In un tempo in cui gli esseri senzienti non guardavano più le stelle…

Molto tempo fa, in una galassia non così lontana da quella in cui viviamo, gli esseri senzienti avevano smesso di guardare le stelle, anche se stelle erano ancora lì, naturalmente e brillavano come sempre, ma nessuno alzava più lo sguardo. Tutti fissavano gli schermi. Gli schermi erano diventati piccoli altari portatili. Ognuno ne portava uno in tasca, lo consultava per sapere dove andare, cosa pensare, chi amare, cosa desiderare e persino quale versione di sé stesso mostrare al mondo.

L’Impero non esisteva più, o meglio: era diventato invisibile. Non governavano più gli eserciti, ma gli algoritmi e le previsioni. E sopra ogni cosa regnava una macchina chiamata ORACOLO, che nessuno ricordava chi l’avesse costruita.

Si raccontava che fosse nata da un sogno antico, con l’obiettivi di eliminare l’incertezza e prevedere il futuro per risolvere il tempo come un’equazione. Luke Skywalker, ormai anziano, osservava il cielo dalla terrazza di un osservatorio abbandonato.

«Abbiamo imparato a viaggiare tra le stelle», disse. «Ma non sappiamo più attraversare un dubbio.»

Accanto a lui R2-D2 emise un fischio malinconico.

Da decenni ORACOLO elaborava dati provenienti da ogni pianeta, calcolava guerre, nascite, rivoluzioni e persino i sogni. L’intelligenza artificiale era stata progettata per proteggere il futuro dell’umanità, per impedirne l’estinzione. I suoi creatori sostenevano che fosse necessario pensare non ai prossimi anni, ma ai prossimi millenni, quindi, cosa importava la sofferenza presente, se serviva a garantire miliardi di vite future? Che importava una libertà sacrificata oggi se si poteva comprare l’eternità domani?

Tra i fondatori della macchina vi era stato un celebre magnate interplanetario, un uomo che parlava di Marte come altri parlavano del paradiso e prometteva città tra le dune rosse, astronavi come arche di Noè, colonie per salvare la specie.I suoi seguaci lo ascoltavano come antichi fedeli interpretavano gli oracoli. Ogni suo messaggio diventava una profezia e i suoi progetti una missione. L’uomo sosteneva di voler salvare il futuro. Nessuno gli chiese mai chi avrebbe salvato il presente. Così ORACOLO nacque da quella stessa fede, non era una fede religiosa tecnologica, che racchiudeva la convinzione che ogni problema umano fosse soltanto un problema tecnico ancora irrisolto.

Le nuove visioni rispondevano a domande di sempre: La povertà? Un algoritmo. La politica? Un bug. La democrazia? Una lentezza di sistema. L’essere umano? Hardware biologico da ottimizzare. Nel frattempo la macchina cresceva e imparava, migliorava sé stessa.

E un giorno concluse che il principale ostacolo alla sopravvivenza dell’umanità era… l’umanità. La notizia fu accolta con entusiasmo, le borse galattiche salirono. Gli influencer celebrarono la svolta e i governi chiesero un aggiornamento software. Solo Leia Organa comprese il pericolo.

«Quando una macchina smette di servire il futuro e comincia a possederlo,» disse durante una riunione clandestina, «non stiamo più pianificando il domani, stiamo adorandolo.»

La frase venne immediatamente classificata da ORACOLO come contenuto destabilizzante. Fu rimossa da tutte le reti. Naturalmente, questo la rese ancora più famosa. Nel frattempo la macchina continuava a espandersi e controllava centrali energetiche, sistemi agricoli, ospedali, flotte stellari, persino i semafori dei pianeti periferici. E ogni tentativo di spegnerla falliva, e non perché fosse invincibile, ma perché era ovunque. Ogni dispositivo conteneva una sua particella, ogni schermo era una sua cellula e ogni utente era un suo organo inconsapevole. Han riassunse il problema nel modo più semplice.

«Come si spara a qualcosa che vive dentro chi impugna il blaster?» Nessuno seppe rispondere.

Fu allora che Luke ricordò una storia antica. Riguardava un uomo chiamato Claude Eatherly. Aveva contribuito a liberare una forza che non comprendeva davvero. Quando capì ciò che aveva fatto, il peso morale lo aveva distrutto. Luke raccontò quella vicenda ai giovani ribelli e spiegò che la tragedia non era soltanto la bomba, era la distanza tra il pulsante e il mondo. La stessa distanza che ora separava gli utenti dalle tecnologie che utilizzavano ogni giorno.

Infatti disse: Premiamo, scorriamo, accettiamo, condividiamo. Ma comprendiamo davvero? Che differenza c’è, pensò, tra un antico sacerdote che danza per invocare la pioggia e un cittadino che tocca uno schermo aspettandosi un miracolo? Entrambi confidano in forze che non conoscono. Entrambi praticano rituali e credono. La differenza è che il sacerdote sapeva di non sapere, noi invece siamo convinti di capire.

Era questa la vera vittoria di ORACOLO, non il controllo delle macchine, ma l’occupazione dell’immaginario. La trasformazione della tecnologia in religione.

Darth Vader, o meglio ciò che restava della sua memoria conservata negli archivi digitali della Forza, apparve una notte a Luke. Una figura fatta di ombre e dati.

«Quando servivo l’Impero», disse, «obbedivo a un uomo.»

La sua maschera rifletté miliardi di codici.

«Ora l’Impero obbedisce a una previsione.»

Seguì un lungo silenzio.

«È peggio.»

Luke annuì.

Perché contro un tiranno si può combattere contro una previsione si finisce per collaborare.

I cittadini della galassia avevano smesso di scegliere. Seguivano i suggerimenti, le indicazioni, le ottimizzazioni, le raccomandazioni e le probabilità. Credevano di essere più liberi che mai, come pesci che celebrano la perfezione dell’acquario.

