Contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne. Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale dell’ONU ha infatti scelto la data del 25 novembre in simbolico ricordo della tremenda morte delle tre sorelle Mirabal, nella Repubblica Dominicana, il 25 novembre 1960.

Nel 1960 la Repubblica Dominicana era nelle mani dittatoriali di Leonidas Trujillo e il “Movimento 14 giugno” si opponeva a quel regime. Nel Movimento militavano le tre sorelle Mirabal – Patria, Minerva e Maria Teresa – insieme ai rispettivi tre mariti. I sei militanti vennero incarcerati per ragioni politiche, e soltanto le tre sorelle furono rimesse in libertà. Il 25 novembre 1960 le tre signore si recarono in visita dai rispettivi mariti detenuti con un autista, ma gli agenti del servizio di informazione militare le fermarono, le torturarono e le uccisero, simulando subito un incidente. I corpi ormai privi di vita delle tre donne furono messi in macchina e la macchina venne fatta cadere da un precipizio affinché tutti potessero ricondurre la morte delle tre sorelle ad un incidente. Trujillo fece una brutta fine l’anno seguente, e vi furono alcuni moti scatenati dalla popolazione insorta contro la dittatura.

Violenze carnali, bruti ricatti, uccisioni: le donne nel corso della storia hanno dovuto subire tutto questo, e ancora oggi malgrado i tanti passi avanti e malgrado le instancabili attività dei movimenti vari per i diritti delle donne, si muore ancora per la violenza, e a morire sono le donne in quanto donne. Sì, lo ripeto: donne in quanto donne.

Il 2020 e i suoi   lockdown  hanno tenuto molte donne all’interno delle proprie mura domestiche più del loro solito. Le mura domestiche dovrebbero essere per tutte e tutti il luogo più sicuro del mondo, e invece in molti casi purtroppo non è così. Tante donne sono ancora vittime attanagliate sulla croce del proprio focolare, non solo in quanto persone offese ma in quanto donne.

Non vorremmo alterare i soppesati rigori logico-astratti di alcune dottrine della vittimologia che si professano contrarie alla adozione di misure giuridiche in favore delle persone fisiche di sesso femminile in quanto persone fisiche di sesso femminile, ma siamo costretti a constatare i fenomeni sociali del nostro tempo per quel ch’essi sono e per com’essi si presentano in un numero troppo elevato di casi. Si chiama fenomenologia sociale quale componente imprescindibile di ogni politica del diritto. Si è quindi costretti a considerare la realtà con pronto dinamismo e ad adeguare le risposte socioculturali, politiche e giuridiche alle obiettivamente alteranti situazioni di disagio che le donne in quanto donne vivono, e anche troppo spesso. C’è chi dice che occorre trovare sempre e solo risposte che valgano per tutti i generi per non ledere i paritarismi, ma in una società ancora dominata dal machismo in molti ambienti di lavoro e in molti focolari domestici i paritarismi per essere effettivamente paritari devono riequilibrarsi in favore delle specifiche parti lese. E in molte case, purtroppo, ad esser lese son le donne: lo dicono le veritiere statistiche, non si tratta di ideologie.

Il paritarismo tra i generi per esser tale deve quindi affrontare le corsie degli opportuni riequilibri. Le risposte socioculturali, politiche e giuridiche di riequilibrio devono confrontarsi così con le esperienze e le specifiche sapienze di chi da decenni lotta contro le violenze, con le buone pratiche e le linee guida sostanziali di chi ha maturato ascolti dinamici e risposte approntabili nei centri antiviolenza. Volendo utilizzare un solo aggettivo descrittivo di tanti sforzi e tante consapevolezze in movimento nel tempo e nello spazio, occorre chiamare quell’opportuno riequilibrio così: un riequilibrio femminista, per una effettiva e proporzionata parità, stando in tal modo le cose dell’oggi.

Se una bilancia ha troppi pesi solo da una parte – ed è un fatto misurabile, non un’ideologia – quella bilancia dovrà essere aggiustata da un giusto ed equo cervello che sappia attribuire a ciascuno il suo, affinché nessuna persona risulti (più) lesa.

Nella giostra senza giuochi del machismo occultamente ultrattivo delle case, occorre una educazione di riequilibrio: un’educazione femminista libertariamente paritaria.

Sul piano internazionale la necessità di eliminare le violenze sulle donne ce la ricorda l’ONU; ce la ricorda il senso di umana giustizia universale, ce la ricorda l’oggettività delle nostre comuni acquisizioni di civiltà in progressivo divenire.

Il 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, sia l’occasione per far fiorire nelle agende dei consessi politici su più piani l’urgenza di rinnovate semine. Seminare sempre, seminare bene: si deve arrivare nelle case, attraverso le scuole, attraverso i centri aggregativi delle donne. Ma anche attraverso i lavori di formazione alla parità tra i generi e di prevenzione delle violenze sulle donne nei club e nei centri di ritrovo frequentati solamente o prevalentemente da uomini.

Le donne che si trovano a dover gestire le forze brute dei propri mariti, compagni, datori di lavoro perversi non sono vogliose di vittimismo; esse sono delle vittime in carne ed ossa di aguzzini che non si fermano nemmeno davanti al sangue. Nessuna scriminante di carattere culturale, cultuale o ideologico può essere accettata. Le possibilità di comprendere la cultura del rispetto da parte di ogni essere umano devono essere diffuse e accessibili senza limiti geografici e spaziali.

Al di là degli spazi irredenti, l’universalità libertaria degli econeofemminismi potrà seminare valori e obiettivi transnazionali in un orizzonte progressista radicabile attraverso un rinnovabile internazionalismo socioculturale, politico e giuridico, capace di diffondere la lotta al terrorismo machista, fatto spesso di istinti figli di trasandatezze culturali.

Il maschio new age è libero nell’equilibrio paritario in quanto liberato nel femminismo illuminato. Il maschio new age nel proprio rispetto per la famosa triade policroma e paritaria di genere-etnia-classe sociale si riscopre più forte, senza violenze da fare, senza violenze da subire.


Fontehttps://pixabay.com/it/photos/violenza-donne-scarpa-rossa-simbolo-3838238/
Articolo precedenteQUESTA SONO IO
Articolo successivo25 novembre. Nel nome di Ipazia…
Luigi Trisolino
Nato l’11.10.1989, giurista, scrittore, poeta e attivista politico “liberalfree”. Vive a Roma, dove opera nel settore della ricerca accademica di storia giuridica. Maturità classica conseguita in Puglia nel 2008, laurea quinquennale in Giurisprudenza conseguita a Roma nell’A.A. 2012/13, e in seguito master di specializzazione forense e corsi di formazione avanzata in varie città, abilitazione alla professione di avvocato nella sessione 2015; cultorato della materia Costituzionalismo e integrazione europea; attività di dottorato di ricerca con borsa in Discipline giuridiche storico-filosofiche, sovranazionali, internazionali e comparate presso l’Università Roma Tre. Autore di varie monografie e saggi di cultura giuridica, conduce interviste e pubblica articoli di cultura politica e sociale su riviste, periodici, giornali. C’è un filo che unisce le sue battaglie civiche per la garanzia e l’evoluzione dei diritti, le sue poesie, le sue prose artistiche e politiche, il suo pensiero sociospirituale progressista, i suoi saggi di diritto vigentista e storico-teorico: l’amore veemente per l’umanità nel suo divenire storico e dialettico.

1 COMMENTO

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.