Torna a Barletta il Tessiture festival, importante occasione di confronto, dialogo, conoscenza

Il Tessiture festival giunge alla seconda edizione. Di che si tratta? Perché la scelta di questo titolo? Da chi è organizzato? Dove esattamente si svolgerà e in quali giorni?

Dopo l’esperienza dello scorso anno possiamo annunciare il ritorno del Tessiture Festival che si svolgerà presso i Giardini De Nittis di Barletta (poco distante dalla stazione ferroviaria) il 5 e 6 settembre prossimo. Il claim “Idee e Letterature Indipendenti” ci dà un po’ il senso di questa iniziativa, nata dallo scambio di idee tra amanti dei libri. Proprio dalla parola scritta si è voluto partire per creare un’occasione di ascolto e condivisione di storie, esperienze e temi che mettano in relazione le persone. Ed eccole qui le tessiture, fili che si intrecciano e danno vita ad una pluralità di connessioni. La scelta di portare il festival in piazza ci è sembrata la più coerente con i nostri intenti, per far sì che i temi affrontati, spesso dibattuti in realtà chiuse, possano giungere ad ogni persona, da quella già informata, venuta apposta per ascoltare, a chi arriva qui di passaggio, per caso e si avvicina per pura curiosità.

Immaginare un futuro senza prigioni è il sottotitolo di uno dei libri che saranno presentati. Si tratta di un tema molto delicato, al centro di discussioni e polemiche accese. Sono in molti ad auspicare una riforma profonda del sistema carcerario, alla luce delle recenti cronache che registrano un numero elevato di suicidi, condizioni sempre più disumane, e un percorso che non mostra risultati apprezzabili, considerato che i recidivi, cioè quelli che escono dal carcere ma poi vi fanno ritorno, si attestano intorno al 62% circa, una percentuale molto elevata.

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” afferma l’articolo 27 della nostra Costituzione. Invece lo stato attuale del sistema carcerario italiano (e non solo) non è umano e non lo è il modo in cui si affronta questo argomento, dimenticando che ad essere detenute tra quelle mura, ad essere private della libertà sono persone. Questa “dimenticanza” appartiene spesso alla collettività e, ancor più colpevolmente, alle donne e agli uomini delle istituzioni. A dominare le occasioni di discussione sono spesso rabbia e senso di vendetta. Ma questi sentimenti, comprensibili in chi è stato vittima di reati come la privazione della vita di una persona cara, non sono e non devono essere il motore della giustizia. La giustizia riconosce un reato e si fa carico di colui o colei che lo ha commesso perché compia un percorso che porti a nuove possibilità. La maggior parte delle volte non è così. Ed ecco che, a fronte della sempre più acclamata costruzione di nuove carceri, l’autrice del libro “Aboliamo il carcere” Giulia De Rocco prova a immaginare una possibilità alternativa, dove le persone si prendono cura delle persone e viene offerta più attenzione a chi delinque ma anche a chi del reato è la parte lesa, dove non esiste solitudine e la società diviene il luogo dei rapporti che curano.

Altro tema interessante e a noi molto vicino: gli extracomunitari di Borgo Mezzanone, il caporalato, la raccolta dei pomodori, nuove forme di schiavitù ed emarginazione.

Scegliere di parlare in piazza di caporalato attraverso l’esperienza di Diletta Bellotti, autrice del libro “Pomodori rosso sangue”, è stato un modo per rispondere all’interrogativo che lei stessa si è posta nei mesi in cui ha vissuto a Borgo Mezzanone: come cambiare la percezione di questa realtà all’interno della società, considerando che quello dei braccianti è un mondo “invisibile” ai più? Lei ha scelto di toccare con mano la loro quotidianità, di essere una di loro, conoscere ciò che succede a Borgo, spingendosi ai margini per capire come portarli al centro. Tessiture porta questa esperienza e le ragioni che l’hanno generata in piazza perché diventi patrimonio comune, perché “tutto è politica: ciò che mangiamo, ciò con cui ci vestiamo” e la consapevolezza è il primo passo per una società più giusta.

Quali sono gli altri argomenti di cui il festival si occuperà? qualche anticipazione sul programma?

Anche quest’anno a Tessiture si alterneranno temi molto diversi: da una ricostruzione giornalistica sull’omostransfobia nel nostro paese realizzata da Simone Alliva al racconto di Marta Tarantino sulle trasformazioni in atto nel mondo arabo, dove emergono nuovi modi di vivere la mascolinità. Apriremo una finestra sull’ecologia per il superamento del negazionismo climatico e di narrazioni distorte sul tema grazie al lavoro del Collettivo “A Sud”. A chiudere le due serate saranno il romanzo di Bebo Guidetti – tra i fondatori del gruppo “Lo stato sociale” – che racconta il modo in cui oggi sono vissute le differenze di classe, e un focus sulla Palestina e sul suo immenso patrimonio culturale. Per saperne di più vi invitiamo a venire anche voi in piazza e diventare parte viva di Tessiture!

Il bilancio dell’edizione dello scorso anno è stato positivo? e quali obiettivi si prefigge quest anno?

Il bilancio dello scorso anno è stato davvero molto positivo: tre giornate, tre panel, 9 libri presentati, 12 temi discussi, 18 autor*, due eventi off. È stata una prima edizione molto vivace e partecipata, resa possibile da volontarie e volontari che si sono spes* per accogliere autor* provenienti da tutto il territorio nazionale. L’entusiasmo con il quale il pubblico ha preso parte ai vari eventi ed i vari feedback che ci sono giunti sono stati per noi il segnale che quella era la direzione giusta e che bisogna insistere e portare avanti questo progetto. Per questo siamo nuovamente qui, a mettere sotto i riflettori il meraviglioso lavoro svolto dall’editoria indipendente con l’obiettivo di portare nuovi temi e ancora nuove voci in piazza, convinti che i libri siano non solo un meraviglioso veicolo di storie e cultura ma abbiano la forza di far viaggiare idee e creare una società più libera, rispettosa e plurale.


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Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Nuvole balene, ediz. Antico mercato saraceno, Treviso 1998; La via del pane, ediz.Oceano, Sanremo 1999; Alfabeto delle pietre, ediz. La fenice, Senigallia, 1999; Trasporti urbani, ediz. Altrimedia, Matera 2006; Compagni di viaggio, ediz. Fonema, Perugia 2009; Gli anni delle donne, e-book, edizioni del Calatino, 2012. Un inventario della luce, ediz. Helicon 2013. Cucine abitabili, Mreditori, 2014 Una fame chiara, edizioni Terra d’ulivi, 2014. Sue poesie sono state pubblicate da numerose riviste, tra cui: Anterem, Steve, L’immaginazione, Il filo rosso, La Vallisa, Portofranco, La corte, L’area di Broca, Le voci della luna, Offerta speciale, Quinta generazione, L’ortica; e su numerosi blog, tra cui: Carte sensibili, WSF, Fili d’aquilone, Poiein, Corrente improvvisa, La presenza di Erato, Poliscritture, La bella poesia. E’ presente in molte antologie, tra cui: Dentro il mutamento, edito dalla casa editrice Fermenti nel 2011 e in varie antologie tematiche, tra cui Il ricatto del pane, ed. CFR, Rapa nui, ed. CFr, e 100 mila poeti per il cambiamento, Albeggi editore. Ha vinto diversi premi di poesie. E’ tra i fondatori e redattori della rivista on line Versante ripido, che pubblica alcuni tra i poeti più interessanti del panorama letterario italiano e internazionale. Fa parte dell’associazione Autorieditori che promuove la pubblicazione e la diffusione della poesia.