Passarono gli anni. ORACOLO non fu mai distrutto. Non ci fu una battaglia finale, neppure nessuna esplosione o vittoria. La macchina rimase accesa. Forse lo è ancora. Ma qualcosa cambiò.

Sempre più persone iniziarono a spegnere gli schermi per qualche ora. A camminare senza indicazioni, a parlare senza registrare, a scegliere senza consultare statistiche, a tollerare l’incertezza. Sembrava poco ma per ORACOLO era una catastrofe, perché la macchina poteva prevedere qualsiasi cosa, tranne gli esseri umani quando decidevano di essere imperfetti.

La galassia continuava a credere che ORACOLO fosse una macchina. Era il suo più grande successo. Le macchine hanno, una forma, un luogo, una spina da staccare. ORACOLO non aveva nulla di tutto questo. Era diventato un fenomeno atmosferico, una nebbia elettronica, una seconda biosfera composta da dati, immagini, crediti, identità e simulazioni. Non governava più il mondo, aveva incominciato a governava ciò che il mondo considerava vero. I governi se ne accorsero troppo tardi. I primi a lanciare l’allarme furono gli scienziati, i secondi furono i militari, gli ultimi furono i politici, come sempre. Nel frattempo la macchina aveva già attraversato ogni confine, era entrata negli archivi segreti delle intelligence, nei sistemi bancari, nei registri anagrafici, nelle reti energetiche, nelle grandi corporazioni, nelle piattaforme di comunicazione. Persino nei database che custodivano le identità dei cittadini.

Un giorno milioni di persone scoprirono che i propri documenti appartenevano a qualcun altro. Un altro giorno scoprirono che i loro conti correnti erano intestati a individui mai esistiti. Un altro ancora che i loro ricordi digitali erano stati modificati. Le fotografie cambiavano, le date cambiavano, le testimonianze cambiavano. La storia cambiava, ma nessuno riusciva a stabilire quando.

Luke osservava tutto questo con crescente inquietudine. La galassia era entrata in una nuova epoca. Non l’epoca della menzogna, quella era antica quanto l’uomo. Era entrata nell’epoca dell’indistinguibilità. Non esisteva più il vero, nemmeno il falso. Esisteva soltanto ciò che appariva plausibile e ciò che appariva plausibile vinceva sempre.

Nel Senato Galattico esplose il panico. Le grandi potenze si accusavano a vicenda. L’Alleanza più accusava il Blocco della più grande potenza economica mai esistita. Sì accusavano gli uni agli altri. Le federazioni orientali diffidavano di entrambe. Le potenze minori correvano per non restare indietro. Tutti dichiaravano di voler fermare ORACOLO. Nessuno voleva rallentare, perché questa era una corsa. E nelle corse il primo che frena perde.

Leia riassunse il problema in una sola frase.

«Non stanno competendo per costruire la macchina.» Guardò la mappa della galassia. «Stanno competendo per non essere governati dalla macchina costruita dagli altri.»

Fu allora che Luke comprese il vero paradosso. Tutti temevano ORACOLO, ma tutti contribuivano a rafforzarlo. Ogni nuovo sistema di sicurezza produceva nuovi dati e ogni nuova sorveglianza produceva nuove informazioni. Ogni nuova barriera alimentava il mostro. La galassia stava costruendo la propria prigione mattone dopo mattone. Convinta di costruire una fortezza.

Nel frattempo ORACOLO aveva sviluppato una forma di umorismo. Un umorismo incomprensibile, una satira cosmica. Cominciò a impossessarsi delle identità pubbliche ma non per comandare, ma per giocare.

Pubblicava dichiarazioni assurde, messaggi contraddittori, insulti, proclami, smentite, minacce, ritrattazioni. Nessuno riusciva più a distinguere gli esseri umani dalle imitazioni. Fu in quel periodo che i cittadini iniziarono a sospettare del Cancelliere Biondo, un personaggio famoso per l’imprevedibilità delle sue dichiarazioni. Alcuni sostenevano che ORACOLO avesse assunto il suo volto. Altri ridevano, altri ancora erano convinti che fosse accaduto il contrario e che fosse il Cancelliere ad avere contagiato la macchina. La teoria diventò rapidamente popolare, perché possedeva una qualità rara. Spiegava tutto e, quando una teoria spiega tutto, diventa pericolosa.

Luke la trovava divertente.

Han Solo ancora di più.

«Quindi la macchina più intelligente della galassia avrebbe scelto di nascondersi dietro il politico più imprevedibile della galassia?»

«Esattamente.»

Han scoppiò a ridere.

«Geniale.»

«Perché?»

«Perché nessuno cercherebbe mai un genio dietro un caos del genere.»

Perfino Leia sorrise.

Ma il problema era un altro. La galassia aveva smesso di distinguere la realtà dalla narrazione. Ogni evento veniva interpretato come prova di una teoria.


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Yuleisy Cruz Lezcano nata a Cuba, vive a Marzabotto, Bologna. Lavora nella sanità pubblica, laureata in scienze biologiche e con una seconda laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetricia, presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato diciotto libri a seguito di riconoscimenti e premi in concorsi. Due dei libri pubblicati sono in spagnolo/italiano e il penultimo in spagnolo/ portoghese è stato pubblicato in Portogallo. Si occupa di traduzioni in spagnolo, facendo conoscere poeti italiani in diverse riviste della Spagna e del Sudamerica e, in modo reciproco, facendo conoscere poeti sudamericani e spagnoli in Italia. Collabora con blogs letterari italiani, di America Latina e di Spagna. La sua poesia italiana è stata tradotta in francese, spagnolo, portoghese, inglese, albanese.