2 milioni in più in 13 anni

L’Italia non è soltanto un Paese meta di migrazioni, siamo di nuovo una Paese di emigranti, che partono in prevalenza dal Meridione.

Su un totale di oltre 60 milioni di cittadini residenti in Italia a gennaio 2019, alla stessa data l’8,8% è residente all’estero. In termini assoluti, gli iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero (Aire), aggiornati all’1° gennaio 2019 sono 5.288.281. È quanto emerge dalla XIV edizione del Rapporto Italiani nel Mondo, curato, della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana.

Dal 2006 al 2019 la mobilità italiana è aumentata del +70,2% passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’AIRE a quasi 5,3 milioni.

Quasi la metà degli italiani iscritti all’AIRE è originaria del Sud Italia (48,9%, di cui il 32,0% Sud e il 16,9% Isole); il 35,5% proviene dal Nord (il 18,0% dal Nord-Ovest e il 17,5% dal Nord-Est) e il 15,6% dal Centro. Oltre 2,8 milioni (54,3%) risiedono in Europa, oltre 2,1 milioni (40,2%) in America. Nello specifico, però, sono l’Unione Europea (41,6%) e l’America Centro-Meridionale (32,4%) le due aree continentali maggiormente interessate dalla presenza dei residenti italiani.

Le comunità più consistenti si trovano, nell’ordine: in Argentina (quasi 843 mila), in Germania (poco più di 764 mila), in Svizzera (623 mila), in Brasile (447 mila), in Francia (422 mila), nel Regno Unito (327 mila) e negli Stati Uniti d’America (272 mila).

Da gennaio a dicembre 2018 si sono iscritti all’AIRE 242.353 italiani di cui il 53,1%, pari a 128.583 per espatrio. L’attuale mobilità italiana continua a interessare prevalentemente i giovani (18-34 anni, 40,6%) e i giovani adulti (35-49 anni, 24,3%). Il 71,2 è in Europa e il 21,5% in America (il 14,2% in America Latina).

195 le destinazioni di tutti i continenti. Il Regno Unito, con oltre 20 mila iscrizioni, risulta essere la prima meta prescelta nell’ultimo anno (+11,1% rispetto all’anno precedente). Al secondo posto, con 18.385 connazionali, vi è la Germania. A seguire la Francia (14.016), il Brasile (11.663), la Svizzera (10.265) e la Spagna (7.529).

Le partenze nell’ultimo anno hanno riguardato 107 province italiane. Con 22.803 partenze continua il solido “primato” della Lombardia, seguita dal Veneto (13.329), dalla Sicilia (12.127), dal Lazio (10.171) e dal Piemonte (9.702). Il Rapporto Italiani nel Mondo 2019, attraverso analisi sociologiche e linguistiche, aneddoti e storie fa riferimento al tempo in cui erano gli italiani ad essere discriminati, risvegliando “il ricordo di un passato in-giusto – spiega il testo – non per avere una rivalsa sui migranti di oggi che abitano strutturalmente i nostri territori o arrivano sulle nostre coste, ma per ravvivare la responsabilità di essere sempre dalla parte giusta come uomini e donne innanzitutto, nel rispetto di quel diritto alla vita e a una vita felice. Si tratta dunque di “scegliere non solo da che parte stare, ma anche che tipo di persone vogliamo essere e in che tipo di società vogliamo vivere noi e far vivere i nostri figli, le nuove generazioni”.

«Negli ultimi tempi avevamo immaginato l’Italia come un Paese di immigrazione, mentre si è dimenticato o non si è valutato per bene che l’Italia è anche un Paese di emigrazione. E si va via soprattutto per motivi di lavoro e di studio», ha commentato il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino Di Tora, presentando il Rapporto Italiani nel mondo. «Tanti cervelli purtroppo partono perché non trovano qui una loro sufficiente collocazione», ha sottolineato mons. Di Tora. E ricorda la permanenza del fenomeno dei «migranti previdenziali». «Vi sono italiani che all’estero possono meglio vivere con la loro pensione. Immaginiamo la situazione di tanti anziani che si stanno trasferendo in Portogallo». Ma mons. Di Tora ha ribadito che la prima causa di emigrazione è la ricerca del lavoro. «Tanti giovani, con un elevato livello di istruzione, non trovano lavoro o trovano solo possibilità di lavoretti – ha aggiunto il presidente della Fondazione Migrantes -. Sentendo che all’estero c’è una maggiore facilità di impiego, emigrano con la speranza di trovare situazioni migliori. Allo stesso modo, altri giovani vanno via per motivi di studio. Tante università offrono possibilità di scambi».

L’auspicio che questo studio possa aiutare al rispetto della diversità e di chi, italiano o cittadino del mondo, si trova a vivere in un Paese diverso da quello in cui è nato.

L’Italia si sta depauperando delle sue risorse più fresche e promettenti perché è un Paese statico, che sta invecchiando e che non riesce a pensare ed attuare politiche a favore dei “cervelli giovani”. Si lascia l’Italia o per studiare, o per fare ricerca, dei cui benefici godrà il Paese che li ha accolti, o per cercare lavoro o perché nel proprio Paese non c’è stabilità, lungimiranza, capacità di governo, prospettive per una vita nel solco della bellezza, della giustizia e verità.

La verità è che quando si lascia la propria Terra per scelta, allora l’emigrazione può essere positivo. Quando invece a spingere in questa direzione è l’incapacità del proprio Paese di soddisfare le proprie legittime ambizioni, e quindi l’emigrazione è forzata, allora l’emigrazione è un segno di grave debolezza.

 


FonteAndria, il murales "Ritornerai?", opera di Daniele Geniale (photocredits: Paolo Farina)
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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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