La raccolta lirica “Pietre” (EditricErmes 2018), di Giovanni Di Lena
Restare diritti è difficile:
il Potere ci piega
e
favorisce la mediocrità.
Increduli, assistiamo al trionfo
della frivolezza.
Basterebbero questi versi per delineare in tondo lo stile, la ragione, il modo dei versi pietrosi di Giovanni Di Lena, che tanto ricorda l’impegno dei primi rimatori toscani, quelli che, armati di penna e calamaio, dichiaravano guerra ai potenti.
È “poeta politico” Giovanni Di Lena, come lui stesso ama definirsi. Ed è poeta deluso e disilluso, proprio come colui che ama spasmodicamente la sua terra di Lucania e non si rassegna a vederla violentata. Si adira, il poeta, davanti al trionfo della mediocrità, allo spettacolo di cuori e teste venduti, a profanatori del tempio della Natura e della casa dell’uomo.
È incredula, la penna di Giovanni Di Lena, ma non per questo rassegnata. La frivolezza regna, ma non l’avrà per vinto:
Tu non cedi alle sue lusinghe,
non baratti il tuo pensiero
con caramellati distintivi
neanche quando sei denutrito
e hai bisogno di aiuto.
La poesia è vera quando è libera, non ha padroni, obbedisce all’arido vero, distilla le emozioni.
La poesia di Giovanni Di Lena è senza fronzoli, ha tagli vivi, pesa ad ogni parola: proprio come una pietra.
Leggere Giovanni Di Lena è coltivare l’amaro in bocca e ritrovare le ragioni di una indignazione che si ribella:
La prostituzione morale
È un lusso che si concede
Chi burla se stesso,
è un dazio che paga
chi sublima il proprio io.
La prostituzione morale
Ti gira intorno, t’accarezza e,
con grazia, tenta di soggiogarti.
E tu?


























