Intervistare Rachele Sangiuliano non è solo un onore, ma è anche un’opportunità di crescita personale e professionale. Lei, pallavolista campionessa del mondo 2002, oggi giornalista e commentatrice per Sky Sport Italia, ci propone spunti di riflessione sul valore intrinseco dello sport, per essere innovativi e sperimentare i diversi canali comunicativi che la società moderna offre.

Pallavolista prima e giornalista poi. Ci sono punti in comune fra vivere lo sport da protagonista e raccontarlo da cronista?

Il punto in comune è sicuramente la passione per la pallavolo. Poi, come hai sottolineato tu, da giocatori si è protagonisti attivi mentre da telecronisti ci si deve ricordare che i protagonisti sono gli atleti in campo, quindi il nostro compito è quello di raccontare, spiegare e appassionare senza prevalere.

Al di là del meraviglioso titolo mondiale nel 2002, qual è stato il momento più alto, e quale il più basso della tua carriera agonistica?

Come momento più basso direi la retrocessione a Conegliano: per le dinamiche che si erano create all’interno del gruppo è stata una stagione davvero brutta, pesante e complicata. Ho sofferto molto anche per la mancata promozione a Milano, per un punto lasciato per strada abbiamo perso la promozione diretta. Non ho dormito per 15gg. Come punto più alto, oltre al mondiale, ricordo il primo scudetto giovanile U18 vinto con il volley pool Piave. E’ stato il primo di una serie che ha portato la società dove sono cresciuta ad essere un punto di riferimento a livello nazionale.

Che tipo di valori credi dovrebbe trasmettere lo sport?

Credo che lo sport sia un fondamentale veicolo di valori come integrazione, etica, lealtà, rispetto (per le regole, per gli altri), è fondamentale nella costruzione delle relazioni sociali e interpersonali, è un ascensore sociale e di emancipazione. Sono molto contenta che la parola sport sia stata inserita nella costituzione, che allo sport sia stato riconosciuto il forte valore formativo, e il grande impatto che ha sul benessere fisico e mentale delle persone. Mi auguro ora che praticare sport possa diventare un diritto di tutti, che sia più accessibile ed inclusivo.

Cosa consiglieresti ai giovani che intendono approcciarsi al giornalismo sportivo?

Di non perdere la passione del racconto sportivo anche se la strada risulta in salita. Di non abbattersi, di essere innovativi e sperimentare i diversi canali comunicativi che la società di oggi offre.

Progetti futuri?

Spero di avere l’opportunità di raccontare, in qualche modo, Giochi Olimpici di Milano Cortina. Avere i Giochi Olimpici in casa e una grandissima opportunità e forse non ci rendiamo ancora conto del grande impatto che avrà ospitare un evento di questa portata.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.