
«Quanti ragazzi morti per… niente, solo per la smania dei zenerales. Uomini più pazzi di loro nemmanco in manicomio se ne trovano, e invece li mettevano a comandare»
(Bibbiana Cau da “La levatrice”)
«Tutto quello che ci faceva paura del comunismo – che avremmo perso le nostre case, i nostri risparmi, che ci avrebbero costretto a lavorare tutto il tempo per un salario scarso e che non avremmo avuto alcuna voce contro il sistema – è diventato realtà grazie al capitalismo»
(Jeff Sparrow)
Con la illegale aggressione di USA e Israele all’Iran, fuori di ogni regola del diritto internazionale (l’ha ammesso anche il nostro ministro della guerra Guido Crosetto), noi italiani, attoniti, assistiamo da un lato all’incapacità del nostro governo di prendere posizione, col rischio di passare, di fronte all’opinione pubblica internazionale, ma soprattutto di fronte agli aggrediti, – cioè l’Iran e il mondo arabo – come complici dei bulli Trump e Netanyahu, uniti da un patto indegno fatto di morte e terrore.
Dall’altro, all’incredibile lievitazione, a vista d’occhio, dei prezzi dell’energia, cui a brevissimo seguirà l’aumento del valore di scambio di tutti gli altri beni, a cominciare dai generi alimentari.
I due aspetti sono profondamente interconnessi.
Le guerre, tutte le guerre, è bene ricordarlo, hanno sempre una profonda motivazione economica, prima ancora che politica.
L’Iran, e prima ancora il Venezuela, sono stati attaccati mica per portare la democrazia o per la riaffermazione dei diritti delle persone.
A Trump interessa, e ha avuto l’onestà di dirlo chiaramente, il petrolio e le altre fonti energetiche presenti in gran copia in quei territori.
Altro che velo delle donne!
Trump delle donne ha un’idea assai più precisa e meno confessabile, come sta emergendo dai famigerati Epstein files.
Le guerre, inoltre, consentono, svuotando gli arsenali, la sostituzione delle armi già prodotte, utilizzate a profusione, con nuove e più sofisticate armi da costruire, con gioia sfrenata delle grandi imprese del settore che festeggiano ogni refolo di guerra che spira sulla superficie del globo terracqueo.
Eisenhower, uno dei generali più brillanti della seconda guerra mondiale, aveva messo in guardia il popolo americano, nel discorso di commiato alla Nazione, al termine del suo secondo mandato di presidenza nel 1960, contro lo strapotere delle lobby militare e dell’industria bellica. Prendendoci in pieno.
Chi ne fa le spese, sono i popoli direttamente coinvolti nelle guerre, che subiscono lutti e distruzioni.
E quelli che, per sciocco servilismo, aderiscono vigliaccamente ai desideri degli stati più potenti, senza colpo ferire.
Purtroppo l’Italia è tra questi.
I nostri capataz, quelli che stanno al governo, non hanno avuto il coraggio di condannare gli USA e Israele, di cui sono pervicacemente alleati succubi e senza dignità.
A ben vedere, è anche un pessimo modo di concepire l’ “amicizia”.
Ad un amico si ha anche il coraggio di dire quando sbaglia. Altrimenti viene meno la vera missione dell’amicizia che è sì vicinanza e soccorso, ma anche onestà intellettuale di stigmatizzare gli errori perché non vengano più commessi.
In questa vicenda, però, c’è un’aggravante in più.
Questo vincolo indissolubile che l’Italia s’è ritagliato per sé rispetto agli alleati danneggia profondamente il popolo italiano.
Ed è fuori luogo venirci a dire che l’amico americano (e israeliano) è troppo potente per contraddirlo perché fosse così sarebbe, come è, non più amicizia, ma sudditanza.
E non si spiegherebbe come mai altri Paesi, ad esempio la Spagna, hanno avuto un sussulto di dignità patriottica denunciando le cose come stanno.
Altri Paesi della UE, come l’Ungheria e la Slovacchia hanno invece deciso di approvvigionarsi di energia a costi più bassi dalla Russia, quella stessa Russia che già in passato ci riforniva a buon prezzo di gas metano e a cui poi abbiamo detto ‘no’ in sede di sanzioni UE per l’invasione dell’Ucraina, anche attraverso stupidi e suicidi provvedimenti legislativi.
Ecco, Orban e Fico, certo, non sono antipatizzanti di Trump (per inciso, il presidente americano farà visita a breve a Budapest per sostenere la campagna elettorale di Orban che si ripresenta alle elezioni del Parlamento del 12 aprile p. v. per poter così rinnovare, in caso di vittoria, il mandato di capo del governo).
Semplicemente, ritengono che gli interessi economici della propria Nazione siano da anteporre all’alleanza con “l’amico americano”.
I nostri politici, invece, assistono attoniti ai rapidi eventi esponendo gli italiani ai rischi di attentati e all’ulteriore immiserimento del potere d’acquisto.
Perché non condannare “esplicitamente” (tocca al governo) l’aggressione all’Iran?
Perché non comprare dalla Russia il gas che è più economico di quello americano che stiamo acquistando in questo periodo? Sarebbe cosa di buon senso e solleverebbe famiglie ed imprese dal rischio di un tracollo economico, dopo averle esposte ad una crisi continua e senza requie da oltre quattro anni a questa parte.
E non è solo mancanza di buon senso del governo.
Anche l’opposizione farebbe lo stesso se è vero, come è vero, che il PD è a favore del mantenimento delle (auto)sanzioni alla Russia e Conte, leader del Movimento 5 stelle, ha detto, in un talk show tv, sabato 7 marzo, che non si rivolgerebbe alla Russia, in questo momento, per tornare a riacquistarne il gas.
Furbi i nostri politici, non c’è che dire.
A tal proposito, – le nude cifre ci inchiodano alla realtà- è utile ricordare che “il prezzo europeo del gas si aggirava in media sui 16 euro al MWh tra il 2015 e il 2020. Oggi, è a 53 euro. Considerando che l’Italia consuma annualmente 61,7 miliardi di metri cubi, l’aggravio potenziale può essere considerato sui 18-20 miliardi”. Con questi venti di guerra non potrà che aumentare.
E noi rimaniamo un Paese assetato di energia che ci costerà sempre più cara.























