
La sicurezza non è propaganda
Il tema della sicurezza domina il dibattito pubblico. Sta a cuore ai cittadini preoccupati per i numerosi fatti di cronaca. È facile prometterla alimentando la paura. La realizzazione è invece una questione complessa che richiede competenza, approccio giusto, visione di medio e lungo termine. Franco Gabrielli, ex Prefetto di Roma ed ex Capo della Polizia, ha lanciato una sorta di manifesto per la sicurezza democratica nel libro Contro la paura, Feltrinelli 2026, scritto con Carlo Bonini. La sicurezza non è cosa da “sbirri” ma un tema sensibile che intercetta le esigenze delle persone più deboli e fragili nella società, perché è una precondizione della loro libertà… tre italiani su quattro dichiarano che negli ultimi cinque anni sia diventato più pericoloso girare per strada e che questo condiziona la loro libertà… (FC, 14 giugno 2026).
Il 94,2% degli italiani vorrebbero sentirsi più tranquilli fuori dalle mura domestiche. La paura è un sentimento naturale ma diventa patologica a livello sociale quando viene cavalcata dai partiti per ottenere consenso elettorale. In realtà, prevenzione e repressione devono procedere insieme.
Con uno sguardo a lungo termine bisogna agire sulle cause, con uno sull’oggi occorre contenere i fatti che producono insicurezza anche con misure chirurgiche. Occorre un approccio pacato, problematico, razionale al tema della sicurezza. Non basta l’arma penale dei decreti sicurezza a risolvere un problema complesso. Serve una pluralità di interventi: sicurezza urbana con fruibilità dei luoghi, contrasto al degrado, illuminazione, videocamere; integrazione alla coesione sociale; prevenzione della dispersione scolastica; cura del disagio e delle malattie mentali. La sicurezza è un problema relazionale, di vere e proprie bombe sociali da disinnescare. All’ Italia manca una vera e propria politica di integrazione, con l’eccezione delle iniziative della Chiesa cattolica e del Terzo Settore.
Per l’immigrazione serve un approccio olistico: governo dei flussi, rimpatri che in sé non sono uno scandalo quando non si configura il diritto di asilo, integrazione.
” L’ ordine pubblico è la cornice che consente la coesistenza di diritti diversi: una manifestazione ha successo quando nessuno si fa male, le vetrine si salvano, i violenti vengono isolati, e il diritto di esprimere dissenso pacifico è salvaguardato. È qualcosa che si ottiene con buonsenso, proporzione, capacità di intessere percorsi che precedono l’evento: in tutto questo un armamentario troppo rigido, tutto basato sulla norma penale, rischia di inasprire le contrapposizioni, riducendo gli spazi di mediazione e di sortire l’effetto opposto aumentando l’insicurezza della piazza”. (FC, p.20)
In conclusione, cosa significa rimettere la sicurezza al centro della democrazia? Significa sottrarla alla propaganda e riconsegnata alla responsabilità pubblica. Non può essere un privilegio per i più forti. È il diritto dei più deboli. La destra al Governo ha costruito su questo terreno la sua egemonia politica. Le forze riformiste e progressiste hanno abbandonato per troppo tempo questo campo concreto e simbolico insieme. Proposte muscolari, fondate sulla paura e sulla costruzione del nemico non risolvono il problema. Repressione, limitazione dei diritti, esclusione sociale non creano sicurezza. Solo una sicurezza democratica tiene insieme libertà e protezione, legalità e coesione sociale, ordine e diritti. Il tema è complesso. Non può essere basato sul rancore, sulla paura trasformata in consenso.
I nodi da sciogliere in una società complessa sono molteplici: città, degrado sociale, povertà, migrazioni incontrollate, ordine pubblico, uso della forza, carcere, cybersicurezza. Il paradigma securitario dominante non risolve il problema moltiplicando le norme e la repressione. Genera insicurezza. Il campo riformista e progressista, in vista delle elezioni tra un anno, non può rinunciare ad elaborare una propria proposta. I cittadini hanno diritto ad una sicurezza democratica e relazionale fondata su prevenzione, formazione, responsabilità pubblica, trasparenza, aumento delle forze dell’ordine su strada, capacità di tenere insieme forze diverse riducendo la rabbia e la contrapposizione. Sicurezza e libertà devono camminare insieme in questo passaggio d’epoca.

























