morte o alla rigenerazione di cui la Natura è il contesto e il Testo: (…) O melo, piccolo melo,/ sei molto agitato; O sottile e piccola bacca,/ deliziosa è la tua fioritura./ O radica, piccola e arcuata,/ non sei giusta con me/ non smetti mai di strapparmi,/ finché non ti sarai saziata del mio sangue.// O tasso, piccolo tasso,/nei cimiteri delle chiese ti fai ben notare;/ o edera, piccola edera,/ sei una presenza familiare nel bosco crepuscolare.// O agrifoglio, piccolo riparo,/ sei la porta contro il vento;/ o frassino, tu sei malvagio,/ sei arma del guerriero.// O betulla, liscia e benedetta,/ tu melodiosa e orgogliosa,/ è delizia ogni ramo.

Il viaggio del Re termina con la morte, dopo un vano tentato rientro nel suo regno, reso impossibile dalla opposizione del vescovo e di quanti non possono che restare legati al ruolo di esecutori della punizione. Ma termina con l’assunzione in cielo del Re, in grazia della sua acquisita capacità di visione e della riacquisita purezza d’animo. La poesia del Re folleportatrice di un valore di conoscenza, è un momento del più lungo viaggio che l’Antologiaedita da Il Foglio ci invita a compiere, assieme alle donne e agli uomini che lo hanno compiuto nel mito e anche dopo il mito, in testi che si pongono agli albori della coscienza nazionale e della coscienza di sé di un’Irlanda che entra nella Storia, e in testi più recenti, quali quelli di Seamus Heaney premio Nobel per la Letteratura nel 1995, e il poeta, vivente, Trevor Joyce. Nell’insieme, lungo i secoli, parlano le voci di Dorothea Dubois, Mary Tighe, Lady Jane Elgee madre di Oscar Wilde, fino alle contemporanee Eavan F. Boland, Nuala Ni Dhomhnaill, Anneamrie Ni Churreáin che hanno rinnovato la poesia, la letteratura e l’arte irlandesi, e che hanno avuto un ruolo politico essenziale per la rinascita di Éirinn.

Infine in questa Antologia trovano espressione “la lotta secolare per la libertà e per l’affermazione dell’identità di nazione e di popolo, la vita vissuta nel dispiegarsi dei sentimenti di un intenso romanticismo, l’irriducibile volontà -percorsa non di rado da una dolce vena di malinconia- di superare divisioni sociali, religiose e politiche che hanno straziato l’Irlanda fino a pochi anni fa. Così i riferimenti a episodi famosi tratti dai Cicli dei re e dai Cicli epici, e alla narrazione di gesta e sacrifici eroici trasmettono tra le righe il contenuto politico e insieme l’espressione delle emozioni d’amore. Poesia di donne e di uomini che in epoca moderna e contemporanea hanno attinto alla materia viva del mitico, del leggendario e della Storia riconoscendovi e restituendo ad essa la funzione catalizzatrice dei valori e del carattere di un popolo; poetesse e poeti custodi di un’alta tradizione che scrivono di una quotidianità attuale e partecipe di una visione del mondo unica e irripetibile”: Mi hai promesso una cosa che non è possibile, /che mi avresti dato guanti di pelle di pesce;/ che mi avresti dato calzature di pelle d’uccello…

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Docente e giornalista Paolo Maria Rocco ha pubblicato poesie tradotte e ospitate in varie raccolte in Bosnia, USA, Canada, Croazia, Romania, Messico: “I Canti” 2016, “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” (bilingue) 2019, “Antologia di Poeti contemporanei dei Balcani” in collaborazione con Emir Sokolović, 2019, “Izet Sarajlić, per Sarajevo – Vita e Poesia” raccolta di saggi, testimonianze e poesie per e di Sarajlić, che rappresenta la più autorevole e completa ricostruzione della biografia e dell’opera del grande poeta balcanico, presentata a Sarajevo nel 2021 a cura dell’Ambasciatore d’Italia Marco Di Ruzza; e ancora “Temi e variazioni” 2021. Premiato con riconoscimenti in Italia e all’Estero, ha pubblicato inoltre i testi narrativi “Virginia, o: Que puis-je faire?” romanzo sulla vita di Guido d’Arezzo, 2015, e “Divina e altri racconti” 2015-17. Suoi studi di critica letteraria sono stati pubblicati in Atti di Convegno. Fra le sue traduzioni vanno ricordate quelle da Georges Bataille.

Ha ideato a Fano la Giornata di Studi “Dialoghi culturali con la Bosnia” patrocinata dall’Ambasciata d’Italia a Sarajevo.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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