Sono state pubblicate di recente le previsioni catastrofiche sul commercio al dettaglio: in Italia nei prossimi anni chiuderanno decine di migliaia di piccoli esercizi commerciali, più ancora di quanti sono già scomparsi.

W i mercati rionali!

Sono state pubblicate di recente le previsioni catastrofiche sul commercio al dettaglio: in Italia nei prossimi anni chiuderanno decine di migliaia di piccoli esercizi commerciali, più ancora di quanti sono già scomparsi.

La distribuzione è nelle mani dei grandi gruppi: i più aggressivi sono i venditori on line, membri del club dei padroni del mondo e dei registi della storia planetaria.

Come consumatori noi compiamo atti che hanno un significato politico, anzi forse i nostri acquisti sono l’atto politico più rilevante che compiamo. Con questa consapevolezza dovremmo far sopravvivere e incoraggiare i mercati rionali, il commercio di prossimità.

Chi gestisce una bancarella al mercato fa circolare il denaro nella propria città: dove porta invece il denaro il commercio on line? A chi lo porta?

Quando siamo al mercato, noi e il venditore siamo nella piazza, in un luogo pubblico, che ha una storia, un luogo che ci accomuna: quando siamo al supermercato noi siamo ospiti del suo padrone. Provate a fermarvi a fare una chiacchierata con un amico fra gli scaffali: non c’è tempo, non c’è spazio, dovete sgomberare al più presto!

Comprare al mercato è cosa completamente diversa dal comprare al supermercato e forse non ci siamo resi ben conto di come quest’ultimo abbia modificato il nostro modo di vivere. Ad esempio, quando siamo alla cassa ogni minimo scostamento dalla procedura diventa un problema: basta un piccolo ritardo e chi è in coda si agita; la cassiera non deve indugiare minimamente in chiacchiere; se un codice a barre non si legge, scatta l’allarme psicologico di cliente e cassiera (la maggior parte sono donne, chissà perché poi…).

Al mercato rionale è tutto diverso: si parla, magari in dialetto, ci si conosce, si litiga talvolta, talvolta si scherza. Il fruttivendolo ti fa assaggiare un mandarino: prova a farlo al bancone della frutta in un supermercato! È uno scandalo!

I supermercati sono uguali dappertutto, le piazze dei mercati erano e sono uno dei luoghi identitari dappertutto. Prima c’erano molti esercenti con un numero limitato di clienti, ora ci sono pochi padroni con un numero enorme di clienti: è come se fossero spariti i vasi capillari, si rischia la necrosi. Sostenere i mercati locali significa migliorare la distribuzione della ricchezza e contrastare l’alienazione. Significa avere occasione di parlare con le persone in carne e ossa, non con gli avatar o gli influencer o le segreterie telefoniche o gli assistenti virtuali.

Se poi ti accorgi che il tuo fruttivendolo ti rilascia lo scontrino fiscale e paga le tasse per l’occupazione del suolo al tuo Comune, mentre i grandi gruppi si fanno approvare leggi amichevoli e manipolano i prezzi a proprio piacimento, qualche riflessione la fai.

L’introduzione del modello organizzativo del supermercato in Italia si deve ad un grande imprenditore lombardo, Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga. Nel 2007 ha pubblicato “Falce e carrello”, in cui racconta che nel 1957 Nelson Rockefeller, nipote di John, cercava partner per aprire supermercati in Italia. Caprotti fiutò l’affare e formò un cartello con l’imprenditore Brunelli (10%), Crespi, il proprietario del Corriere della Sera (16%), la principessa Laetitia Boncompagni Pucci Blunt, amica di Rockefeller ed altri ancora. Rockefeller era socio di maggioranza con il 51%.

In pochi anni sorsero sei supermercati a Milano; il primo a Firenze fu aperto nel 1961: Caprotti, sia detto per inciso, non ha mai voluto aprire supermercati a sud di Roma o non è riuscito a farlo, soprattutto a causa della concorrenza delle società cooperative.

Esselunga introdusse una nuova organizzazione del lavoro con “l’integrazione verticale di molte parti della filiera commercial-produttiva”, cioè producendo da sé una parte dei prodotti da commercializzare: il pesce era lavorato autonomamente, il pane era ed è prodotto in ciascun negozio della catena.

L’idea di fondo è che il supermercato deve fornire “un carrello possibilmente completo di prodotti” e rendere facile per i clienti una spesa che Caprotti considerava “una corvée, cioè una spesa in un certo senso obbligata: quella alimentare”.

Dire che fare la spesa alimentare è un fastidio sta su un altro pianeta rispetto al nostro vissuto: fare la spesa, parlare del cibo era ed è uno degli argomenti cruciali della cultura mediterranea: vogliamo scherzare!?!

Dove Caprotti superò se stesso è nell’introduzione del codice a barre, che ha semplificato la prezzatura: fondò Indicod, l’organismo che assegna il codice ad ogni prodotto. Esselunga è stato il primo ad utilizzarlo.

Che il modello sia stato vincente non è difficile da dimostrare: nel 2017 Esselunga emise obbligazioni per un miliardo di euro sui mercati internazionali e la domanda fu per 9 miliardi; le richieste arrivarono da ogni parte del globo.

È ancora più facile dimostrare che i mercati rionali e il commercio al dettaglio sono un modello più giusto di distribuzione della ricchezza e un modello più umano nei comportamenti quotidiani.


1 COMMENTO

  1. Il commercio di cibo al dettaglio – ad esempio – non si esauriva ai mercati rionali; c’erano altre numerose forme, solo alcune di queste ancora praticate: il pesce freschissimo venduto nei piatti sui panchetti di legno o sulle seggiole in riga sotto il campanile della Cattedrale, i fichi d’India nelle vaschette di moplen agli angoli delle strade, il gelato dei carretti spinti dalla bicicletta, il latte comprato per strada o lasciato dietro la porta, le uova fresche o la verdura comprate dalla vicina di casa, e mille altre ancora. A Bari il pesce si comprava ancora guizzante ‘nderr alla lanz’ (poggiato per terra appena la lancia dei pescatori attraccava al molo). Tutte occasioni di incontro fra persone in relazione agli oggetti.
    Comunque anche i supermercati hanno il loro fascino e la chiacchierata se vuoi te la fai lo stesso. Ognuno trova affascinante ciò che ha vissuto durante la sua vita. Fra una sessantina d’anni i nostri nipoti racconteranno ai loro discendenti di quando strisciavano la carta nel pos o di quando acquistavano su Amazon, Temu, E-Bay, aspettando poi il corriere. E’ il gioco della vita con i suoi meccanismi; un gioco duro e ingannevole che investe l’economia e cambia con prepotenza le abitudini di chi abita il Pianeta.

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