Apprezzo con soddisfazione: nella mia città hanno arricchito le piste ciclabili di una bella bici bianca, stampata per terra, in netta evidenza, all’inizio di ogni corsia.

Pedalo e penso: “Finalmente i pedoni saranno aiutati a distinguere la pista ciclabile dal marciapiede e noi ciclisti non saremo più costretti a rischiosi slalom tra la gente che cammina sulla pista”.

Brusco risveglio. Non finisco il pensiero che noto una bici ferma a centro corsia, col suo proprietario a cavalcioni ed un amico che, con grande flemma, gli va incontro e si ferma a scambiare due chiacchiere.

Sono ambedue molto corpulenti. Occupano l’intera pista. Proprio non c’è più spazio per passare.

Mi fermo. Scendo. Suono il campanello, ma non succede niente.

Finalmente, il proprietario della bici, in perfetto slang locale, fa all’altro: «Ooooh, togliti, che il cristiano deve passare!» L’altro non mi degna di uno sguardo. Non accenna neppure a girare il capo. Inimmaginabile l’idea di ricevere delle scuse per avermi disarcionato. Alla velocità di una lumaca obesa e centenaria, muove un primo mezzo-passo, poi un secondo, ora posso passare…

Ma, a questo punto, mi voglio divertire e lancio un: “Chiedo scusa!». Mi aspetterei una risposta polemica, ma niente: non succede niente.

«Chiedo scusa!», ripeto, certo che finalmente mi manderanno a quel paese. Ma il pedone non mi pensa proprio, mentre il ciclista gentile mi fa: «Prego! Si figuri…»

Rido tra me e me e riparto stupefatto.

E già: me la sono proprio cercata. Io presentavo delle scuse ironiche e l’altro le ha prese proprio sul serio.

Ha ragione lui: nientemeno, avevo preteso di usare la pista ciclabile infastidendo, con la presunzione di passare, due amici intenti a chiacchierare.

Meno male che sono stati così gentili da accettare le mie scuse…

Paolo Farina

[ Foto FreeRangeStock ]

 

 

 

 


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